Che cos’hanno in comune i capitalisti cinesi e il numero uno della finanza di Wall Street? Tutti temono l’eccesso di deficit e debito pubblico americano. � un problema che si sta aggravando con il “voto di scambio” praticato su scala macroscopica da Joe Biden, per esempio attraverso la cancellazione dei debiti universitari.
Venerd� scorso ero a Shanghai dove ho avuto tre incontri con gruppi selezionati di imprenditori e investitori cinesi, un campionario del capitalismo locale. Da me, loro volevano soprattutto delle analisi e previsioni sulle elezioni presidenziali del 5 novembre. Mi ha colpito la frequenza con cui mi interrogavano sullo stato delle finanze pubbliche a Washington. Perch� i ricchi cinesi sono cos� preoccupati dal “nostro” bilancio pubblico?
Gli ultimi dati, appena usciti al mio ritorno a New York, giustificano l’inquietudine. Nell’ultimo semestre il deficit del bilancio federale � salito a 1.064 miliardi di dollari, trainato da un aumento del 10% nella spesa pubblica per la sanit� (s�, al contrario degli stereotipi italiani, abbiamo una sanit� pubblica anche qui), del 9% nella spesa per le pensioni, e del 43% nella spesa per gli interessi sui titoli del Tesoro. Il debito pubblico degli Stati Uniti l’anno scorso ha superato il 120% del Pil. Il deficit ha superato il 6% del Pil.
Tutti questi numeri e queste percentuali vanno messi nella giusta prospettiva per non fare dell’allarmismo a vanvera. Anzitutto ci sono un bel po’ di paesi – dal Giappone all’Italia – che sono ancora pi� indebitati degli Stati Uniti in proporzione al loro Pil. L’economia americana inoltre ha molte ragioni per essere considerata pi� solida e pi� solvente. Ha una demografia positiva. Cresce pi� della maggior parte degli altri paesi industrializzati, e un forte sviluppo economico � il modo pi� sano per rendere sostenibile il debito. Infine ha il vantaggio ineguagliato di una moneta universale, il dollaro, accettato dal resto del mondo come la valuta pi� sicura e pi� liquida. Bisogna infine sfatare il falso mito per cui l’America sarebbe alla merc� dei suoi creditori stranieri, cinesi in testa.
No, anche negli Stati Uniti il debito pubblico � finanziato prima di tutto da creditori domestici: banca centrale, previdenza pubblica, fondi pensione, sono i principali detentori di titoli del Tesoro. Tra i creditori stranieri la Cina non � neppure la prima, la precede il Giappone. E la quota cinese del debito Usa non ha mai superato il 5% del totale. Tuttavia, la solidit� dell’America non significa che potr� continuare ad accumulare debiti all’infinito. Uno dei limiti lo segnala il banchiere pi� importante degli Stati Uniti: l’aumento del debito fa salire i tassi d’interesse, e questi penalizzano tutti.
I cinesi che ho incontrato a Shanghai hanno ragione ad essere preoccupati. Anzi, hanno pi� di una ragione. Di sicuro una parte dei loro patrimoni sono investiti in dollari, molti di loro hanno anche una seconda casa negli Stati Uniti, magari una Green Card, e qualche figlia o figlio che studia in una universit� americana. Quindi c’� una preoccupazione “personale”. Ma credo sia ancora pi� importante per loro una inquietudine di tipo sistemico. L’America � il primo mercato di sbocco per le esportazioni cinesi. La salute dell’economia Usa inoltre influenza il resto del mondo, a cominciare dall’Europa. Se gli Stati Uniti dovessero subire tensioni legate a un eccessivo deficit e debito pubblico, le ripercussioni negative sulla Cina sarebbero automatiche.
Poi c’� la questione dei tassi d’interesse. Non � un caso se i timori che sentivo venerd� scorso a Shanghai oggi rimbalzano sulla stampa americana sotto un’altra forma: tutti i media Usa riprendono il monito di Jamie Dimon, chief executive della prima banca americana, la JP Morgan Chase di New York. Nella sua lettera di analisi, lunga 61 pagine, il banchiere mette in guardia sull’impatto del deficit e debito pubblico. Dimon � in controtendenza rispetto all’ottimismo dei mercati e della stessa Federal Reserve, che almeno fino a poco tempo vedevano un futuro di riduzione del costo del denaro.
Per il numero uno della JP Morgan Chase i tassi d’interesse americani potrebbero risalire fino all’8%, proprio in conseguenza dei conti in rosso. �L’enorme spesa pubblica, le migliaia di miliardi richiesti per l’economia verde, per il riarmo del mondo, per la ristrutturazione del commercio globale: tutto ci� ha effetto inflazionistico�, si legge tra le considerazioni del banchiere. Tassi d’interesse all’8%? Sarebbero un poderoso freno alla crescita e all’occupazione. E simili rendimenti americani si ripercuoterebbero su tutte le altre economie mondiali, Europa e Cina incluse.
Non aiuta il fatto che siamo in piena campagna elettorale. L’America non si sottrae alla regola del “ciclo elettorale di spesa pubblica”: chi � al governo cerca di conquistare consensi tra gli elettori manovrando la spesa pubblica. Biden lo fa con spregiudicatezza.
Segnalo due esempi. L’ultimo dato sulla crescita dell’occupazione negli Stati Uniti era molto positivo – pi� di trecentomila nuovi posti di lavoro in un solo mese – per� al secondo posto tra i settori che assumono c’� la pubblica amministrazione. Poi viene il caso pi� eclatante e controverso di “voto di scambio” su vasta scala: la cancellazione dei debiti universitari. � una manovra clientelare, elettoralistica, profondamente iniqua, e incostituzionale. Ma va avanti lo stesso. Che sia contraria alla Costituzione non lo dico io ma la Corte suprema: l’anno scorso bocci� una cancellazione di debiti studenteschi pari a 430 miliardi, perch� con quella misura il governo federale ha abusato del proprio potere (le leggi di bilancio vanno approvate dal Congresso). L’iniquit� � evidente a occhio nudo. Il 60% degli americani non ha la laurea, chi frequenta l’universit� � pi� spesso figlio di genitori gi� laureati: cancellare i debiti contratti con le banche per gli studi universitari � una redistribuzione alla rovescia, usa risorse pubbliche (finanziate anche con le tasse sui salari operai) per regalare soldi ai ceti medioalti. Premia gli studenti insolventi, beffando quelli che hanno sempre onorato i pagamenti delle rate alle banche. Inoltre questo rende ancora pi� irresponsabili gli atenei, liberi di aumentare le rette a dismisura perch� tanto gli studenti si fanno ripianare i costi dallo Stato. (L’ultimo record, di pochi giorni fa, � di una universit� privata che ha raggiunto il tetto dei centomila dollari annui per la retta pi� le spese connesse).
Ignorando tutte queste obiezioni, e calpestando la sentenza della Corte suprema, Biden ha appena firmato un nuovo atto esecutivo con cui cancella debiti a 30 milioni di studenti o ex studenti. Mega-voto di scambio, perch� in questo modo il candidato democratico usa risorse pubbliche per accattivarsi i favori dei giovani. Il “ciclo elettorale” fa s� che alla fine di quest’anno i timori dei miei interlocutori cinesi, e del banchiere Dimon, saranno probabilmente ancora pi� fondati di oggi.
9 aprile 2024, 18:01 - modifica il 9 aprile 2024 | 18:01
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