Studiare paga, ma meno che in Europa. E forse anche per questo il livello di istruzione medio in Italia resta sotto la media Ue. I dati li ha appena diffusi l’Istat in un report su «Livelli di istruzione e ritorni occupazionali». Nel 2022, fra gli under 35 che hanno preso il titolo di studio da almeno un anno e da non più di tre, il tasso di occupazione è in aumento: 56,5% tra i diplomati (+6,6% rispetto al 2021) e 74,6% tra i laureati (+7,1%). Ma «restano molto ampie le distanze con l’Europa». Rispettivamente con un tasso medio del 76,9% per i diplomati e dell’86,7% per i laureati. Negli altri Paesi, insomma, i giovani più istruiti trovano più facilmente lavoro.
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Un dato che fa il paio con le differenze nel tasso di laureati: il 29,2% in Italia, nella classe 25-34 anni, contro il 42% della media Ue. C’è un problema di offerta, ma anche di domanda. La dimensione delle imprese in Italia è ancora troppo piccola. Sono più di 4 milioni quelle che non superano i 10 addetti e appena 4mila quelle con più di 250.
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Non a caso, secondo l’indagine Excelsior, tra ottobre e dicembre 2023, su 1,2 milioni di assunzioni previste, ai primi due posti ci sono gli addetti alla ristorazione (159mila) e quelli alle vendite (113mila) e, passando dai mestieri alle categorie, si stimano più di 331mila assunzioni nel commercio e nei servizi, 217mila operai specializzati, 169mila lavoratori non qualificati nelle pulizie, nelle costruzioni, nella manifattura e nella logistica e solo 73.770 con elevata specializzazione (ingegneri, bancari, docenti e formatori). Se non sale un po’ di livello la struttura produttiva è difficile che il capitale umano segua. E una parte dei migliori continuerà a emigrare.
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18 nov 2023
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