Biden (non) compie 81 anni: compleanno con il silenziatore America-Cina 20 novembre

America-Cina Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera
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Lunedì 20 novembre 2023
Joe Biden (non) compie 81 anni
editorialista di michele farina

L’incognita vittoriosa di Javier Milei nuovo presidente dell’Argentina, l’incognita delle imminenti elezioni olandesi (primo sconfitto: Babbo Natale), l’agenda europea della settimana (con Giorgia Meloni a Berlino), gli aggiornamenti sulle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, i colpi di scena a ripetizione dentro la cabina di comando che dirige ChatGpt in California, la rottura dell’alleanza di opposizione a Taiwan, i (quasi) sessant’anni dall’assassinio di JFK, quel simpaticone di Mr Brexit che si immerge in una vasca di letame all’Isola dei Famosi. In fondo, il compleanno «pesante» dell’uomo (forse) più potente del mondo, che fa di tutto per farlo sembrare un giorno come gli altri.

Buona lettura.

La newsletter America-Cina è uno dei tre appuntamenti de «Il Punto» del Corriere della Sera. Potete registrarvi qui e scriverci all’indirizzo: americacina@corriere.it.

1. L'Argentina sceglie Javier Milei
editorialista
di sara gandolfi
inviata a Buenos Aires

Javier Milei è il nuovo presidente dell’Argentina. L’anarco-capitalista ha sconfitto al ballottaggio il peronista Sergio Massa, con quasi il 56 per cento dei voti e oltre 11 punti di vantaggio. L’attuale ministro dell’Economia ha riconosciuto la sconfitta ancor prima che venissero divulgati i risultati ufficiali: «Non sono quelli che avevamo sperato. Mi sono felicitato con Milei e gli ho augurato buona fortuna. Da domani la responsabilità di garantire il funzionamento sociale, politico ed economico del Paese è del presidente eletto», ha detto il candidato di Unión por la patria, sconfitto per la seconda volta alle presidenziali.

imageJavier Milei con la fidanzata Fatima Florez, imitatrice tv

  • Nel centro di Buenos Aires, fuori e dentro il «bunker» di Milei all’hotel Libertador, la sera è un tripudio di bandiere biancazzurre e di sostenitori con le maglie della nazionale argentina che aspettavano l’uomo che ha promesso di tirarli fuori da «cento anni di decadenza». Il futuro presidente («il Trump argentino»), che ha seguito lo spoglio nella suite al 21° piano, assieme alla sorella Karina, alla fidanzata e futura primera dama — un’imitatrice televisiva — e ai suoi collaboratori più stretti, ha aspettato a lungo prima di concedersi all’abbraccio della folla, che con il passare delle ore ha invaso le strade della capitale... (qui l’articolo completo).
2. Olanda al voto (Babbo Natale preso a sassate)
editorialista
di irene soave
inviata ad Amsterdam

Dall’Olanda vi racconteremo nei prossimi giorni le elezioni del rinnovamento: dopo 13 anni di governo (record di longevità) il premier Marc Rutte si è dimesso, e ha convocato il voto anticipato. Con lui sono partite le «grandi dimissioni» della politica olandese: ha lasciato anche la leader dei laburisti Attie Kujken, e metà dei deputati presenti oggi alla Camera non si è ripresentato al voto di dopodomani.

