La Charleston di Nikki Haley, il buco più nero dell’Universo America-Cina del 21 febbraio

America-Cina Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera
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Mercoledì 21 febbraio 2024
Il buco nero più vorace dell’Universo
editorialista di michele farina

D’accordo, forse oggi partiamo da troppo lontano, dedicando la foto di copertina a un buco nero e a una luce che ci ha messo 12 miliardi di anni per arrivare fino a noi. Ma scendiamo subito sulla Terra, con le storie dagli Stati Uniti e i racconti di giornata che dimostrano come anche dal buio più profondo può nascere brillantezza: vedi i casi di Aleksei Navalny e di Yang Hengjun, lo scrittore che Pechino ha condannato a morte. Non dimentichiamo Ucraina e Medio Oriente, passiamo in Africa per due elezioni cruciali. In Europa cartoline parigine e la polemica al Parlamento greco sul bacio di Alessandro Magno in una serie tv. Raccontiamo delle milizie paramilitari che si organizzano nelle aziende cinesi (anche quelle del latte). E facciamo un paio di passi indietro (lontani anche nel tempo), per un piccolo omaggio a eroi dimenticati. Anche italiani: uno si chiamava Pietro Fortunato Calvi e uno Rino della Negra, di professione calciatore.

Buona lettura.

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1. Nikki Haley spera nei democratici
editorialista
di viviana mazza
inviata a Charleston

A North Charleston, quartiere solidamente democratico da cui scriviamo la newsletter di oggi, gli abitanti sono bombardati da settimane dalle mail elettorali di Nikki Haley. In South Carolina è possibile a tutti gli elettori registrati, indipendentemente dal partito, votare in una delle due primarie, a scelta. Haley, che è l’unica sfidante di Trump (sconfitta finora in Iowa, New Hampshire e Nevada) nelle primarie repubblicane, confida paradossalmente nel voto democratico.

  • Ex governatrice repubblicana di questo Stato, nata nella piccola cittadina (democratica) di Bamberg, Haley lasciò la poltrona per diventare ambasciatrice all’Onu durante la presidenza di Trump. Ora giura di rimanere in corsa per la nomination contro il suo vecchio capo, indipendentemente dall’esito delle primarie di sabato, dove è dietro a Trump di quasi 30 punti secondo le ultime rilevazioni. I sondaggi hanno portato molti a sospettare che sia ormai vicina al ritiro, ma in un comizio ieri a Greenville in South Carolina, l’ex governatrice ha detto: «No. Tutt’altro». Ha promesso che, comunque vada qui, parteciperà (le è possibile grazie ai consistenti finanziamenti di ricchi donatori) alle 16 diverse sfide elettorali che si terranno contemporaneamente il 5 marzo, il Super Tuesday.
  • Nel discorso di Haley c’è stata una nota molto personale, quando ha detto di aver pensato a lungo a quello che proveranno i suoi genitori, «immigrati legali» di origini indiane, nel depositare nell’urna un voto per la figlia come presidente degli Stati Uniti. Ma il problema è che i sondaggi mostrano che l’ex governatrice non ha fatto progressi tra gli elettori repubblicani e dunque le sue speranze si appoggiano sulla capacità di attrarre i non repubblicani in numeri mai visti prima.
  • Ci provò John McCain contro George W. Bush nel 2000, ma anche lui non riuscì a battere il rivale, forte del supporto repubblicano. Haley sta corteggiando anche gli elettori afroamericani, che sono una fetta importantissima dell’elettorato democratico di questo Stato, ma con cui ha un rapporto complicato: dopo la strage commessa da un suprematista bianco che uccise nove fedeli nel 2015 alla Mother Emanuel Church di Charleston, l’allora governatrice approvò una legge per rimuovere la bandiera confederata che sventolava ancora sul Campidoglio. E nel suo ruolo molti le riconoscono di aver puntato alla parità e all’inclusione in modo tangibile. Ma le affermazioni, durante questa campagna elettorale, sul fatto che l’America «non è mai stata un Paese razzista» o l’esitazione a indicare la schiavitù come la causa della Guerra civile, lasciano molti elettori del partito democratico interdetti.
  • A Hollywood, a circa un’ora d’auto da Charleston, ieri è stato trovato un manichino nero impiccato ad un albero. «Suo papà non poteva nemmeno lavorare un college bianco —osserva qualcuno — Eppure Haley dice che non c’è razzismo?». La bassa affluenza alle primarie democratiche della South Carolina di due settimane fa (in cui comunque Biden ha ottenuto il 95% dei voti) e’ stata giustificata dalla campagna elettorale del presidente (che respinge l’idea che ci sia scarso entusiasmo per lui) dicendo che gli elettori neri sarebbero rimasti a casa per votare per Haley contro Trump. Lei ci spera certamente, ma sarà dura.
2. Il nipote no vax di Jfk rievoca la pandemia

