La vendetta dell'Iran per il blitz di Damasco e "l'affarismo" del genero di Donald Trump

La vendetta iraniana contro Israele passa dalla Cisgiordania: il regime degli ayatollah di Teheran sta inondando di armi i palestinesi in quell’area, per aizzarli e aprire un nuovo fronte.

Intanto il genero di Donald Trump, Jared Kushner, a modo suo prosegue l’opera da intermediario tra le potenze arabe del Golfo e Tel Aviv: il suo fondo d’investimento raccoglie fondi sauditi, emiratini e qatarini, per investirli anche in aziende israeliane.

Oggi vi propongo questa lettura parallela dei due principali articoli sul Medio Oriente che dominano la prima pagina del New York Times. L’analisi, il commento e le conclusioni sono mie. Con una provocazione finale: rivalutiamo “l’affarismo”, un’opzione senz’altro preferibile alla guerra.

La prima notizia la estraggo da una documentata indagine di tre reporter del quotidiano newyorchese. Ricostruiscono la fitta rete di intermediari usati dal regime iraniano per istradare verso i palestinesi della Cisgiordania massicce forniture di armi. La dittatura islamica di Teheran non esita a utilizzare ogni mezzo, incluse le gang criminali, attraverso corridoi di transito che passano per l’Iraq, la Siria, il Libano e la Giordania. Anche le trib� nomadi dei beduini sono coinvolte. L’obiettivo: armare fino ai denti i palestinesi di Cisgiordania in vista di un nuovo conflitto, che verrebbe ad aggiungersi a quelli di Gaza, all’offensiva degli Hezbollah in Libano, a quella degli Houthi nel Mar Rosso. L’Iran si vendicherebbe cos� del blitz con cui le forze armate israeliane hanno colpito alcuni suoi capi terroristi che si trovavano in una sede diplomatica in Siria.

Teheran prepara un’ulteriore escalation del conflitto, che rende ancora pi� impervia la strada della diplomazia. In particolare, lo sforzo degli Stati Uniti e delle leadership arabe moderate per resuscitare la soluzione dei “due Stati” (Israele e Palestina) si scontra con questa realt�: la strage del 7 ottobre 2023 e poi la controffensiva israeliana a Gaza hanno radicalizzato le posizioni dei due popoli. Se i palestinesi di Cisgiordania si sollevano con le armi sar� la prova che Hamas ha conquistato un’egemonia politica anche fra di loro. Hamas non accetta la prospettiva dei due Stati, vuole la distruzione di Israele. Simmetricamente, una vasta maggioranza di israeliani, compresi quelli che vogliono cacciare Benjamin Netanyahu, pensa che Hamas vada distrutto. L’Iran � il grande burattinaio che rischia di vincere la partita, se riesce ad aprire un nuovo fronte anche in Cisgiordania.

La storia del genero di Trump ci conduce in un altro scenario, pur sempre in Medio Oriente. Ricordo che nel mio viaggio al seguito di Trump in Arabia saudita nel 2017 il genero, ebreo ortodosso, ebbe un ruolo di punta. Kushner gode della massima fiducia del suocero, soprattutto sulle questioni mediorientali. Sette anni fa si prodig� come mediatore per alcuni importanti contratti di forniture militari americane al Kingdom of Saudi Arabia (Ksa). Negli anni seguenti il 43enne marito di Ivanka Trump fu uno dei fautori degli Accordi di Abramo: il riconoscimento diplomatico dello Stato d’Israele da parte di quattro nazioni islamiche, Emirati Bahrain Marocco e Sudan. Quell’intesa doveva spianare la strada al riconoscimento da parte dell’Arabia saudita, congelato dalla guerra in corso. Ora Kushner torna alla ribalta con questa notizia in prima pagina sul New York Times. Il suo fondo d’investimento gestisce tre miliardi di dollari che gli sono stati affidati soprattutto da investitori esteri: tra questi figurano i fondi sovrani dell’Arabia, degli Emirati, del Qatar, nonch� l’industriale taiwanese Terry Gou che fu tra i fondatori della Foxconn (gigante elettronico di Taipei, a cui Apple affida l’assemblaggio degli iPhone in Cina). Tra le aziende in cui Kushner ha investito quei capitali almeno una � israeliana, lo Shlomo Group. Quindi Kushner prosegue da affarista il suo lavoro di “pontiere” tra i due mondi, le potenze arabe del Golfo e Israele.

A questo punto almeno una parte dei miei lettori – come quelli del New York Times – storcono il naso disgustati di fronte "all’affarista" Kushner e ai suoi legami con i capitali sauditi del principe Mohammed bin Salman (MbS), con l’opulenta Dubai, con la ricchissima Doha. Io vi propongo invece una tesi controcorrente: l’elogio dell’affarismo. L’alternativa concreta � ben rappresentata dalla ferocia degli ayatollah iraniani, dalle loro prigioni dove si torturano gli oppositori e le femministe, dalle loro milizie che tengono il Medio Oriente in ostaggio.

L’Arabia di MbS – preceduta dai laboratori di Dubai e del Qatar – rappresenta una formidabile rottura con tutto ci�. E una ragione sta nel fatto che MbS ha dismesso la cultura dell’invidia e del vittimismo arabo. Israele lo attira per quello che � riuscito a fare, per la valorizzazione dei talenti innovativi, per lo spirito imprenditoriale. MbS ha scartato da tempo la grottesca caricatura che descrive il successo israeliano come una rapina dei poveri vicini. Il moralismo da tastiera e da talkshow, in voga in alcuni ambienti italiani, reagisce con dei riflessi pavloviani, tanto conformisti quanto inintelligenti: cos� come la parola “saudita” fa scattare l’orrore obbligatorio per i “cattivi petrolieri”, allo stesso modo l’avvicinamento degli anni scorsi fra Arabia e Israele � stato disprezzato come “bieco business”. Ben venga il business se � l’alternativa alla guerra. Fossero stati degli affaristi i leader di Hamas, con i fiumi di miliardi ricevuti per anni avrebbero trasformato Gaza in una piccola Dubai.

Se l’esperimento saudita andr� avanti lungo la strada indicata dagli Emirati e dal Qatar, potrebbe avere benefiche ripercussioni mondiali. La cultura del vittimismo e del rancore ha generato odio per l’Occidente, quell’odio a sua volta ha contribuito alla diffusione del jihadismo islamico, della violenza. La spirale del fanatismo ha continuato a mantenere nell’ignoranza retrograda e reazionaria una parte rilevante del mondo musulmano, e questo veleno si � infiltrato in tante comunit� di immigrati islamici, che odiano l’Occidente nonostante vi siano stati accolti a braccia aperte, e con molti pi� diritti di quanti ne avevano a casa loro.

La rinuncia al vittimismo da parte di MbS � una delle ragioni fondamentali per cui noi occidentali dobbiamo sperare che lui ce la faccia. L’altra ragione � che ha finalmente chiuso i rubinetti dei petrodollari che finanziavano madrase fondamentaliste nel mondo intero, Europa inclusa. Perci� Kushner mi sembra una figura meno riprovevole di come viene descritta. Se il modello per il futuro del Medio Oriente fosse Dubai anzich� Teheran ci guadagneremmo tutti.

10 aprile 2024, 18:10 - modifica il 10 aprile 2024 | 18:10

- Leggi e commenta
Editoriali e commenti di oggi
desc img

desc img

desc img

desc img

desc img

desc img