  • Spazio al nuovo che avanza. Dei 26 partiti che corrono alle urne — l’Olanda ha una tradizione di proporzionale e di coalizioni molto larghe — 9 non sono mai stati in Parlamento. Uno tra questi, il «Nuovo contratto sociale», è una compagine che si definisce di estremo centro, guidata dall’ex cristiano democratico Piet Omtzigt, e ha fatto incetta di voti, almeno nei sondaggi. Primo fino a pochi giorni fa, Omtzigt è ora secondo per pochi decimali. Paga tra l’altro una dichiarazione molto onesta: ha detto che non sa se vorrebbe fare il premier. Lo sa benissimo, invece, tanto che la chiamano «la pitbull», Dilan Yesilgoz-Zegerius, candidata premier dei liberali, il partito di Rutte. Turca e curda di origine, arrivata in Olanda come richiedente asilo, promette un giro di vite proprio sull’immigrazione.
  • È il tema attorno a cui gran parte della campagna elettorale si è polarizzata. Da anni si fa rovente soprattutto a Natale. La tradizione vuole che il terzo sabato di novembre, cioè quest’anno l’altroieri, Sinterklaas cioè Santa Claus arrivi nei Paesi Bassi. Arriva in barca, dalla Spagna, e fa una piccola tournée in qualche villaggio prima di approdare, settimane dopo, ad Amsterdam. Nel piccolo paese di De Lier, a Sudovest dell’Aia, è stato accolto da fumogeni, uova, pomodori e persino una sassaiola, con nove arresti. L’ostilità è diretta ai suoi elfi, e in particolare a Zwarte Piet, «Pietro il nero», cioè al suo elfo nero. Quasi sempre è un olandese con la faccia truccata, anche maldestramente: una blackface. Molti olandesi di colore lo trovano razzista, e hanno fondato il movimento Kick Out Zwarte Piet. A ogni arrivo di Babbo Natale manifestano. «Spaventano i bambini», dicono i loro detrattori. Che accolgono Kick Out Zwarte Piet — movimento pacifico — con violenza e fumogeni. Nove «difensori di Babbo Natale» sono stati arrestati, sabato. Il luogo comune sulla tolleranza degli olandesi non è più vero da un po’.
3. ChatGPT, doppio colpo di scena: Altman se ne va davvero
editorialista
di massimo gaggi
da New York

Cacciato dal consiglio d’amministrazione, Sam Altman sembrava sul punto di rientrare in OpenAI con tutti gli onori dopo la rivolta degli investitori e dei dipendenti che lo rivogliono alla guida dell’azienda. Ma dopo una drammatica trattativa domenicale nella sede della società a San Francisco, un altro colpo di scena, anzi doppio colpo di scena.

image«First and last time I ever wear one of these» (la prima e ultima volta che indosso uno di questi). Il post di Altman su X

  • Dapprima i quattro consiglieri che venerdì avevano deciso il licenziamento del loro amministratore delegato respingono le sue condizioni per il rientro. Ossia l’autolicenziamento dei congiurati, l’ingresso nel board di Microsoft (maggior investitore con un’esposizione di 13 miliardi di dollari) e un cambio radicale del sistema di governance della società all’avanguardia dell’intelligenza artificiale generativa che un anno fa lanciò ChatGPT.
  • Nella mattina italiana di oggi il nuovo colpo inaspettato ( o quasi): il ceo di Microsoft, Satya Nadella, ha confermato con un post su X-Twitter che Sam Altman e Greg Brockman si uniranno a Microsoft per condurre una nuova ricerca avanzata sull’intelligenza artificiale. «Non vediamo l’ora di conoscere Emmett Shear e la nuova leadership di OpenAI e lavorare con loro». «La missione continua», è l’enigmatica risposta di Altman... (qui l’articolo completo).
4. Quando Steve Jobs fu cacciato da Apple

(Massimo Gaggi) Per trovare, nell’industria tecnologica, una cacciata altrettanto brutale e clamorosa come quella di Altman (vedi sopra), bisogna risalire al 1985 quando John Sculley, chiamato da Steve Jobs a dirigere la sua Apple, licenziò il fondatore. Jobs si riprenderà l’azienda solo 12 anni dopo. Altman conta di riuscirci prima. Ma già ora, ancor prima che si posi la polvere della battaglia, c’è un chiaro sconfitto: il tentativo utopistico di utilizzare strutture concepite per gestire programmi di assistenza e beneficenza per sviluppare, reclutando i migliori computer scientist su piazza, sistemi di intelligenza artificiale destinati a cambiare il futuro dell’umanità, ma anche a trasformare l’economia... (qui il commento completo).

imageJobs e Sculley

5. Su Kiev ci siamo distratti (colpevolmente)
editorialista
di paolo mieli

Angosciati come siamo dalla guerra d’Israele, abbiamo finito per distrarci da quella d’Ucraina. Colpevolmente. Volodymyr Zelensky attraversa uno dei momenti più difficili della sua vita politica... (qui l’articolo completo).

