SULMONA — «Se vinciamo pure qui, è una spallata al governo. Perché in Sardegna potevano dire di aver sbagliato candidato, ma in Abruzzo il modello Meloni ha governato 5 anni: Marco Marsilio è il suo uomo». Sotto l’occhio di bronzo di Publio Ovidio Nasone, genius loci di questo spicchio dell’Abruzzo interno, Elly Schlein sogna un’insperata doppietta. «Ce la giochiamo sul filo», incrocia le dita. La vittoria di Cagliari, anche se per un pugno di voti, «ha fatto cambiare il vento nel Paese: si è capito che un’alternativa c’è e che Meloni non è imbattibile».
Mentre la leader del Pd, a comizio finito nella piazza centrale di Sulmona, si ferma a chiacchierare qualche minuto coi cronisti, prima di rimontare in auto direzione Castel di Sangro, alle sue spalle sbuca Luciano D’Amico, l’ex rettore dell’università di Teramo che ha fatto il miracolo: il campo larghissimo. Schlein lo sfiora come un amuleto: «Luciano è bravissimo. Poi sta bene in foto con chiunque: accanto a me, accanto a Conte, pure accanto a Renzi», che ieri comiziava da solo. Sono tutte foto separate, viene da obiettare. Farete un collage? Schlein sfodera un sorriso. Però è vero: questo prof dall’aria mite, che non urla mai nei comizi, che rivendica le origini contadine («mio padre aveva la terza elementare»), che parla di sanità e scuola e lavoro con parole semplici ma con l’aria di chi ha studiato, stando agli ultimi sondaggi riservati accarezza davvero l’impresa. Battere Marsilio, il “Lungo” di Colle Oppio, che un mese fa pareva invincibile. Merito suo o della coalizione formato maxi, chissà.
«È la quinta volta che vengo qui - riprende Schlein - e rispetto a un mese fa, vedo che c’è un entusiasmo nuovo». Effetto Sardegna. Anche D’Amico racconta di avere la stessa percezione: «Mi fermano per strada pure quelli di destra!». Certo imbastire una coalizione a livello nazionale, per Schlein sarà complicato. In Basilicata ancora non c’è un’intesa coi 5 Stelle e si vota tra un mese e mezzo. Ma la segretaria del Pd l’applauso più forte se lo guadagna quando dal palco ripete: «Uniti si vince».
Intanto deve vincere D’Amico: «Spero che gli abruzzesi vogliano un presidente abruzzese che vive in Abruzzo», punzecchia la leader dem, tornando sul tormentone di questa campagna elettorale. Marsilio, insiste Schlein, è un «candidato imposto da Giorgia Meloni. Non vive nemmeno in Abruzzo: l’hanno scelto per l’obbedienza».
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Anche a Sulmona, lo spalling partner per il comizio di Schlein è Pier Luigi Bersani. Come era capitato in Sardegna per lanciare la volata ad Alessandra Todde. Coppia collaudata, Bersani-Schlein. Alfa & Roberto Vecchioni. La leader del Pd se lo tiene stretto. Perché qui, nelle aree interne, quelle dove la destra di solito primeggia e che Schlein, «per scelta politica», ha battuto di più, Bersani va forte. Lui, l’ex leader ci scherza su: «Dicono che mi portano in giro come la Madonna pellegrina, ma è troppa grazia». Però funziona. Mentre spiove, con quattro gradi sul termometro, centinaia di sulmonesi infagottati si mettono in fila più per salutare lui, che Schlein e D’Amico. «Le sue metafore sono fortissime!», gli dicono. E lui, mentre raccoglie ovazioni da L’Aquila a Manoppello Scalo, ne mette in fila più che può: «Mi sento come il prosciutto nel panino tra la speranza dell’Abruzzo e la speranza del Pd»; la destra con l’autonomia «vuole fare l’Italia a fettine, serve Garibaldi»; il campo largo «è il fiume, i partiti gli affluenti». Chiosa bersanian-d’annunziana per chi è tentato dall’astensione: «Qui in Abruzzo diciamogli una cosa: marzo, andiamo, è tempo di migrare. Anche perché se resti indeciso, non siamo qui mica a pettinare le bambole...».