(Viviana Mazza) Anche Robert Kennedy Jr punta all’elettorato nero. Sabato scorso lo abbiamo incontrato alla First Baptist Church di Astoria nel Queens, dove si era recato per prestare aiuto ad un banco alimentare per i poveri insieme all’icona hip hop Eric B e girare un video per la sua campagna elettorale. Il nipote di Jfk che ha sfidato sia Biden che Trump per la Casa Bianca (come indipendente) non ha i numeri per prevalere, ma potrebbe strappare abbastanza voti ai due rivali da influire sulla vittoria dell’uno o dell’altro. «Vengo per capire meglio la realtà dietro le statistiche sulla fame», ha detto il rampollo di Camelot la cui corsa per la Casa Bianca è osteggiata dalla sua stessa famiglia.

imageRobert Kennedy Jr punta all’elettorato nero in South Carolina (Viviana Mazza)

  • Colpiva il comunicato stampa della visita, che parlava di come «la pandemia del Covid ha portato insicurezza a milioni di americani. E per alcuni non è mai passata». Proprio Kennedy ha diffuso commenti no-vax anche nella comunità nera: nel 2021, mentre venivano distribuiti i vaccini per il Covid, ha prodotto il film «Medical Racism: The New Apartheid» che, facendo perno sul reale razzismo che effettivamente c’è stato in America in ambito medico, contribuiva a diffondere disinformazione sui vaccini per il Covid. Nel documentario appaiono personaggi come Tony Muhammad, della Nation of Islam, che sostiene che i vaccini siano stati «geneticamente modificati» per colpire i bambini neri, e Kevin Jenkins, ceo di un gruppo non-profit del New Jersey (Urban Global Health Alliance) che dice che le vaccinazioni sono un complotto per «spazzare via» i neri. Ad Astoria, Kennedy non ha parlato di vaccini, né lo ha fatto il giorno dopo a Brooklyn, in un incontro con leader afroamericani.
  • Solo alla domanda dei giornalisti se si fosse pentito di aver diffuso disinformazione sui vaccini nella comunità afroamericana, che è stata tra le più colpite dal Covid, il nipote di Jfk ha risposto: «No». Ma in generale durante questa campagna elettorale il tema non è stato al centro dei suoi discorsi. Non è la prima volta che Rfk cerca di evitare l’etichetta no-vax. Intervistato nel film «Shot in the Arm» prodotto l’anno scorso da Neil deGrasse Tyson, il più famoso fisico degli Stati Uniti, sulle bugie del movimento no-vax e girato dal regista Scott Hamilton Kennedy (nessuna parentela), Rfk nega di essere «contro i vaccini», anche se ha guidato per anni Children’s Health Defense, considerata il più importante gruppo di disinformazione sul tema (e quando gli chiedono quali vaccini approvi, non risponde). «Parte della strategia di queste forze carismatiche che vendono bugie è di non farsi etichettare – mi ha detto in un’intervista DeGrasse Tyson - per mantenere un appeal su gruppi diversi».
  • Eric B, che è amico di Kennedy da molti anni, afferma che anche «Trump, indipendentemente dalle sue politiche, e che piaccia oppure no, diede molto cibo per i banchi alimentari durante il Covid». Quando gli abbiamo chiesto se gli piacerebbe un ticket Trump-Kennedy, ha risposto: «Qualunque cosa è possibile». Invece Kennedy poco dopo lo ha escluso. L’attrice Cheryl Hines, sua moglie, ha chiarito che un ticket con Trump metterebbe a rischio il matrimonio.
3. «Gli embrioni congelati sono bimbi»: sentenza choc in Alabama
editorialista
di massimo gaggi
da New York

Dal «profondo sud» dell’America arriva un’altra forte scossa per la medicina riproduttiva, dopo quelle provocate dalle legislazioni sempre più restrittive sull’aborto varate da molti Stati conservatori dell’Unione, in seguito alla sentenza della Corte Suprema federale che nel giugno del 2022 ha cancellato il diritto costituzionale ad abortire, riconosciuto dalla stessa Corte mezzo secolo fa.