6. Ucraina-Italia (partita doppia): ore di felicità
editorialista
di marta serafini
inviata a Odessa

«Due ore di felicità». È stata questa la richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky ai giocatori della nazionale ucraina che stasera incontreranno l’Italia sul campo neutro di Leverkusen in Germania per una qualificazione decisiva di Euro 2024. Come avevamo già raccontato in ottobre, in Ucraina ci sono polemiche e malcontento nei confronti dei calciatori, accusati da una parte della società di evitare il servizio militare. D’altro canto, buona parte della società li stima e li appoggia anche a fronte del loro impegno umanitario.

imageLa partita di andata

  • Intanto i rapporti politici tra Kiev e Roma restano buoni, dopo lo scherzo telefonico di due comici russi ai danni della premier Giorgia Meloni. «Ho parlato con Giorgia Meloni per esprimere gratitudine per il forte sostegno suo e dell’Italia all’Ucraina — ha dichiarato la settimana scorsa Zelensky —. L’Italia sta dimostrando una forte leadership e prevedo che la sua presidenza del G7 nel 2024 produrrà risultati ancora più importanti. Abbiamo discusso della nostra attuale cooperazione in materia di difesa e della necessità di accelerare l’adozione del 12esimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia».
7. Austin da Zelensky (con un messaggio rassicurante di Biden)

(Marta Serafini) Il segretario americano alla Difesa, Lloyd Austin, è arrivato oggi a Kiev «per incontrare i leader ucraini e rafforzare il fermo sostegno degli Stati Uniti alla lotta per la libertà dell’Ucraina». Lo scrive il Pentagono in una nota. Austin, prosegue il dipartimento della Difesa, «evidenzierà inoltre il continuo impegno degli Stati Uniti nel fornire all’Ucraina l’assistenza in materia di sicurezza di cui ha bisogno per difendersi dall’aggressione russa, discutendo anche una visione a lungo termine per la futura forza dell’Ucraina». I colloqui si concentreranno sull’ulteriore rafforzamento del partenariato strategico tra Stati Uniti e Ucraina, inclusa la garanzia che le forze armate ucraine abbiano le capacità sul campo di battaglia di cui hanno bisogno sia per l’inverno che per difendere il proprio Paese dalle future minacce russe».

imageInsieme prima della guerra: il presidente ucraino e il ministro della Difesa Usa

  • La visita arriva dopo che ieri sera il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel suo consueto discorso quotidiano, aveva chiesto alla comunità internazionale di inviare alla Russia il segnale che il mondo non si stancherà di sostenere l’Ucraina e dopo che il presidente statunitense Joe Biden in un editoriale sul Washington Post ha ribadito il suo sostegno sia all’Ucraina che a Israele.
  • Sul campo — come confermano anche fonti militari al I, tra cui il portavoce della marina ucraina Dmytro Pletenchuk — Kiev rivendica la prima importante avanzata delle forze armate ucraine dopo mesi di controffensiva e annuncia di aver ricacciato indietro gli occupanti russi in un’area compresa tra i 3 e gli 8 chilometri lungo la riva est dello strategico fiume Dnipro, nel sud del Paese a due passi dalla Crimea. Continuano gli attacchi russi con droni sulla capitale ucraina, presa di mira nella notte tra sabato e domenica in vista dell’inverno, mentre scendono le temperature in tutto il Paese. A Mosca, il presidente Vladimir Putin, che parteciperà in videoconferenza al vertice virtuale del G20 previsto per mercoledì, è costretto a incassare le critiche dell’ultranazionalista Igor Girkin, in carcere in attesa di processo per incitamento all’estremismo, che ha ribadito la sua intenzione di candidarsi alla presidenza russa (qui tutti gli aggiornamenti sulla guerra).
8. Fronte di Gaza
editorialista
di guido olimpio

Quattro punti sul conflitto.

