Anima, con Kairos e Castello focus sulla clientela di fascia alta

Anima, con Kairos e Castello focus sulla clientela di fascia alta Anima, con Kairos e Castello focus sulla clientela di fascia alta

«Il progetto è fare il bene dell’azienda continuando a crescere e stando sul mercato in maniera competitiva. Essere italiani è un vanto: ci piace l’idea di fare qualcosa che possa dare una mano al Paese». Con il cognome risorgimentale che porta sulle spalle, le parole di Alessandro Melzi d’Eril non sorprendono. Anzi danno più forza alla sua visione di Anima quale «campione italiano del risparmio gestito».  Nel 2023 la società di asset management ha sofferto come tutti gli altri player del settore di una contrazione della raccolta (-15,2 miliardi nel terzo trimestre per l’intera industria, fonte: Assogestioni), ma ha realizzato due acquisizioni alto di gamma — Castello a luglio e Kairos a novembre, soffiata sul fil di lana a Zurich — con cui dovrà cucire il suo nuovo vessillo per gli anni a venire. Il piano industriale infatti vedrà la luce ragionevolmente entro fine aprile, la strategia è definita e andrà implementata. Il brand, fondato da Alberto Foà nel 1994, nasce legandosi alla distribuzione bancaria per poi aggiungere nuovi canali e a cui è seguita l’apertura al mondo istituzionale, con un approccio sempre più industrializzato. Oggi i distributori sono circa 100 tra reti e istituti di credito come Banco Bpm (azionista di Anima al 21,7%) o Monte dei Paschi (su cui Anima ha puntato 25 milioni nell’aumento di capitale del 2022).

La fascia alta

«In ottica di crescita c’è un segmento che ci offre grandi opportunità, ovvero la fascia alta: private banking, family office, fund user, reti di promozione finanziaria», osserva Melzi d’Eril, ceo e dg di Anima Holding. «Si tratta di clientela complessa, dove i fattori competitivi sono diversi, ci vuole tanto marchio e tante strategie diverse con prodotti flagship sofisticati che danno ritorni importanti con un maggior profilo di rischio —. Kairos, rilevata per 25 milioni da Julius Baer, conferirà strategie interessanti per clientela premium, Castello, comprata per l’80% da Oaktree per 60 milioni, prodotti illiquidi alternativi». La prima gestisce masse per 4,5 miliardi e tra i soci manager conta ancora Guido Maria Brera, Massimo Trabattoni, Alberto Castelli e Caterina Giuggioli. La seconda è tra i più importanti asset manager del settore immobiliare in Italia, con circa 4 miliardi di masse gestite. Al contrario del passato dove le sgr sono sempre state incorporate in una sola, Anima Holding avrà un nuovo assetto con sotto di sé quattro società di gestione del risparmio: Anima, Kairos, Anima Alternative e Castello. Tutte ben caratterizzate, con le ultime due gestite come una unica business unit. «Un passaggio epocale per il gruppo: passiamo da 330 a oltre 500 dipendenti in un anno e inseriremo altre risorse con nuove competenze seguendo la crescita dei ricavi — specifica il top manager —. Metteremo a fattor comune le attività come staff, controlli, back office e il commerciale oltre al wealth management di Kairos, un’area che non presidiavamo».

I conti

Anima a novembre contava quasi 186 miliardi di masse in gestione, erano 183,5 nel novembre 2022. A settembre gli interessi attivi, spinti dal rialzo dei tassi, hanno sfiorato i 9 milioni mentre il risultato netto di negoziazione è arrivato a 4 milioni: insieme hanno compensato la riduzione dei ricavi e la crescita dei costi, con il margine di intermediazione salito a 254,7 milioni e l’utile lordo a 143,1 milioni. «È stato un anno complesso, ma la società ha dimostrato forte resilienza che sarà confermata con i dati di fine anno», anticipa Melzi d’Eril. «Sono moderatamente positivo sul 2024. Una discesa dei tassi a livelli normalizzati renderebbe il settore più attraente, a differenza di quanto successo negli ultimi due anni: la stretta monetaria e l’inflazione hanno causato effetti a catena come la concorrenza dei Btp o il minor interesse delle banche a indirizzare la liquidità dei conti correnti verso prodotti di risparmio gestito. Prevedo un ritorno a soluzioni più bilanciate con l’equity accanto all’obbligazionario».

Gli americani

I l ceo nei giorni scorsi è volato a Londra per il primo roadshow di Anima: «Ci sembra di vedere un rinnovato interesse per il settore, anche da parte di investitori statunitensi. Speriamo che i segnali si concretizzino, oggi gli americani latitano un po’, se però la loro attenzione tornasse sul nostro comparto, il titolo potrebbe beneficiarne. Ad oggi, non vi è sentore dell’arrivo di nuovi soci strategici». Quanto ai soci storici: «Il cda è di altissima qualità, il lavoro fatto è molto buono, sento molta coesione». Anima, oltre che da Banco Bpm, è partecipata all’11,6 per cento da Poste, al 9,5 per cento dall’Fsi di Maurizio Tamagnini e al 3,4 per cento dalla Gamma della famiglia Caltagirone. L’ad di Piazza Meda, Giuseppe Castagna, a dicembre aveva detto: «Ci piacerebbe molto una crescita di Anima, ci piacerebbe molto un consolidamento nel settore dell’asset management, ci piacerebbe molto esportare il modello di Anima all’estero. Se questo richiedesse investimenti noi come primo azionista saremo pronti a supportarlo». Parole giudicate importanti da Melzi d’Eril: «Un assetto più stabile ti consente di lavorare meglio come management. Questo è un business di scala quindi crescere è imperativo per una società come la nostra che sfrutta tutte le opportunità interessanti. Se ne arriveranno altre, le coglieremo, il progetto è fare il bene dell’azienda continuando a espanderci e restando sul mercato in maniera competitiva». Nessuna paura che qualcuno possa insidiare o mettere nel mirino il «campione italiano del risparmio»? «Io faccio il manager e devo creare una società migliore: se ci sono controparti che ci guardano con interesse è per me solo motivo di orgoglio».

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