  • Questa volta a fare la storia è la Corte Suprema dell’Alabama: una sentenza di due giorni fa stabilisce che gli embrioni formati attraverso la fecondazione in vitro (normalmente congelati e usati in modo selettivo dalle coppie con problemi di fertilità che stanno cercando di avere figli) sono esseri umani. Per molte ore la sentenza ha provocato stupore e indignazione, ma è stata anche sottovalutata: etichettata come manifestazione estrema e isolata di una magistratura ultraconservatrice guidata da un chief justice, Tim Parker, che già in passato aveva mostrato una certa tendenza a mescolare giustizia e teologia. Stavolta si è superato: passata con 7 voti favorevoli e 2 contrati, la sentenza (riguardante un caso nel quale un intruso nei laboratori di una clinica aveva fatto cadere le ampolle contenenti alcuni embrioni che erano andati distrutti) definisce gli embrioni congelati bimbi extrauterini» e il luogo nel quale sono conservati «nursery criogenica» (...).
  • Ogni anno in America le coppie con problemi di fertilità riescono ad avere circa 100 mila figli con le tecniche IFV che richiedono la disponibilità di un buon numero di embrioni, visto che i tentativi non sempre vanno a buon fine. Quando una coppia riesce ad avere i figli che desidera, gli embrioni in eccesso generalmente vengono distrutti. Se gli embrioni, anche poche cellule appena fertilizzate, sono esseri umani, questa eliminazione può essere considerata omicidio... (qui l’articolo completo).
4. Gli Usa per Navalny

Gli Stati Uniti promettono «maggiori sanzioni» nei confronti della Russia dopo la morte di Aleksei Navalny. L’ammiraglio John Kirby, 60 anni, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha detto che le nuove misure (non meglio specificate) saranno prese «ritenendo la Russia responsabile per ciò che è avvenuto al signor Navalny».

  • Yulia Navalnaya, vedova di Aleksei (qui i testi dei suoi recenti discorsi), da Bruxelles ha chiesto all’Unione Europea di non riconoscere i risultati delle elezioni russe previste tra il 15 e il 17 marzo, in cui Vladimir Putin è di fatto l’unico candidato alle presidenziali.
5. Aleksei: ultimo inno d’amore
editorialista
di marco imarisio

«Ciao Sergey! Ho scritto a Varya di Sorokin, a te scriverò di Cechov! Alla fine, quando sono partito dalla colonia, ho lasciato lì quasi tutti i miei libri. E quelli che c’erano, li avevo ormai finiti. Quando sono arrivato qui e mi hanno messo in quarantena, ho detto: portatemi qualcosa dalla libreria. La loro scelta non poteva essere più azzeccata: Resurrezione, di Tolstoj, Delitto e castigo, e… racconti e opere teatrali di Cechov. Bene, penso, c’è una logica: mi avevi scritto delle sue commedie, ed eccole qui!».

6. Il pilota russo ucciso in Spagna

A caldo era sembrato un agguato di mala. Il corpo crivellato di proiettili sulla rampa di un garage sotto un palazzo di Villajoyosa, a nord di Alicante. L’auto dei presunti killer abbandonata a El Campello, a una ventina di chilometri. Invece la matrice era un’altra: una presunta operazione «bagnata», sporca, come dicevano una volta gli agenti del Kgb con licenza di uccidere.