  1. I combattimenti sono stati molto duri nelle ultime ore, gli israeliani hanno comunicato di aver avuto 65-70 soldati uccisi dal giorno dell’invasione nella Striscia. Un video ha mostrato una delle tattiche usate: hanno avvistato un militante palestinese in una palazzina e lo hanno «neutralizzato» con un bombardamento (senza rischiare di mandare la fanteria a stanarlo). Questo spiega anche le distruzioni pesanti alle aree abitate.
  2. Prosegue il duello sulla presenza di un centro di comando di Hamas sotto o nei pressi dell’ospedale al Shifa. I filmati diffusi ieri da Gerusalemme hanno offerto alcuni indizi importanti su un lungo tunnel, scavato a una profondità di 10 metri. Vediamo se usciranno nuovi dettagli. Le fonti ufficiali hanno ribadito che serve tempo per esplorare e indagare.
  3. L’attesa per la possibile liberazione di ostaggi tra ottimismo e minacce, trattative segrete. Da un lato c’è la volontà di trovare un compromesso, dall’altro ognuno non vuole passare per perdente.
  4. Da seguire la situazione in Mar Rosso. Il dirottamento di un cargo di proprietà di un israeliano da parte dei miliziani yemeniti filoiraniani Houthi è una sfida gravissima e può avere ripercussioni su una rotta economica vitale.
9. La pulizia etnica dei coloni in Cisgiordania
editorialista
di lorenzo cremonesi
inviato a Ashkelon

Sulle colline a meridione di Hebron gruppi di coloni ebrei oltranzisti stanno attuando una campagna di vera pulizia etnica contro i pastori beduini e i villaggi palestinesi. Non è affatto una novità. Lo fanno da anni con la complicità più o meno evidente dei governi Netanyahu. La differenza adesso è che, dopo il terrificante attacco lanciato da Hamas contro i centri israeliani attorno alla striscia di Gaza, i coloni hanno ancora meno freni inibitori e spesso ci sono soldati al loro fianco. Capita anche che gli stessi coloni indossino uniformi militari in una inquietante sovrapposizione tra milizia banditesca ed esercito regolare.

imagePalestinesi in fuga dal villaggio beduino di Ein Rashash, a est di Ramallah, attaccato da coloni israeliani

  • È grave che azioni violente, illegali, contrarie a tutte le convenzioni internazionali, diventano de facto componenti della politica israeliana tesa ad espellere all’estero il massimo numero di non ebrei possibile dai propri territori. Località come Khirbet Al-Tiran, nei pressi della cittadina di Dahiriya oppure i villaggi di Sussia, Samu, Masafer Yatta, Zanuta, Razim sono stati ripetutamente presi di mira anche con raid notturni specificamente mirati a terrorizzare la popolazione con minacce armate a donne e bambini. Le strade di accesso vengono bloccate con cumuli di pietre o scavando trincee nel mezzo. I coloni ordinano alla gente di partire, puntano i fucili alla testa dei bambini, sradicano gli ulivi, investono i greggi di pecore con le loro jeep, sparano in aria. Ma il governo centrale non prende alcuna misura per difendere la popolazione vittima dei soprusi. Anche la sinistra israeliana tace.
10. Agenda Ue: dal Medio Oriente agli imballaggi (che fanno arrabbiare l’Italia)
editorialista
di francesca basso
corrispondente da Bruxelles

Settimana densa a Bruxelles e a Strasburgo, dove si tiene la plenaria del Parlamento europeo.

