Comincia a misurarsi un “effetto Gaza” dentro il partito democratico americano. Alla vigilia del primo duello televisivo fra Joe Biden e Donald Trump, si è conclusa a New York una primaria dei dem che era attesa come un test.
Si trattava di designare il candidato per un seggio di parlamentare, che rappresenti alla Camera di Washington un collegio elettorale nella zona settentrionale della Grande Mela. La guerra in Medio Oriente ha avuto una visibilità enorme nella contesa fra i due candidati del partito di Biden in questa primaria. Ha vinto il filo-israeliano, ha perso il filo-palestinese.
Questa sfida locale ha una portata che va oltre la politica estera di questa Amministrazione e la tragedia mediorientale. Nel collegio di New York è andato in scena un braccio di ferro tra la componente centrista-moderata e l’ala sinistra del partito, non a caso si sono mobilitati da una parte e dall’altra molti leader nazionali e potenti finanziatori. Per la prima volta da tempo è stata la componente radicale a trovarsi in minoranza. Gli analisti Usa interpretano il test come il possibile inizio di una correzione di rotta più generale.
Sullo sfondo c’è anche una rivalità tra le constituency “etniche” della sinistra: si conferma la tensione fra la comunità ebraica, da sempre una colonna portante dello schieramento progressista americano, e l’ala più radicale dei black. Tutto ciò aumenta l’attenzione su quel che Biden dirà domani sera (in Italia saranno le prime ore di venerdì) riguardo a Gaza: Trump farà il possibile per sottrargli consensi degli elettori filo-israeliani.
La primaria di ieri riguardava la circoscrizione parlamentare che include il Bronx e una parte della contea di Westchester. La composizione di queste due aree è rappresentativa dell’elettorato democratico newyorchese. Il Bronx ha un forte insediamento storico di afroamericani e latinos (e anche altre comunità di immigrati inclusi gli italo-americani). Westchester County, che prende il nome dal capoluogo di contea situato lungo la valle del fiume Hudson a nord della metropoli, è una tipica area suburbana che ha attirato famiglie del ceto medio in esodo dalla mega-città. In tutt’e due le zone c’è anche una robusta comunità di ebrei-americani, Jewish.
Nella legislatura che si sta concludendo, questa circoscrizione è stata rappresentata alla Camera da Jamaal Bowman: il primo afroamericano eletto come parlamentare nazionale in questo collegio. Ex preside di scuola media, Bowman si dichiara “socialista democratico”. Appartiene quindi alla stessa corrente radicale del senatore Bernie Sanders (Vermont), e della deputata Alexandria Ocasio-Cortez, anche lei newyorchese, eletta in un’altra circoscrizione. Alla Camera di Washington, Bowman si è allineato con la cosiddetta Squad, l’ala di estrema sinistra del partito. Le sue posizioni radicali su tutti i dossier – dall’immigrazione all’assistenzialismo – lo hanno portato in rotta di collisione con la stessa Amministrazione Biden. Ad esempio Bowman votò contro la grande manovra di investimenti pubblici nelle infrastrutture, perché secondo l’ala sinistra del partito non includeva sufficienti garanzie che quella spesa favorisse la comunità black.
È su Gaza però che le posizioni di Bowman sono diventate l’oggetto di una controversia con visibilità nazionale. Il parlamentare afroamericano si è allineato con le forze filo-palestinesi che hanno occupato le università: condannando da subito l’offensiva militare israeliana nella Striscia, senza mai aver denunciato gli orrori della strage di Hamas. In un video poi diventato virale, Bowman aveva definito «propaganda» le notizie sugli stupri di donne israeliane da parte dei terroristi di Hamas.
Contro Bowman si è organizzata una rivolta, a partire dalla comunità Jewish, che ha raccolto via via molti elettori moderati nella base democratica. È stato convinto a candidarsi alla primaria George Latimer, un amministratore locale di Westchester, su posizioni centriste. È scesa in campo la più importante associazione filo-israeliana, l’American Israel Public Affairs Committee (Aipac), finanziando la campagna di Latimer. Sul fronte opposto si sono mobilitate tutte le personalità più note dell’ala sinistra, a cominciare da Alexandria Ocasio-Cortez. Bowman si è distinto per il linguaggio virulento – ha definito il suo avversario «razzista e sionista» – con cui ha cercato di far leva sulla politica identitaria su basi etniche. La sua bocciatura da parte degli elettori è avvenuta con un margine ampio, Latimer ha ottenuto il 60%. Sarà lui quindi il candidato del partito di Biden, e quasi certamente verrà eletto visto che questa circoscrizione ha una forte maggioranza democratica.
Nel discorso della vittoria, Latimer ha detto: «L’estrema destra e l’estrema sinistra non devono più avere il potere di distruggere la nostra nazione con la loro retorica demagogica e le loro risse». Bowman è tornato a scagliarsi contro quella che lui definisce la lobby sionista, accusandola di avere «comprato la primaria» e di aver fatto «il lavaggio del cervello agli elettori».
È una divaricazione destinata a ripetersi in altre zone del paese. È la conferma che Gaza ha un effetto divaricante all’interno della base di Biden, mentre non si può dire lo stesso per gli elettori di Trump tradizionalmente filo-israeliani.
26 giugno 2024, 13:39 - modifica il 26 giugno 2024 | 13:42
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