  • La vittima dell’agguato è Maksim Kuzminov, un pilota russo che nell’ estate di un anno fa è scappato con il suo elicottero Mi-8 in Ucraina e lo ha consegnato al nemico dopo aver violato la frontiera. Un’azione dagli effetti propagandistici e parte di una campagna lanciata dai servizi militari di Kiev, guidati da Kyrylo Budanov. Una ferita che Mosca non poteva dimenticare... (qui l’articolo completo).
7. Certi cadaveri non muoiono mai
editorialista
di gian antonio stella

Il «mistero del cadavere scomparso» inutilmente reclamato dalla madre di Aleksei Navalny, additato da Putin come un traditore perché dissidente, e la trucida definizione («un cadavere morale») che le autorità moscovite hanno riservato al pilota russo Maksim Kuzminov appena assassinato in Spagna (dove s’era rifugiato dopo aver «tradito» agli occhi putiniani una patria in cui non si riconosceva più dopo l’invasione dell’Ucraina), fanno tornare alla mente un pezzo della nostra storia.

imageIl monumento a Pietro Fortunato Calvi in una piazza di Belluno

  • Pietro Fortunato Calvi, figlio d’un poliziotto austroungarico ma veneziano, che pronunciò nel 1855 davanti alla corte marziale che lo mandava a morte queste parole... (qui l’articolo completo).
8. I soldati ucraini catturati dai russi
editorialista
di lorenzo cremonesi
inviato a Mirnograd

Tra 850 e 1.000 soldati ucraini sono stati catturati dai russi, o comunque ora vengono dati per dispersi. Lo segnala il New York Times. È accaduto nelle ore finali della battaglia per Avdiivka la settimana scorsa. Ad ora i comandi ucraini ammettono che alcuni soldati sono stati catturati, specie nella zona di Forte Zenith. «Nella fase finale delle operazioni, sotto pressione dalle soverchianti forze nemiche, alcuni ucraini sono finiti nelle mani dei russi», aveva dichiarato sabato scorso lo stesso comandante ucraino nella regione, generale Oleksandr Tarnavsky. Ma un numero preciso non è mai stato reso noto. Alcuni soldati hanno parlata di 6 dei loro feriti che sarebbero stato catturati o addirittura uccisi a Forte Zenith.

imageAvdiivka

  • Emerge un quadro preoccupante per gli ucraini nella conduzione della battaglia. Tanti soldati negli ultimi giorni hanno raccontato anche al Corriere, qui nelle immediate retrovie di Avdiivka, di una ritirata congeniata in ritardo e del caos che si è creato mentre i russi avanzavano protetti da droni, artiglierie e dal totale controllo sullo spazio aereo. Anche le truppe scelte della Terza Brigata sono arrivate tardi, avrebbero dovuto garantire i corridoi di fuga, ma loro stesse hanno dovuto rapidamente ripiegare. «Se gli alleati ci avessero garantito munizioni e missili sufficienti, Avdiivka non sarebbe caduta», ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba. Molti qui concordano, ma alcuni ufficiali aggiungono che la sconfitta è dovuta a «molte cause, non solo alla carenza di munizioni». Tra la quali anche la mancanza di soldati. Le truppe al fronte sono stanche, necessitano il ricambio. Ma mancano le riserve (qui le notizie in diretta sulla guerra).
9. L’acuto della Kallas

«Se avessimo paura di Vladimir Putin, gli daremmo esattamente ciò che vuole». È quanto affermato da Kaja Kallas, 46 anni, da tre prima ministra dell’Estonia, nel corso di un’intervista all’emittente radiotelevisiva Ard, commentando l’inserimento del suo nominativo nell’elenco dei ricercati di Mosca. Secondo Kallas, Putin usa «chiaramente un’arma per diffondere la paura» facendo credere che l’Estonia non sia «un vero Paese».

imageLa premier dell’Estonia Kaja Kallas con il presidente ucraino Zelensky

  • La prima ministra estone dice che Mosca la incolpa per questioni che non riguardano la Russia. Ciò dimostra che Putin ha «sogni e pensieri imperialisti». Kallas è ricercata per danneggiamento e distruzione di monumenti sovietici, anche se il portavoce del Cremlino la settimana scorsa ha rifiutato di entrare nei dettagli. In effetti due anni fa, poco dopo l’invasione dell’Ucraina, la premier annunciò la rimozione di tali monumenti dal territorio dell’Estonia, Paese sovrano, membro dell’Unione Europea e della Nato. Decisione legittima, naturalmente: «Devo aver fatto qualcosa di giusto se i russi sono così arrabbiati con me». Quanto alla paura, «l’unica cosa che dovrebbe spaventarci è la paura stessa, come disse il presidente Roosevelt durante la Seconda guerra mondiale».
10. Pechino: lo scrittore condannato a morte
editorialista
di guido santevecchi

