Da sinistra in alto in senso orario, Nicoletta Zampillo, Rocco Basilico, Claudio Del Vecchio, Leonardo Maria Del Vecchio
Conto alla rovescia per mandare in porto l’ultima tappa della successione dell’eredità lasciata da Leonardo Del Vecchio che tra le quote in Essilux e Covivio, Mediobanca, Generali e Unicredit, esprime un valore di mercato di almeno 3o miliardi. L’auspicio è di chiudere l’ultimo capitolo della successione entro il mese di marzo ponendo fine al grande cantiere, avviato subito dopo la sua scomparsa a giugno con l’assegnazione delle quote di Delfin agli otto eredi che hanno il 12,5% a testa della holding: Claudio, Marisa e Paola Del Vecchio (figli della prima moglie Luciana Nervo), Leonardo Maria (l’unico figlio di Nicoletta e di Del Vecchio), e Luca e Clemente (avuti dalla compagna Sabina Grossi) più la vedova Nicoletta Zampillo.
La «manutenzione» dello statuto
Si ragiona attorno a un accordo che potrebbe avere come punto di caduta una “manutenzione” dello statuto di Delfin. Nessuna rivoluzione, solo una migliore disciplina della governance relativamente a tre punti. Primo, la politica di dividendi. Oggi è prevista la distribuzione ai soci sotto forma di cedole di un ammontare pari al 10% degli utili annuali della cassaforte e per modificare quella soglia occorre attualmente il voto dei due terzi dei soci, in pratica l’unanimità. L’idea sarebbe di togliere il vincolo, consentendo l’innalzamento di quella soglia con il voto favorevole della maggioranza semplice dei soci. Un adeguamento in linea con le migliori pratiche delle holding familiari delle grandi dinastie di industriali in Europa.
L’avviso di liquidazione del Fisco
L’altro punto riguarda la durata dell’incarico degli amministratori di Delfin, che Del Vecchio ha voluto a vita con regole simili a quelle di un trust. Qui potrebbe essere introdotta la scadenza dell’intero consiglio con i suoi vertici per esempio a cadenza triennale, sempre secondo uno schema già adottato dalle casseforti internazionali. Il Sole 24 cita tra le novità l’introduzione di una possibilità di wayout per i soci che volessero disporre delle loro quote per impegnarsi liberamente in altre attività. Lo statuto nella sua forma attuale già include questa possibilità perché Del Vecchio aveva previsto questa opzione per i suoi eredi. Andrà scritta in maniera più chiara, perfezionando il passaggio. Secondo quanto emerge, non si tratta di introdurre soluzioni nuove. Ma soprattutto il perfezionamento di questa clausola non sarebbe in alcun modo legato ai desiderata di qualcuno degli eredi che ha fretta di uscire. Sarebbe piuttosto da leggere come una manutenzione complessiva della governance. Si tratta insomma di modifiche leggere che potrebbero poi sbloccare la partita che ancora non appare scontata. Il 2024 sarà importante anche perché è atteso l’avviso di liquidazione del Fisco. Una volta arrivato, ci saranno 90 giorni per versare le tasse.
Il voto in assemblea
Per tutti gli eredi c’è una data significativa: l’assemblea di EssilorLuxottica di cui Delfin ha il 32,3%. Ad aprile l’assemblea dovrà infatti votare la lista presentata dal cda uscente per il rinnovo del consiglio. La conferma del presidente e ceo Francesco Milleri, il manager scelto da Del Vecchio come garante della continuità gestionale, appare scontata. È stata già presentata una lista espressa dal cda di EssilorLuxottica nel segno della continuità che avrà infatti il sostegno di Delfin che esprimerà il voto nell’assemblea del gruppo su decisione del board della holding, in linea con le volontà di Del Vecchio. E sembra scontato anche quello degli azionisti francesi.
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