Dmitrij Muratov è il direttore della defunta "Novaja Gazeta", il giornale indipendente per cui scriveva Anna Politkovskaja, costretto a chiudere nel 2022 dopo l'approvazione delle leggi russe che puniscono le "fake news" e il discredito sulle forze armate. Nel 2021 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Raggiunto da "Repubblica", ha commentato così la morte in carcere di Aleksej Navalny
A ogni omicidio di giornalista o politico russo, la propaganda ufficiale reagisce allo stesso modo: nessuno aveva bisogno di questa morte. Ma per qualche motivo loro muoiono e non si trovano responsabili degli omicidi di Jurij Shchekochikhin, Anna Politkovskaja, Natalia Estemirova, Boris Nemtsov.
Per qualche ragione, gli oppositori di questo governo stanno morendo e Putin chiede personalmente lo scambio dell'assassino Vadim Krasikov. Il potere ha oltrepassato tutti i confini. Per esso la vita umana non significa più niente. Questa morte cambierà il Paese. In che modo lo cambierà è questione di tempo.
Ora la cosa più importante è far visitare da medici indipendenti gli altri prigionieri politici la cui vita è appesa a un filo: Aleksej Gorinov, Mikhail Baryshnikov, Vladimir Kara Murza, Aleksandra Skochilenko.