Non presenterà appello contro la condanna a morte (con esecuzione sospesa per due anni) Yang Hengjun, lo scrittore cinese naturalizzato australiano che secondo la giustizia di Pechino è colpevole di spionaggio a favore di una potenza straniera non identificata. La famiglia, dall’Australia, ha fatto sapere che Yang non ha impugnato la sentenza per sfiducia nel sistema giudiziario cinese che lo «ha condannato senza uno straccio di prova» e perché è malato, ha bisogno di cure che gli sarebbero negate in caso di un nuovo processo. La famiglia conclude che la rinuncia a cercare una revisione del processo «non cambia il fatto che Yang è innocente e moralmente incrollabile».

imageYang Hengjun

  • Yang Hengjun, 58 anni, blogger impegnato nella difesa dei diritti umani violati in Cina, autore di analisi sulla politica estera cinese, scrittore di romanzi ambientati nel mondo dell’intelligence di Pechino di cui aveva fatto parte prima di emigrare in Australia nel 1999, è in carcere dal gennaio del 2019, quando fu arrestato all’aeroporto di Guangzhou (Canton), appena arrivato da New York dove era diventato visiting scholar alla Columbia University. Da allora è finito nel buco nero delle prigioni cinesi, processato a porte chiuse in un solo giorno e condannato a morte a febbraio per attività di spionaggio indeterminate all’inizio di febbraio. La sospensione dell’esecuzione per due anni significa che, se «si comporterà bene», la pena potrà essere commutata in ergastolo.
11. Le aziende cinesi arruolano milizie tra i lavoratori

(Guido Santevecchi) Diverse grandi aziende cinesi di proprietà statale e privata stanno organizzando «brigate armate di lavoratori volontari» che ricalcano l’epoca di mobilitazione maoista delle masse operaie. La stampa comunista ha dato notizia della costituzione di «Dipartimenti del popolo in armi» in 16 gruppi industriali, tra i quali il colosso privato della produzione del latte Yili e il suo concorrente di proprietà statale Mengniu, basati nella Mongolia Interna; il Gruppo municipale di investimenti di Shanghai, che opera nell’edilizia; società di distribuzione dell’acqua e aziende dei trasporti pubblici nella provincia del Guangdong. L’Esercito popolare di liberazione cinese può contare su due milioni di effettivi e non è certo a corto di uomini e donne pronti a combattere.

imageLa brigata di lavoratori dell’azienda del latte Mengniu

  • La missione dei dipendenti pubblici e privati arruolati nelle brigate paramilitari mentre continuano a lavorare è «servire e rispondere ad emergenze in tempo di pace, combattere in caso di guerra». Secondo analisti americani e britannici citati da Cnn e Financial Times, questa campagna di reclutamento aziendale tradisce la preoccupazione del Partito comunista di fronte alla possibilità che il rallentamento della crescita causi instabilità sociale e politica. Tra il 2021 e il 2022, il rigore soffocante delle misure contro il Covid ha causato manifestazioni di protesta che hanno allarmato le autorità. L’Organizzazione delle brigate armate di lavoratori «può contribuire a mantenere l’ordine interno, agendo da collegamento tra gruppi industriali e forze di sicurezza regolari in caso di crisi, e serve a promuovere il patriottismo e il consenso per le direttive del Partito», spiega Timothy Heath, esperto di difesa della Rand Corporation.
  • Un’ulteriore prova del «primato della sicurezza sullo sviluppo economico» che sta caratterizzando la politica di Xi Jinping, osserva James Char, politologo basato a Singapore. Queste milizie part-time di lavoratori sono composte da uomini e donne tra i 18 e i 35 anni e sono sotto il diretto controllo delle guarnigioni militari delle loro zone. Le milizie operaie affiancarono l’armata rossa comunista a partire dagli Anni 30 del secolo scorso e dopo la costituzione della Repubblica popolare cinese nel 1949, Mao Zedong le utilizzò per mobilitare la popolazione contro la «minaccia dell’imperialismo americano». Il picco fu raggiunto alla fine degli Anni 50, con 220 milioni di membri delle brigate volontarie. Dopo la morte di Mao nel 1976 e il lancio delle riforme economiche da parte di Deng Xiaoping negli Anni 80, Pechino concentrò il suo interesse sulla crescita e il numero dei lavoratori mobilitati per attività di addestramento paramilitare scese a circa 8 milioni nel 2011. Nel 2012, con l’elezione di Xi Jinping, la sicurezza nazionale (e del Partito) è tornata ad essere la questione centrale.
12. Fronte di Gaza
editorialista
di guido olimpio

