Suviana, il sommozzatore: «Sott’acqua al buio. Per fare due metri ci vogliono 20 minuti. È come la Concordia»

diAlfio Sciacca

Il sommozzatore dei Vigili del Fuoco Giuseppe Petrone : «Intervento ai limiti»

«È sicuramente uno degli interventi più difficili che sia stato chiamato a gestire nella mia carriera. Qualcosa di simile l’ho vista solo dopo il disastro della Costa Concordia. Come allora anche ora procediamo al tatto, in un ambiente particolarmente ostile e di totale devastazione».

Giuseppe Petrone, 49 anni, è il responsabile nazionale del servizio sommozzatori dei Vigili del fuoco e coordina tutte le squadre di sommozzatori che stanno operando nelle ricerche dei dispersi ancora intrappolati nella centrale idroelettrica di Bargi.

Cosa intende per «operare al tatto»? 
«Vuole dire che in acqua non abbiamo alcuna visibilità. Zero. Siamo praticamente al buio e non vediamo tutte le insidie a cui possiamo andare incontro. Esattamente come per la Concordia. L’unica differenza sta nel fatto che in quel caso non c’erano macerie. In acqua, oltre a residui di olio e fanghi, qui troviamo anche i resti dell’esplosione, lastre di calcestruzzo, tondini in ferro. Operare in un ambiente del genere è proibitivo».

Che scena ha trovato quando è sceso giù? 
«Quando sono arrivato, martedì sera, una squadra aveva già fatto una prima ispezione. In quel momento c’erano solo due piani allagati: il meno nove e meno dieci. Adesso i piani allagati sono tre: è allagato anche l’ottavo e il livello dell’acqua continua a crescere. Mi ha impressionato la quantità di macerie che ti trovi davanti. Materiale pesante che non sappiamo come e dove spostare a mani nude. Ci si muove poi con estrema fatica: per fare appena due metri ci possono volere anche venti minuti».

A che ritmo è cresciuto il livello dell’acqua?
 «Costantemente di 25 centimetri l’ora».

Sotto come operate? 
«Attraverso un cavo, chiamato ombelicale, siamo collegati a una centralina in superficie che ci fornisce aria. In più attraverso il cavo trasmettiamo le immagini delle nostre telecamere».

Tipo palombari? 
«Esattamente».

A che piano siete arrivati? 
«Sino al nono. Al decimo non siamo ancora riusciti ancora ad entrare».

Quanto state in acqua? 
«Ogni squadra fa campagne di 40 minuti l’una e poi si alterna».

Che cosa si prova a muoversi in questi ambienti? 
«È come camminare in una stanza che non si conosce che è completamente arredata e totalmente al buio»

Perché vi siete fermati? 
«È stato necessario perché continuava a crescere il livello dell’acqua. Siamo però riusciti a fare delle ricerche teleguidate. Con un robot abbiamo ispezionato la parte che non riusciamo a raggiungere. All’esterno abbiamo poi fatto delle immersioni per verificare se l’acqua entrasse dai punti di scarico delle turbine verso il lago».

Che ipotesi fate? 
«Difficile dirlo al momento, anche se dalle ultime verifiche riteniamo che l’acqua non entrerebbe dalle turbine di scarico, ma dai condotti di alimentazione a monte della centrale. E il flusso si sta pian piano esaurendo. In più non ci sono falle nella struttura. Ecco perché già in serata abbiamo ripreso le ricerche».

Tracce dei dispersi? 
«Nessuna, ma ci concentriamo sul nono piano».

Ci sono ancora speranze?
«Noi resteremo qui fino a quando non riusciremo a trovarli tutti. Quanto alle speranze: tutto è possibile, ma è molto difficile. In ogni caso noi ci muoviamo come soccorritori che stanno cercando delle persone ancora in vita».

11 aprile 2024 ( modifica il 11 aprile 2024 | 07:12)

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