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A North Charleston, quartiere solidamente democratico da cui scriviamo la newsletter di oggi, gli abitanti sono bombardati da settimane dalle mail elettorali di Nikki Haley. In South Carolina è possibile a tutti gli elettori registrati, indipendentemente dal partito, votare in una delle due primarie, a scelta. Haley, che è l’unica sfidante di Trump (sconfitta finora in Iowa, New Hampshire e Nevada) nelle primarie repubblicane, confida paradossalmente nel voto democratico.
- Ex governatrice repubblicana di questo Stato, nata nella piccola cittadina (democratica) di Bamberg, Haley lasciò la poltrona per diventare ambasciatrice all’Onu durante la presidenza di Trump. Ora giura di rimanere in corsa per la nomination contro il suo vecchio capo, indipendentemente dall’esito delle primarie di sabato, dove è dietro a Trump di quasi 30 punti secondo le ultime rilevazioni. I sondaggi hanno portato molti a sospettare che sia ormai vicina al ritiro, ma in un comizio ieri a Greenville in South Carolina, l’ex governatrice ha detto: «No. Tutt’altro». Ha promesso che, comunque vada qui, parteciperà (le è possibile grazie ai consistenti finanziamenti di ricchi donatori) alle 16 diverse sfide elettorali che si terranno contemporaneamente il 5 marzo, il Super Tuesday.
- Nel discorso di Haley c’è stata una nota molto personale, quando ha detto di aver pensato a lungo a quello che proveranno i suoi genitori, «immigrati legali» di origini indiane, nel depositare nell’urna un voto per la figlia come presidente degli Stati Uniti. Ma il problema è che i sondaggi mostrano che l’ex governatrice non ha fatto progressi tra gli elettori repubblicani e dunque le sue speranze si appoggiano sulla capacità di attrarre i non repubblicani in numeri mai visti prima.
- Ci provò John McCain contro George W. Bush nel 2000, ma anche lui non riuscì a battere il rivale, forte del supporto repubblicano. Haley sta corteggiando anche gli elettori afroamericani, che sono una fetta importantissima dell’elettorato democratico di questo Stato, ma con cui ha un rapporto complicato: dopo la strage commessa da un suprematista bianco che uccise nove fedeli nel 2015 alla Mother Emanuel Church di Charleston, l’allora governatrice approvò una legge per rimuovere la bandiera confederata che sventolava ancora sul Campidoglio. E nel suo ruolo molti le riconoscono di aver puntato alla parità e all’inclusione in modo tangibile. Ma le affermazioni, durante questa campagna elettorale, sul fatto che l’America «non è mai stata un Paese razzista» o l’esitazione a indicare la schiavitù come la causa della Guerra civile, lasciano molti elettori del partito democratico interdetti.
- A Hollywood, a circa un’ora d’auto da Charleston, ieri è stato trovato un manichino nero impiccato ad un albero. «Suo papà non poteva nemmeno lavorare un college bianco —osserva qualcuno — Eppure Haley dice che non c’è razzismo?». La bassa affluenza alle primarie democratiche della South Carolina di due settimane fa (in cui comunque Biden ha ottenuto il 95% dei voti) e’ stata giustificata dalla campagna elettorale del presidente (che respinge l’idea che ci sia scarso entusiasmo per lui) dicendo che gli elettori neri sarebbero rimasti a casa per votare per Haley contro Trump. Lei ci spera certamente, ma sarà dura.
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