Paola Cortellesi, ecco perché sbanca: parla senza gridare, dice cose che non possiamo non condividere

di Paolo Mereghetti

Il grande successo di �C’� ancora domani� si spiega attraverso l’affermazione personale della protagonista che passa per una scelta collettiva di tutte le donne e non una individuale


Paola Cortellesi, ecco perché sbanca: parla senza gridare, dice cose che non possiamo non condividere

Il successo oggettivamente fuori scala di C’� ancora domani di Paola Cortellesi (31 milioni e 481 mila euro d’incasso al 25 dicembre, l’equivalente di 4 milioni e 639 mila presenze) chiede a chi non vuole limitarsi al ruolo di spettatore un qualche sforzo di comprensione e di spiegazione.

� indubbio che il film abbia alcune caratteristiche che lo distinguono dalla massa dei tipici prodotti nazionali e ne abbiamo ribadito l’originalit� e in qualche modo l’unicit�.

Intanto la scelta del bianco e nero che a uno spettatore abituato al colore sembra voler mandare da subito un segnale di attenzione (molto pi� della raffinatezza di usare nelle primissime scene un formato �da Neorealismo�, cio� quadrato, per poi passare a uno panoramico). A questa scelta estetica ne va aggiunta una formale, e cio� l’utilizzo di un registro narrativo che si allontana dalla chiave realistica e trasforma i momenti di violenza familiare in strani balletti metaforici. Dico strani perch� i passi a due di Cortellesi e Mastandrea rivelano un certo impaccio, una qualche (voluta) mancanza di fluidit� che all’inizio pu� sembrare dilettantesca ma che poi si rivela molto funzionale a quello che si riveler� il grande asso nella manica del film, il suo valore educatamente pedagogico.

Cos� come nella stessa direzione �didascalica� spinge anche la colonna sonora con l’uso di canzoni apertamente significative (�Aprite le finestre�, �Perdoniamoci� o �M’innamoro davvero�) usate in senso ironico oppure antifrastico e dichiaratamente sfasate cronologicamente, tanto da non sembrare �colonna sonora� ma quasi una voce fuori campo che accompagna il film. E lo commenta.

Naturalmente il film non � privo di manchevolezze o, per qualcuno, di difetti, per esempio nella scarsa consistenza psicologica del personaggio di Diana. Come siamo lontani dai ritratti a tutto tondo della Magnani, della Lollobrigida, della Loren che nelle commedie del neorealismo rosa sapevano conquistare la simpatia del pubblico. Quelle donne, tutte in qualche modo �eroine� di un orgoglio femminile per non dire femminista (pensiamo a L’onorevole Angelina, a Pane, amore e fantasia, a Peccato che sia una canaglia, solo per fare qualche titolo) si imponevano per il loro carattere deciso, per voler essere le padrone della propria vita e rifiutare proprio quello che invece fa Diana: subire passivamente il proprio ruolo di donna e di moglie. Invece che raccontare una qualche storia di ribellione o di emancipazione, C’� ancora domani sembra raccontare, almeno fino all’ultimo colpo di scena, una storia di sottomissione e di umiliazione, persino sprovvista di quelle sottolineature di ingiustizia o di rabbia che altrove accendono l’empatia del pubblico (come nei film di Ken Loach). E allora?

E cco, col senno di poi penso che proprio questi �difetti� possano spiegare la miccia che si � accesa trasformando il film in un successo che poi l’effetto valanga (era il film che �bisogna vedere�) ha portato in cima al box office.

Diana non � come le tante eroine del nostro cinema – penso all’�onorevole� Angelina ma anche alla casalinga di Una giornata particolare, capace di tradire almeno per una volta – che prendono in mano il proprio destino e lo stravolgono; non � come chi vuole gridare a tutti la propria identit�; non � neanche come chi sceglie l’amore invece del dovere. No, Diana ci dice che l’inizio della sua affermazione in quanto donna passa attraverso una scelta collettiva (quella che fa alla fine del film in mezzo a tantissime altre donne) e non individuale.

Ma non � ancora questo il punto, o meglio non � il solo: diversamente da tanti film pi� emotivamente coinvolgenti, C’� ancora domani offre a chi sta in sala una piccola, semplice, lezione di vita, di quelle che non vogliono offendere e che non pesa troppo condividere: senza presunzione, senza dare a intendere di saperla lunga, � come se dicesse al pubblico che qualche cambiamento � possibile, che qualcosa si pu� fare tutte insieme (� la presenza delle altre donne che ferma la rabbia del marito davanti al seggio). Ecco perch� parlavo di valore �educatamente pedagogico�: questo film non riguarda l’oggi (almeno direttamente) e quindi non mette in discussione le nostre scelte ma ci trasmette una piccola lezione di civismo che � bello sentirsi dire da un’attrice simpatica e per niente presuntuosa.

In un Paese sempre pi� moralista, sempre pi� contagiato dal bisogno di giudicare gli altri, il film di Paola Cortellesi parla senza gridare, dice cose che non possiamo non condividere e alla fine ci fa sentire pi� buoni e bravi proprio perch� abbiamo condiviso con lei una (rassicurante) lezione di educazione civica. A cui � giusto anche applaudire.


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27 dicembre 2023 (modifica il 27 dicembre 2023 | 07:10)

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