Israele ha condotto dal 7 ottobre circa 31 mila raid aerei contro target palestinesi e di milizie filoiraniane, un numero altissimo di azioni concentrate soprattutto a Gaza. Il dato ufficiale evidenzia la rilevanza dell’aviazione, anche se – come l’esperienza insegna – è indispensabile il ruolo dei soldati sul terreno. Diverse le missioni: distruzioni di depositi/sistemi, neutralizzazione di nuclei nemici, azioni mirate per eliminare target di alto valore nella Striscia, in Libano e in Siria. Proprio questa mattina c’è stata una nuova operazione in un sobborgo di Damasco, forse presi di mira consiglieri iraniani.

imageVivi e morti questa mattina a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza (Mohammed Saber/Epa)

  • Continua il romanzo dedicato alla sorte di Yahya Sinwar. Un canale israeliano, citando non meglio precisate fonti arabe, sostiene che il capo di Hamas sarebbe malato a causa delle complicazioni di una polmonite. Difficili anche le condizioni di molti militanti costretti a vivere nei tunnel della Striscia. Riassunto delle precedenti puntate: i battaglioni hanno perso i contatti con il leader; no, i collegamenti sono stati ristabiliti; è scappato assieme alla famiglia e ad alcuni ostaggi in Egitto; i vertici del movimento stanno pensando alla nomina di un nuovo numero uno. Sono informazioni, mai confermate, che però rimbalzano tra i media.
  • Mar Rosso. Gli Houthi non si fermano, nelle ultime 48 ore raffica di strike con ogni tipo di arma per ostacolare il traffico marittimo. In un episodio hanno colpito un mercantile carico di aiuti alimentari destinati alla popolazione yemenita (qui tutti gli aggiornamenti sulla guerra).
13. Elezioni in Sudafrica e Senegal

Il presidente Cyril Ramaphosa ha annunciato che le elezioni in Sudafrica si terranno il 29 maggio. L’African National Congress, il partito che fu di Nelson Mandela al potere dal 1994, dovrebbe spuntarla anche questa volta, anche se i sondaggi lo danno in forte discesa. Inefficienza, corruzione, tasso di disoccupazione al 32% hanno macchiato l’immagine del movimento che, sconfiggendo l’apartheid trent’anni fa, aveva promesso benessere per tutti. L’opposizione di Alleanza Democratica, tradizionalmente espressione dell’elettorato bianco (meno del 14% della popolazione), non ha la forza per minacciare l’Anc. I populisti con il basco rosso guidati da Julius Malema dovrebbero confermarsi al terzo posto. Se l’Anc non dovesse ottenere la maggioranza assoluta, una pletora di piccole formazioni (circa cento in lizza) potrebbe risultare cruciale nella formazione di un governo di coalizione, come è avvenuto a livello locale nella regione di Johannesburg.

imageIl presidente sudafricano Cyril Ramaphosa

  • C’è un giudice a Dakar: il 16 febbraio la Corte Suprema del Senegal ha bocciato la decisione del presidente Macky Sall di rinviare di dieci mesi le elezioni previste per il 25 di questo mese. Sall, che non si ricandida ma briga per far vincere un amico, ha affermato che rispetterà il verdetto della Corte. Ma non ha ancora comunicato una data plausibile. Troppo tardi per recuperare la scelta originaria del 25 febbraio: per legge la campagna elettorale deve durare venti giorni ,e il voto dovrebbe tenersi un mese prima della scadenza del mandato presidenziale, che termina il 2 aprile.
14. Cartoline parigine
editorialista
di stefano montefiori
corrispondente da Parigi

La resistenza di Manouchian: stasera alle 18 e 30 il presidente francese Emmanuel Macron presiede la cerimonia solenne per l’entrata al Pantheon delle spoglie di Missak Manouchian, l’apolide di origine armena fucilato dai nazisti al Mont-Valérien alle porte di Parigi, il 21 febbraio 1944, con i 22 stranieri della sua banda di resistenti. Tra loro c’erano quattro italiani tra i quali il calciatore Rino della Negra, tuttora nei cuori del Red Star di Saint Ouen, una delle squadre mitiche del calcio francese. L’omaggio a Manouchian è un riconoscimento alla sua intera squadra di partigiani e anche agli stranieri che hanno fatto la Francia, italiani compresi.

