ROMA — Sono pochi, stavolta. E si sono divisi in altre tre sigle, dopo l’accordo di quelli di Riscatto agricolo con il ministro dell’Agricoltura. Sorreggono la loro disperazione — «dobbiamo vendere il grano a 20 centesimi il chilo, ogni anno accumuliamo nuovo debito» — con una base ideologica da Tik Tok.
All’annunciato “Raduno dei ventimila”, i Contadini traditi guidati da Danilo Calvani dicono, salendo uno dopo l’altro sul palco che è un rimorchio di Tir: «Ci vogliono ammazzare perché un imprenditore agricolo è un uomo libero, un cittadino a busta paga con 1.500 euro il mese lo controlli in tutto per tutto». Ci vogliono tutti robot, «pre-impostati». Ecco, «la pizza ai grilli e il salmone uscito dal laboratorio non li voglio mangiare». Rivela quindi Tonino, volto da tv: «Abbiamo appena consegnato un documento all’Unione europea in cui intimiamo a Bruxelles di non fare alcun intervento negli affari italiani, non compete loro». Gli uffici romani della Commissione hanno risposto a stretto giro: «L’Ue dà molti soldi all’agricoltura italiana».
Un habitat no vax
Sì, il raduno del Circo Massimo, apice della lotta dei trattori — sulle strade italiane da ventisei giorni e capaci di scomodare il Festival di Sanremo — si è ridotto a una schiuma di sconforto applaudita da soli cinquecento agricoltori. «Hanno ammazzato i vecchi per far partire la pandemia da Covid, queste cose la gente non le sa... Sono dieci anni che non prendo una medicina, le case farmaceutiche ci usano come cavie... Siamo in una dittatura». Si dialoga in platea.
Leader Calvani da Pontinia, dal 2016 senza azienda ortofrutticola, portata via a un’asta giudiziaria, fa il segno della croce e, le quattro di ieri pomeriggio, apre la piccola adunata: «Regola numero uno, non parlate dei politici perché altrimenti vi togliamo la parola». Due: «La Coldiretti si è arricchita con accordi che hanno permesso ai prodotti stranieri di entrare in Italia a costi stracciati e senza controlli. Noi ci siamo impoveriti». E tre: «Siamo stanchi, ma lotteremo fino alla fine perché non abbiamo più nulla da perdere».
Contro Coldiretti e Riscatto agricolo
Al Colosseo, la mattina, avevano sfilato Altragricoltura e Popolo produttivo. Al Circo, al centro di Roma, c’è il Cra di Calvani con dieci trattori e molte bandiere della Trinacria: rimandano alla Sicilia dei Forconi, storia di dieci anni prima. I nuovi nemici, solo un gradino sotto «i sindacati della Coldiretti», sono proprio i colleghi di Riscatto agricolo, i rivoltosi quarantenni che hanno offerto gli arrosticini a Francesco Lollobrigida al presidio sulla Nomentana. «Venduti, tornate a lottare con noi».
E la lotta degli agricoltori è ancora viva, nel Paese. Duecento trattori a Barletta, trecento nel Pavese e a Modena, quattrocento a Padova. Blocchi sulle statali sarde. Ma ogni intervento, qui, segna la difficoltà di trovare, non si pretende una piattaforma, ma almeno una linea d’intesa: «Usciamo dall’euro... Sono venuti pochi giovani perché a loro basta avere cinque euro per lo spritz delle sette di sera... Come fanno ad accusarci di inquinare con i pesticidi, sappiamo bene cosa respiriamo... In fondo la Co2 è parte della natura». Se gli invasi siciliani sono già senz’acqua non è colpa del cambiamento climatico, «una boiata inventata dai verdi estremisti», piuttosto degli enti di bonifica.
Molti contadini salgono sul rimorchio per chiedere le dimissioni della Meloni «e di suo cognato». Lo striscione di area Forza nuova chiede, invece, lo stop ai soldi inviati per fare la guerra contro la Russia. L’aggressivo ex capo Giuliano Castellino è rimasto a casa.
"Il 60% di noi non può entrare in banca”
Ancora dal palco, a chiudere che è sera: «Non possiamo andare al mare né in montagna, come gli altri italiani. Lavoriamo dieci ore d’inverno e quindici d’estate, trebbiamo il grano con 40 gradi. Siamo noi i veri extracomunitari, loro almeno hanno le marchette. Il 60 per cento dei produttori non può più entrare in una banca». Brindisi, Avellino, Formello. Producono oro e prendono pochi spiccioli, «ma non moriremo schiavi delle multinazionali». Il rappresentante della Sardegna: «Dobbiamo andare in dieci in ogni comune d’Italia e prendere i municipi, le banche, così ci ascoltano».