Corsa a Confindustria: per le candidature è caccia all’ultima firma

Corsa a Confindustria: per le candidature è caccia all'ultima firma Corsa a Confindustria: per le candidature è caccia all’ultima firma

Caccia alle firme per le candidature al vertice di Confindustria. Nero su bianco, almeno 19 per ciascun candidato reperite tra i 182 membri del consiglio. Negli ultimi mesi gli aspiranti alla prima poltrona di viale dell’Astronomia hanno raccolto a voce adesioni e supporti. Ma le firme sono questione più complessa, dalle intenzioni bisogna passare ai fatti. La situazione è ancora fluida. I tre «saggi» che avranno il compito di consultare le territoriali per verificare chi ha il maggior consenso saranno scelti durante il consiglio generale di giovedì primo febbraio. Poi avranno una settimana per insediarsi. Da quel momento i candidati potranno farsi avanti.

I direttori generali: serve una «rifondazione»

Il presidente sarà designato dal consiglio generale il 4 aprile. E avrà dossier complessi da gestire. Se non addirittura una vera e propria «rifondazione» dell’organizzazione come auspicano in una missiva al direttore generale, Raffaele Langella, i direttori delle territoriali della Lombardia che si sono riuniti a Como proprio per mettere a punto idee e proposte a supporto dell’associazione. «Sentiamo l’acuirsi della distanza tra le nostre territoriali e Confindustria nazionale, una distanza divenuta tale che riteniamo ormai necessaria e non più procrastinabile una rifondazione del sistema confindustriale». I direttori lombardi chiedono più comunicazione, rilancio del centro studi e delle competenze tecniche. Ritengono inoltre «ineludibile» un ripensamento della cosiddetta «riforma Pesenti», cioè del regolamento che disciplina le modalità di elezione del presidente. I direttori parlano nella necessità di una vera e propria «ricostruzione» del sistema che metta al centro comunicazione più agile, formazione, competenze.

L’emiliano Orsini: legno e alimentare

Tornando ai potenziali candidati, ad avere già in tasca le 19 firme sarebbe Emanuele Orsini, emiliano di Modena, ex presidente di Federlegno-Arredo. Perché può contare sui voti di quasi tutta l’Emilia Romagna, di un pezzo di Confindustria Veneto Est (la seconda territoriale dopo Assolombarda), un pezzo di Toscana, il Trentino, Udine, una parte di Lombardia (Lecco, Como, Sondrio). Da notare: in Confindustria i territori e le categorie non si contano ma si pesano. In altre parole, i territori più industrializzati, quelli che versano a Roma i contributi più ingenti, hanno più membri in consiglio.

Marenghi e le cartiere a Mantova

Ad essersi mosso per tempo come Orsini è anche un altro vicepresidente in carica, il mantovano Alberto Marenghi. Che potrebbe contare sui voti del Sud esclusa Napoli (si parla in tutto di 8 voti) e poi su quelli della Piccola industria oltre a Verona e l’Abruzzo. La Piccola ha una solida rappresentanza in consiglio, si parla di 16 voti: da soli garantirebbero la candidatura o quasi, purché compatti.

Brugnoli, tessile e formazione

Per completare il quadro dei potenziali candidati che sono già vicepresidenti dell’associazione, bisogna ricordare Giovanni Brugnoli, che a Viale Dell’Astronomia si occupa di formazione e capitale umano. I sette voti della sua territoriale di riferimento, Varese, non bastano. Nonostante ciò, fonti a lui vicine non ritengono chiusa la partita. Chi di certo ha fatto un passo indietro, invece, è il presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro. La sua regione non gli ha assicurato un sostegno compatto, ma non è una novità: il Veneto è sempre arrivato diviso alle elezioni.

I grandi: Garrone e Gozzi

Veniamo ai due candidati con alle spalle imprese di più grande stazza. Cominciamo dal presidente di Erg (e del Sole24Ore) Edoardo Garrone. La sua candidatura è nata sulla spinta del «salotto buono» dell’imprenditoria del Nord Ovest: da Diana Bracco a Emma Marcegaglia, da Marco Tronchetti Provera a Sergio Dompè. Parliamo in gran parte di imprenditori che fanno parte della prima territoriale di Confindustria: Assolombarda. Si è poi aggiunto il Piemonte (esclusa Cuneo). I numeri non mancano ma anche in questo caso i supporti «a voce» devono essere messi nero su bianco. Infine c’è la possibile candidatura del presidente di Federacciai e Duferco Antonio Gozzi. Che può contare sul supporto di Napoli, Brescia, Bergamo. Ma non sembra avere intenzione di fermarsi qui: nei prossimi giorni incontrerà gli industriali del Piemonte.

I programmi? A giochi fatti

Una cosa è certa: se si esclude la lettera dei direttori lombardi, finora si è discusso moltissimo di nomi ma poco o nulla di quello che servirebbe nel merito all’associazione. Dovendo definire l’identikit del nuovo presidente, alcuni imprenditori si sono esposti rispetto alla necessità di tornare ad avere, dopo le presidenze Boccia e Bonomi, un rappresentante della grande impresa. Per fare che cosa? Questo lo si dovrebbe capire nel momento in cui i candidati, venuti allo scoperto, presenteranno i programmi. Ma questo avverrà soltanto il 21 marzo, a ridosso quindi del voto del 4 aprile. Ormai a giochi fatti.

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