Di Pietrantonio: “Malasanità e migrazioni hanno ferito il mio Abruzzo, questo voto è decisivo”

PESCARA – Donatella Di Pietrantonio, 62 anni, la scrittrice abruzzese più celebrata, tradotta in trenta Paesi, ora in libreria con L’età fragile.

Lei vive nell’interno?

«Sì, a Penne, undicimila abitanti, a trenta chilometri da Pescara. Per andare al cinema, a teatro o a una visita specialistica bisogna prendere la macchina».

E come voterà l’Abruzzo interno?

«Non so. Ma avverto, tra la gente, come un fastidio per questa processione di leader nazionali, perché si sa che dopo il voto nessuno li vedrà più».

Vi sentite abbandonati?

«Rifanno le strade solo perché vi deve passare il Giro d’Italia. Sono cose che acuiscono il malcontento».

A Penne c’è l’ospedale?

«Sì, nessuno ha il coraggio di chiuderlo. Ma è stato progressivamente svuotato. C’è una mancanza di personale che lo rende di fatto inefficiente. Un disagio comune a molti altri centri».

Ha avuto problemi con la sanità?

«Come tutti. Spesso le attese per un esame sono superiori ai dodici mesi, e così si è costretti a rivolgersi ai privati. E chi non se lo può permettere rinuncia a curarsi».

Qual è la conseguenza?

«Semplicemente la compromissione del diritto alla salute ha un riflesso diretto sullo spopolamento».

La gente se ne va?

«Avere un infarto a Farindola aumenta di tantissimo le possibilità di morte, perché lì vicino non c’è un ospedale da raggiungere in tempo utile. Ci sono tante Farindola in Abruzzo».

Metropolis/515 - "Abruzzo muso". Perché Meloni mette l'elmetto? Con Bersani, Braga, Carratelli, Mastrolilli, Molinari, Paragone, Schianchi e Schlein (integrale)

Cosa ne consegue?

«La fuga dall’interno si riflette sul benessere delle città, perché se i contadini abbandonano le campagne poi non ci si deve stupire che i cinghiali e i lupi scorrazzino a ridosso del centro di Pescara».

Che cos’altro è cambiato?

«Hanno accorpato le caserme dei carabinieri, ci sono caserme che servono più paesi. Risultato: i furti sono aumentati».

E le scuole?

«O chiudono, o funzionano con le pluriclassi, come per me da bambina negli anni Sessanta. Io ero l’unica di quarta e il maestro mi dedicava al massimo mezz’ora al giorno. Ma abitavo nelle campagne di Arsita. Ora le pluriclassi sono nei paesi. Nessuno vuole che i figli le frequentino, così le giovani coppie si trasferiscono in città».

I giovani quindi scappano?

«Non solo loro, anche i vecchi. Traslocano dai figli, perché lì ci sono i servizi, c’è l’ospedale a portata di mano».

Che fare per invertire la rotta?

«La politica dovrebbe riflettere sull’opportunità di investire sulle aree interne anche se possono sembrare interventi in perdita. Ma la perdita è solo apparente: a ben vedere poi converrebbe a tutti».

A Roma come si va?

«In autobus, da Pescara, col treno ci vogliono più di cinque ore».

Perché l’interno dell’Abruzzo si è consegnato a Fratelli d’Italia?

«Forse perché ha creduto alle promesse? E perché il centrosinistra non sempre ha brillato».

Come voterà?

«Io andrò a votare per D’Amico. Ma non le nascondo che vengo anch’io da anni di delusioni. Ultimamente, alle amministrative, ho fatto fatica a scegliere».

Stavolta sente che è diverso?

«Sono elezioni decisive. Spero in un soprassalto di senso civico, mi auguro una partecipazione la più ampia possibile».

Pensa che D’Amico possa farcela?

«Ho buone sensazioni».

Le sembra diverso?

«Non lo conosco personalmente, ma l’ho seguito con crescente fiducia: è competente, ed è radicato sul territorio. Ci conosce».

Marsilio invece è accusato di non essere uno di voi.

«L’Aquila ha sempre sofferto degli sversamenti da Roma. Il Teatro Stabile, l’università sono state poltrone appetite dal mondo politico romano».

Non è quindi un fatto nuovo?

«Ma no, è sempre stato così. Quando frequentavo l’università all’Aquila noi studenti fummo chiamati a testimoniare in tribunale perché uno dei nostri docenti, romano, non si era mai visto a lezione: mandava l’assistente».

Che giudizio dà di questi cinque anni di destra?

«Non ho visto problemi risolti. E registro un attacco a quella che è la vocazione verde dell’Abruzzo, anche per accontentare la potente lobby dei cacciatori. L’ultimo sfregio è la drastica riduzione della Riserva del Borsacchio».

Perché ha deciso di restare a Penne?

«Vede, il patriarcato che ho tanto combattuto ha lasciato su di me tracce importanti».

Cosa intende dire?

«Vengo da una generazione per cui le figlie femmine venivano messe al mondo per essere poi i bastoni della vecchiaia dei genitori. Nella mia stanza segreta è rimasto questo richiamo all’ubbidienza».

Ha ubbidito ai suoi?

«Sono rimasta accanto a loro. Ma ha inciso anche l’amore per il territorio. Le relazioni umane restano profonde. La mia vicina, quando fa la polenta, prevede sempre una porzione per me».

Информация на этой странице взята из источника: https://www.repubblica.it/politica/2024/03/07/news/di_pietrantonio_intervista_elezioni_regionali_abruzzo-422268061/