LONDRA – “La reazione migliore dell’Occidente alla morte di Navalny è il sostegno all’Ucraina, perché quella è anche una guerra per una nuova Russia: se Putin perde, a Mosca le cose possono cambiare”. Marina Litvinenko, vedova dell’ex agente del Kgb assassinato a Londra nel 2006 dai killer del Cremlino con qualche goccia di polonio radioattivo in una tazza di tè, risponde così alla scomparsa in carcere del leader dell’opposizione russa. “Spero che Navalny ottenga da morto quello che non è riuscito a ottenere da vivo”, dice a Repubblica. “Il potere di Putin è verticale, se cade lui può crollare tutto”.
Quale è stata la sua prima reazione alla notizia, Marina?
“All’inizio, una fragile speranza che non fosse vera: sapevo che la madre di Aleksej gli aveva parlato da pochi giorni, c’era il suo video del giorno prima in cui sembrava che stesse bene. Ma poi è arrivata la conferma. Non so in che modo lo hanno ucciso, provo comunque una gran rabbia: un’altra vittima, un’altra vittoria per Putin nella sua campagna per chiudere la bocca ai suoi accusatori”.
Che impatto può avere la morte di Navalny in Russia?
“A dispetto della quasi censura totale sui media ufficiali e della paura della repressione, un impatto lo ha già avuto: migliaia di persone hanno portato fiori in sua memoria ai memoriali per le vittime del Gulag. Bisogna sempre ricordare che nella Russia di Putin anche soltanto un gesto così può provocare l’arresto e la prigione, ci vuole coraggio a farlo, è la prova di quanto grande fosse il sostegno a Navalny, specie tra i più giovani. Mi auguro che lo shock non si esaurisca in qualche giorno, che questa tragedia serva a rafforzare l’opposizione al regime”.
E quale reazione dovrebbe provocare in Occidente?
“Ci sono state parole di severa condanna da parte del presidente Biden, dell’Unione Europea, del Regno Unito. Ma le parole non bastano. Non basta reagire ai crimini di Putin, occorre agire”.
In che modo?
“Il modo migliore in questo momento è sostenere l’Ucraina. Perché quella non è solo una guerra fra Ucraina e Russia, è una guerra per il futuro della Russia. Invadendo l’Ucraina, Putin ha distrutto il proprio Paese economicamente, politicamente, culturalmente. Se la Russia perde la guerra, a Mosca le cose potrebbero cambiare. Un’altra cosa che l’Occidente può e deve fare è intervenire con fermezza per impedire che Putin uccida un altro dissidente in carcere, Vladimir Kara-Murza, impedire che faccia la fine di Navalny, di mio marito, di tanti altri oppositori”.
L’assassinio a Londra di suo marito nel novembre 2006, e un mese prima a Mosca quello della giornalista Anna Politkovskaja, segnarono il momento in cui Putin imboccò definitivamente la via della dittatura?
“Secondo me l’ha imboccata molto prima, con gli attentati del 1999 nelle case di Mosca, organizzati secondo molte fonti dal servizio segreto russo per attribuirli a presunti terroristi ceceni e avere così una giustificazione per invadere la Cecenia, come infatti accadde. La guerra con cui Putn convinse Boris Eltsin a sceglierlo come successore per la presidenza. Già da lì si doveva vedere che era uno spietato tiranno, disposto a tutto per il potere”.
Pensa che Navalny sarebbe dovuto restare in Germania e continuare l’opposizione a Putin dall’estero?
“Aleksej era un politico, sapeva i rischi che correva tornando in patria: ha sacrificato la vita per cercare di cambiare la Russia, speriamo che da morto riesca a ottenere quello che non ha ottenuto da vivo. E comunque l’assassinio di mio marito a Londra e di altri oppositori in Europa dimostrano che nemmeno all’estero i dissidenti sono al sicuro dai sicari del Cremlino”.
Un altro dissidente che, dopo dieci anni di carcere in patria, è ora esule a Londra, Mikhail Khodorkovsky, sostiene che soltanto la morte di Putin può cambiare la Russia: è d’accordo?
“Naturalmente Putin non governa da solo, il suo regime ha molti complici. Ma è un potere verticale, retto non dal consenso, bensì con le armi della corruzione e della paura. Se cade Putin, crollerebbe in fretta anche il resto e ci sarebbe la speranza di un cambiamento”.