Ho buone notizie per voi, se avete programmato le vacanze qui in America. La probabilità statistica che siate vittime di omicidio, stupro, rapina a mano armata, è finalmente in diminuzione. Dopo alcuni anni di pesante peggioramento della criminalità, il bollettino dei reati violenti segna una schiarita.
Poiché vivo a New York, uno degli epicentri del problema e anche la città americana più visitata dagli italiani, ho una sensibilità acuta al tema. In passato vi ho descritto la ri-discesa agli inferi di questa città, non c’è motivo per nascondervi che le cose stanno migliorando.
I dati vengono dall’Fbi, la polizia federale, e riguardano il primo trimestre del 2024, per l’insieme del paese (per la precisione circa 14.000 sulle 19.000 centrali di polizia partecipano a questa rilevazione). Omicidi e stupri sono scesi del 25% rispetto all’anno precedente. Le rapine sono in calo del 18%. La diminuzione è generalizzata e riguarda anche altre categorie, dai furti di auto a quelli di appartamento, agli incendi dolosi. Un limite di queste statistiche: si fondano per lo più sulle denunce, quindi possono sottostimare la criminalità, se c’è un effetto-sfiducia in alcune categorie di cittadini che rinunciano a rivolgersi alle forze dell’ordine e alla magistratura perché pensano sia inutile. Però diminuzioni di questa entità percentuale sono così consistenti che non possono essere soltanto la conseguenza di mancate denunce.
Inoltre questi dati dell’Fbi sono confortati da un’altra fonte, l’associazione dei sindaci: conferma un calo degli omicidi in 45 su 68 città che partecipano a questa indagine.
Stando a questi dati negli ultimi mesi stiamo tornando finalmente alla situazione pre-pandemia, e ancora meglio.
Il degrado della sicurezza era stato brutale negli anni della pandemia. Gli esperti lo avevano spiegato con diversi fattori. Da un lato le misure di isolamento (pur blande negli Stati Uniti rispetto ad altre parti del mondo) e la crisi economica legata al Covid, avevano provocato un peggioramento della disoccupazione, accentuando anche fenomeni di solitudine, alcolismo, tossicodipendenza, violenza domestica. C’era stata anche una drastica diminuzione del sostegno pubblico, dalle cure mediche agli assistenti sociali. Più l’insegnamento in remoto che aveva privato molti adolescenti dell’inquadramento degli insegnanti.
Su tutto ciò si era innestato, dopo l’omicidio di George Floyd nel maggio 2020, il movimento BlackLivesMatter che aveva legittimato la violenza contro le forze dell’ordine, e aveva ottenuto una riduzione delle risorse della polizia. La ritirata dello Stato aveva lasciato campo libero al crimine violento.
Molti di questi fattori hanno registrato da allora una inversione di rotta. La crisi economica della pandemia sembra quasi un lontano ricordo, le scuole hanno riaperto da tempo, il settore pubblico ha ripreso ad assumere. In certe parti degli Stati Uniti è in corso anche una reazione degli elettori contro il lassismo giudiziario e l’indebolimento della polizia.
Il quadro generale in miglioramento non significa che il calo della criminalità sia omogeneo, né tanto meno irreversibile. Restano delle città più problematiche di altre. E se proprio volete essere sicuri di non essere aggrediti in una stazione di metropolitana, una vacanza a Tokyo vi mette più al riparo di un’estate a New York. Ma questo è sempre stato vero.
Essendo stato il weekend scorso nel Tennessee per il festival della country music, ho voluto anche rivedere un cult-movie della mia adolescenza, «Nashville di Robert Altman (1975). Nel film si aggira un candidato alla presidenza degli Stati Uniti che denuncia la decadenza della nazione, e fra le altre cose lamenta l’immenso divario tra il tasso di omicidi in America e in Giappone.
Mezzo secolo fa.
Nulla di nuovo sotto il sole.
14 giugno 2024
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