Abruzzo, urne aperte. D’Amico incalza Marsilio, la sinistra punta sugli indecisi

PESCARA — L’Abruzzo si sveglia con tante telecamere puntate addosso ma senza certezze: i seggi hanno aperto alle 7 di mattina, si vota fino alle 23, quando Rete8, una tv locale, trasmetterà gli exit poll di Antonio Noto. Fino a un mese fa sembrava un match senza palpitazioni, sfida facile per la destra, e invece un po’ per il successo giallorosso in Sardegna di fine febbraio, un po’ perché il centrosinistra stavolta è riuscito ad assemblare tutti i pezzi, da Renzi a Fratoianni, la partita sembra aperta. Marco Marsilio, il “Lungo” di Colle Oppio, nato e cresciuto al Prenestino e fatto governatore da Giorgia Meloni cinque anni fa, ancora l’altro ieri, da L’Aquila, si mostrava spavaldo: «Domenica mandiamo la sinistra a letto presto». Ma anche a via della Scrofa, dopo l’esperienza di Cagliari, in queste ore si fanno più prudenti. E qualcosa vorrà dire se Forza Italia ha organizzato pullman da Napoli, per portare i campani che hanno la residenza nell’hinterland abruzzese (a Pescasseroli o a Roccaraso) pur di non sciupare nemmeno un voto. «Non so se saranno determinanti, ma non tralasciamo nulla», ammette Fulvio Martusciello, europarlamentare campano di FI.

L’affluenza sarà decisiva, se è vero che i due blocchi sono divisi da una manciata di punti, come raccontano i sondaggi riservati della vigilia. Cinque anni fa alle urne si recò poco più di un abruzzese su due: il 53%. La volta prima, nel 2014, votò il 61% e vinsero i democratici. Il centrosinistra spera che il vento sardo sblocchi gli indecisi. Per le opposizioni è la grande occasione di sconfiggere Meloni “in casa”. La premier è stata eletta qui, alla Camera: collegio uninominale Abruzzo 03. «Non mi cacciate», diceva da Teramo martedì pomeriggio, prima del comizio finale a Pescara, dove Salvini è filato via prima ancora che la leader di FdI finisse di parlare.

Elly Schlein, a fatica, è riuscita a mettere su un campo larghissimo. In Sardegna, per dire, Renzi e Calenda correvano con Soru. In Abruzzo invece no: tutti insieme. Anche se Giuseppe Conte ha fatto finta di non sapere che i simboli di Azione e Italia viva (qui rinominato “Abruzzo vivo”) fossero presenti sulla scheda, accanto alle 5 Stelle. Il miracolo l’ha compiuto Luciano D’Amico, l’ex rettore dell’Università di Teramo, 64 anni, prof dall’aria mite, che nei comizi non alza mai la voce, che parla di lavoro povero e di sanità da aggiustare. Il centrosinistra l’ha scelto presto: a fine settembre. Mentre ancora a gennaio, per tentare (inutilmente) di blindare il sardo Christian Solinas, la Lega provava a mettere in discussione Marsilio, parlando di «riequilibri». Va detto però che Marsilio non ci ha mai badato troppo: ha preparato una lista civica personale zeppa di campioni di preferenze, per cercare di parare i colpi degli alleati. Ma rispetto al voto di Cagliari, può consolarsi: la legge elettorale abruzzese non permette il voto disgiunto.

Non sarà solo un voto locale. Centinaia di giornalisti si stanno accreditando, da tutto lo Stivale e anche da fuori. Il Times e la tedesca Zdf hanno spedito qui gli inviati. Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno moltiplicato i comizi, mentre la destra calava con un battaglione di dodici ministri per fare annunci. Un successo politico in Abruzzo serve più alla leader del Pd che al capo dei 5 Stelle, che ha già incassato la prima governatrice del Movimento, Alessandra Todde, in Sardegna. Schlein spera di dimostrare che «uniti si vince», come ripete da quando si è insediata, poco più di un anno fa, al Nazareno. Un’affermazione la aiuterebbe a far passare un messaggio: si possono mettere da parte distinguo e dispetti e tenere insieme sia il partito di Conte che quelli di Renzi e Calenda, oltre ai rossoverdi e a +Europa. Pure in Basilicata, non a caso, l’intesa tra Pd e 5S è più vicina, anche se manca l’annuncio.

Anche Meloni sa che questo è un test nazionale. Ieri, nel giorno del silenzio elettorale in Abruzzo, ha parlato in Umbria, per un patto istituzionale con la regione a guida leghista, dove ha rivendicato i suoi «record» sulla lotta all’evasione e l’occupazione femminile (apertura del Tg1), con qualche frase rivelatrice del momento: «Siamo al governo da 14-15 mesi, ma a me sembrano 15 anni». Poi è andata ad Amelia, per visitare una comunità di recupero, e soprattutto si è fatta vedere in tribuna a Roma alla partita Italia-Scozia di rugby. Sarà certamente un caso, ma la palla ovale è molto pop, qui dove si vota: da L’Aquila a Paganica. Meloni – tra telecamere e fotografi - negli spogliatoi dell’Olimpico ha alzato pure il trofeo, perfetta istantanea nelle ore pre-voto. Ma quella che non può perdere è la coppa d’Abruzzo.

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