La testimonianza di Nicholas Bernardini, che si trovava nella centrale di Bargi, riportata dal padre Vittorio: «Mi ha chiamato piangendo, mi ha detto che stava bene e che era lì con i suoi colleghi feriti. Li ha visti andar via con l'elisoccorso»
«Non ho visto niente, ho sentito solo il botto». Nicholas Bernardini ha solo 25 anni, vive a Gaggio Montano, sull'Appennino bolognese, a una trentina di chilometri dal lago di Suviana. Martedì pomeriggio, quando la centrale idroelettrica di Bargi è esplosa, lui era là sotto, con i suoi colleghi. È un superstite.
È stato ricoverato fino a ieri pomeriggio al Bufalini di Cesena per un'ustione a una mano ed è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni. A raccontare, con il sollievo di chi ha sfiorato l'irreparabile, quello che ha vissuto Nicholas, è il padre Vittorino: «Mio figlio è riuscito a risalire dopo il botto, è corso fuori insieme ai suoi colleghi e ha coperto il viso con una maglia, è grazie a quello che non ha riportato danni ai polmoni».
Un gesto con cui Nicholas ha evitato danni peggiori. Poi, però, adesso ci sono altre ferite da curare: «Non vuole molto parlare di quello che è successo nemmeno con noi, lasciamo che sia lui a parlarcene, quando se la sentirà». Ma la telefonata ricevuta martedì pomeriggio dal figlio, Vittorino non se la scorderà mai: «Mi ha chiamato piangendo, mi ha detto che stava bene e che era lì con i suoi colleghi feriti. Li ha visti andar via con l'elisoccorso». Altri non li ha più visti risalire, invece.
«Quando sono arrivato - racconta il papà di Nicholas - lo stavano medicando. Abbiamo pianto insieme, non ci siamo detti nulla. Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto, ecco tutto quello che abbiamo fatto». Poi a Vittorino hanno trovato un posto per dormire in attesa delle dimissioni.
I genitori di Nicholas adesso sperano che lui inizi a buttar fuori quello che prova, è sotto choc. «È lui che deve iniziare a parlare adesso, speriamo lo faccia a un certo punto».
Ma una cosa il 25enne l'ha detta quasi subito a suo padre, quando era ricoverato: «Sono stato molto contento, perché ci hanno aiutati tutti molto, sono arrivate anche le persone del posto a darci una mano e i soccorsi sono arrivati subito». Una rapidità che è stata fondamentale ed è stata di conforto per gli operai coinvolti nella tragedia inaspettata. «La macchina dei soccorsi - dice Vittorino - è stata rapida ed efficiente, dobbiamo ringraziare davvero tutti per quanto hanno fatto e stanno facendo».
Nicholas da ieri pomeriggio è a casa, nella casa di Gaggio Montano dove vive ancora con i suoi genitori. «Noi adesso dovremo ricominciare a lavorare - dice il padre del ragazzo -, Nicholas per un po' starà a casa, ma io lavoro
qui vicino, quindi so che, se avesse bisogno, posso correre da lui». Un pensiero bellissimo per chi ha rischiato di perdere il suo bene più prezioso.
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