imageAlcuni dei partigiani francesi fucilati dai nazisti (tra i 22 quattro italiani, compreso il calciatore Rino della Negra)

  • Il Salone dell’agricoltura: il premier Attal questa mattina ha tenuto una conferenza stampa sulle misure prese dal governo per venire incontro agli agricoltori. Il terrore è che venerdì, il giorno dell’apertura del Salone, appuntamento centrale nella vita sociale ed economica francese, venga turbato dalle proteste.
  • Judith Godreche ai Cesar: venerdì sera la cerimonia dei César, gli Oscar francesi, vedrà la partecipazione, con un discorso, di Judith Godrèche, l’attrice che accusa Benoit Jacquot e Jacques Doillon, diventata nelle ultime settimane il simbolo di un MeToo che sta travolgendo il cinema d’Oltralpe.
15. Il bacio di Alessandro Magno finisce in Parlamento
editorialista
di alessandra muglia

La docuserie di Netflix su Alessandro Magno è finita sotto attacco in Grecia per un bacio: quello tra il grande condottiero e il suo fedele generale, Efestione. La polemica è arrivata fino in Parlamento ad Atene, con la ministra della Cultura Lina Mendoni interpellata dal presidente del partito cristiano ortodosso di estrema destra Niki, Dimitris Natsiou, che ha accusato la produzione «Alexander, the making of a god» (Alessandro, la creazione di un dio) di essere «antistorica»... (qui l’articolo completo).

16. Martin Scorsese: lasagne e capolavori
editorialista
di valerio cappelli
da Berlino

Spunta il grande maestro Martin Scorsese. La Berlinale gli rende omaggio con l’Orso d’oro alla carriera e lui si mette a parlare della lasagna che cucinava sua madre. Ma cominciamo dagli Oscar, dietro «Oppenheimer» che ha 13 candidature e «Povere creature» (11), ci sono le 10 nomination di «Killers of the Flower Moon». L’ha girato un signore di 81 anni alto 1 metro e 63, un omino tormentato dall’apparenza mite che ha affrontato dipendenze pericolose, quattro matrimoni e altrettanti divorzi fino all’incontro con la quinta moglie, Helen Morris. Ama Rossellini, Fellini e altri registi italiani come Garrone.

imageIn questi giorni a Berlino

  • Scorsese ha fatto la storia del cinema eppure dice che «devo ancora scoprire chi diavolo sono. Se devo definirmi in una parola, sono un mistero». È diventato una star di TikTok suo malgrado: «Mi ha messo mia figlia». In bacheca ha una sola statuetta, quella per The Departed, 2006. Ora è in corsa per miglior film e regia... (qui l’intervista completa).
17. Il buco nero che divora un Sole al giorno

È «l’oggetto» più luminoso mai osservato nell’universo: si chiama, poco poeticamente, J0529-4351 ed è stato rilevato dal super telescopio VLT che scruta il cielo dal Cile. È un quasar (radiosorgente quasi stellare) ovvero un nucleo galattico che è il frutto energetico di un gigantesco buco nero, con una massa 17 miliardi di volte maggiore di quella del nostro Sole.

  • Il buco nero più vorace che si sia mai visto, così affamato da «farsi fuori» l’equivalente di un Sole al giorno. «Ciò che è inusuale è la velocità con la quale divora tutto», ha detto alla Bbc Rachel Webster dell’Università di Melbourne. Ecco perché il «suo» quasar gira così rapidamente intorno a lui e fa così tanta luce, pari a quella di 500 trilioni di Soli. Una luce che per arrivare fin sulla Terra ha impiegato 12 miliardi di anni. A un occhio profano, più poetico che astronomico, colpisce questa relazione stretta tra apparenti opposti: il buio così pieno e la luce più brillante.

Grazie. A domani. Cuntrastamu.

Michele Farina


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Информация на этой странице взята из источника: https://www.corriere.it/america-cina/2024/02/21/buco-nero-piu-vorace-dell-universo-0d367ce2-d088-11ee-b190-02f3fcf354be.shtml