A Fermo succede l’incredibile: smontando dal turno di notte, un dottore del pronto soccorso ripensa alla giovanissima paziente con febbre alta e insensibilità agli arti che ha dimesso poco prima e non si sente tranquillo.
Perciò cambia tragitto e, anziché andare a letto, va a visitarla a casa sua, di fatto salvandole la vita, perché il successivo ricovero diagnosticherà un’infiammazione al midollo.
Quando i genitori di Giulia hanno visto un medico alla porta non riuscivano a credere ai loro occhi. Non si usa più.
Il pensiero corre nostalgico al pediatra della mia infanzia, di cui ricordo ancora il cognome molto appropriato - dottor Salassa - e la borsa a soffietto da cui estraeva ogni genere di strumento e, purtroppo, di supposta. Non ricordo invece il suo studio, per la semplice ragione che in quell’epoca magica, eppure realmente esistita, i medici venivano ancora a casa. Come il medico di Fermo, che con il suo semplice gesto si è meritato la homepage del Corriere.
Si chiama Francesco Bernetti Evangelista, sempre sia lodato, e l’improvvisa popolarità lo ha stupito. Afferma di avere fatto solo il suo dovere. E le pare poco, dottore?
Però la capisco. Nessuno si offenda e si senta chiamato personalmente in causa, ma parafrasando Brecht potremmo dire: sventurato il Paese che ha bisogno di medici che effettuano visite a domicilio. E che, un po’ in tutti i campi, considera una notizia ogni manifestazione di attenzione e di scrupolo nei confronti degli altri.
Francesco Bernetti Evangelista
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15 marzo 2024
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