imageLa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen

  • Oggi: il capo della diplomazia Ue Josep Borrell ha convocato per il tardo pomeriggio, in videoconferenza, una riunione dei ministri degli Esteri dei Ventisette per aggiornarli sul suo viaggio in Medio Oriente, che si conclude oggi in Giordania. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen è stata a sua volta in missione: sabato in Egitto e domenica in Giordania. Hanno parlato di aiuti umanitari per Gaza e hanno sottolineato la necessità di una soluzione a lungo termine del conflitto tra Israele e Hamas. Le linee rosse della Ue sono: nessuna rioccupazione della Striscia di Gaza e nessun trasferimento forzato, Israele e Hamas non dovrebbero rimanere a Gaza e l’Autorità Palestinese dovrebbe gestire la situazione. L’obiettivo è la soluzione dei due Stati.
  • Domani: la Commissione europea in trasferta a Strasburgo pubblicherà le valutazioni dei progetti di Bilancio: «Esamineremo la crescita della spesa primaria netta, il ritiro delle misure di sostegno all’energia, e se gli investimenti pubblici finanziati a livello nazionale vengono preservati», ha spiegato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni nei giorni scorsi. Sono le prime bozze dei progetti di bilancio dei Paesi Ue che vengono esaminate alla luce del ritorno da gennaio del Patto di stabilità (il vecchio patto ma interpretato dalla Commissione Ue tenendo conto dello spirito di quello nuovo sotto negoziato). Le regole di governance economica erano state sospese dal marzo 2020 a causa della crisi scatenata dal Covid. Non dovrebbero esserci sorprese per la manovra italiana.
  • Mercoledì: il Parlamento Ue voterà la propria posizione negoziale sul nuovo regolamento sugli imballaggi, che l’Eurocamera poi tratterà con gli Stati (Consiglio). La discussione tra i deputati Ue avverrà, invece, il giorno prima. L’obiettivo della proposta della Commissione è ridurre i rifiuti da imballaggio, aumentando il contenuto riciclato dei prodotti e fissando obiettivi di riuso a livello comunitario. Quest’ultimo punto ha suscitato dure critiche in alcuni Paesi come l’Italia e la Francia. Il nostro Paese è da mesi che lavora per modificare il nuovo regolamento: secondo Roma mette a repentaglio la filiera italiana del riciclo e avrà un impatto rilevante anche sulla nostra industria agroalimentare.
  • Giovedì: all’ultimo Ecofin, il 9 novembre scorso, la ministra dell’Economia spagnola Nadia Calviño (Madrid ha la presidenza di turno dell’Ue), aveva anticipato che forse il 23 novembre sarebbe stato convocato un Ecofin straordinario in vista di un accordo sulla riforma del Patto di stabilità da raggiungere nella riunione dell’8 dicembre. Le posizioni tra i Paesi non sono però ancora così vicine, Francia e Germania non sono ancora riuscite a sbloccare la trattativa. Quindi è probabile che la riunione straordinaria dei ministri finanziari dei Ventisette venga rimandata alla prossima settimana.
11. Meloni a Berlino: patto con la Germania, G20 con Putin
editorialista
di marco galluzzo

Mezzo governo tedesco e mezzo governo italiano. Per siglare un patto fra i due esecutivi che è valso più di un anno di negoziati e che completa un triangolo di relazioni speciali europee che si muove fra tre capitali: Parigi, Berlino e Roma. Il Piano d’azione che verrà firmato dopodomani nei saloni della Cancelleria nella capitale tedesca porterà il livello della cooperazione fra Italia e Germania a un livello molto più alto, in tutti i principali settori sensibili, dall’industria all’energia, dalla difesa alle consultazioni sulle politiche europee. E chiuderà un ciclo di rapporti strategici già esistenti, con il recente Trattato del Quirinale tra Italia e Francia e il più consolidato Trattato di Aquisgrana tra Germania e Francia.

imageMeloni e Scholz si rivedono mercoledì

  • Per Giorgia Meloni sarà una giornata doppiamente speciale. Per un casuale incastro di date, oltre all’onore di concludere un accordo intergovernativo molto importante, parteciperà da Berlino alla conference call conclusiva del G20 a presidenza indiana: lo farà dallo studio del Cancelliere Scholz, che la ospiterà per l’occasione, un evento che rischia di oscurare il Piano d’azione stesso. Alla riunione a distanza infatti parteciperanno sia Vladimir Putin che Xi Jinping, e non è detto che all’ultimo momento non decida di essere presente anche Joe Biden. Inutile descrivere le implicazioni che un confronto di questo tipo, che durerà almeno un’ora, potrà sprigionare, a cominciare dal conflitto fra Kiev e Mosca... (qui l’articolo completo).
12. Mr Brexit in una vasca di letame
editorialista
di luigi ippolito
corrispondente da Londra

È Mr Brexit, ossia Nigel Farage, la star dell’edizione britannica di quest’anno dell’Isola dei Famosi: l’ex leader dello Ukip, l’uomo che ha imposto l’uscita di Londra dalla Ue nell’agenda politica, è stato portato assieme agli altri concorrenti nel deserto australiano dove affronterà una serie di prove una più disgustosa dell’altra. «Non sarà facile», ha commentato Farage, al che uno dei suoi compagni di avventura ha chiosato sarcastico: «Non sarà peggio della Brexit…».

  • Farage è stato pagato un milione e mezzo di sterline (circa 1 milione e 700 mila euro) per partecipare allo show, molto più delle 320 mila sterline ricevute l’anno scorso da Matt Hancock, l’ex ministro della Sanità: «Per alcuni sono un eroe, per altri il cattivo – ha detto – ora vedrete il vero me stesso». Mr Brexit si è presentato nella prima puntata sfoggiando una camicia rosa shocking ed è rimasto calmo e impassibile mentre gli altri concorrenti gridavano dall’orrore: si è immerso in una vasca di letame e ha infilato la testa in una scatola di serpenti... (qui l’articolo completo).
13. JFK 60 anni dopo: l’omicidio che ha cambiato l’America
editorialista
di tommaso pellizzari

Da oggi e fino a mercoledì 22 novembre, il giorno del sessantesimo anniversario dell’uccisione del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy a Dallas, nel 1963, a questo link potete ascoltare la prima di tre puntate di un episodio speciale del podcast Corriere Daily. L’abbiamo registrata giovedì 16 novembre, nella Sala Buzzati di via Balzan a Milano, in occasione del terzo appuntamento con «Il Corriere racconta», la serie podcast della Fondazione del Corriere della Sera.

imageA Dallas, 22 novembre 2023

  • Un reading dal vivo e registrato in presa diretta in cui si racconta un evento particolarmente significativo di cui cade l’anniversario. Il racconto è costruito sulla base degli articoli pubblicati all’epoca sul nostro giornale, letti da due attori: anche questa volta Gaspare Del Vecchio e Valeria Perdonò. Sul palco, insieme a loro, a fare da voce narrante che ripercorre uno dei decenni più oscuri della storia degli Stati Uniti (iniziato appunto con l’attentato a JFK) c’era Marilisa Palumbo.
14. Taiwan, litigano i due boss dell’opposizione

A Taiwan si è rotta dopo appena tre giorni l’alleanza tra i due principali partiti di opposizione (filo-Pechino) in vista delle elezioni del 13 gennaio 2024: nel week-end Hou You-il del Kuomintang e Ko We-je fondatore del Partito del Popolo hanno litigato su chi debba essere il leader della coalizione.

imageChi sostituirà Tsai Ing-wen, presidente di Taiwan dal 2016?

  • I due boss avranno tempo fino alla scadenza di venerdì per provare a ricucire. Gli osservatori prevedono che non sarà facile. E intanto sorride l’attuale vice presidente uscente Lai Ching-te, numero due di Tsai Ing-wen (al potere dal 2016 e vera spina nel fianco di Xi Jinping), che con il suo partito Progressista Democratico guida i sondaggi con il 30% dei favori.
15. Biden: compleanno con il silenziatore

Oggi Joe Biden compie 81 anni. Un po’ in sordina. Festicciola in famiglia, nel fine settimana a Nantucket, senza clamori mediatici. E si capisce: i sondaggi dicono che la maggioranza degli americani (anche del suo partito) pensa che sia troppo vecchio per ricandidarsi alla presidenza. I suoi alla Casa Bianca ribattono a ogni occasione che l’esperienza di vita nel suo caso è una ricchezza e non un ostacolo. Lui, il primo presidente ottantenne della storia Usa, anche di recente ha provato a scherzarci su: «Gli anni non li conto, ma credo di averne 180». D’accordo Joe, è il tuo compleanno: almeno per un giorno, non parliamo della tua età.

Grazie. A domani. Cuntrastamu.

Michele Farina


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Информация на этой странице взята из источника: https://www.corriere.it/america-cina/2023/11/20/joe-biden-non-compie-81-anni-8742529a-8781-11ee-a0e2-1e188114736c.shtml