Pogacar, ecco la bici estrema che gli consente imprese straordinarie

diMarco Bonarrigo

Per usarla lo sloveno ha addirittura cambiato stile sui pedali. Il mezzo è più piccolo del solito e richiede una posizione particolare che solo il fuoriclasse che è in testa al Giro riesce a tenere

Quale fuoriclasse del basket avrebbe coraggio di cambiare radicalmente tecniche di tiro o palleggio collaudatissime per migliorare gioco e statistiche? Quale superstar del ciclismo se la sentirebbe di modificare completamente la posizione in sella che gli ha permesso di vincere due Tour per provare a conquistarne altri due?

Le qualità del motore di Tadej Pogacar sono note: è il miglior scalatore da quando — 30 anni — la «cilindrata» viene rilevata in maniera attendibile con i misuratori di potenza. I suoi parametri sono i primi superiori a quelli degli eroi farmacologicamente trattati (Armstrong, Ullrich, Riis) dei nerissimi Novanta. Nei 13’07” impiegati domenica negli ultimi 6 chilometri del Foscagno, Pogi ha divorato 1.725 metri di dislivello/ora, 250 in più degli inseguitori. Pantani ci si avvicinava ma a cronometro non poteva sfidare Ullrich come lo sloveno invece fa con Ganna.

A genetica straordinaria e motivazione feroci, Pogacar unisce un’audacissima personalizzazione della bici. Ogni campione sceglie con cura maniacale telaio, componenti e posizione in sella, Tadej ha trasformato in un unicum la sua Colnago V4Rs cercando (entro i limiti dei regolamenti, rigidi come quelli della F1) un’impostazione che gli consenta di sfruttare al massimo la brutalità dei suoi scatti senza ferirsi. «Se lo guardi pedalare con attenzione — spiega Maurizio Coccia, esperto tecnico di cyclinside.it — hai l’impressione che Tadej monti una bicicletta di una taglia più piccola della sua e sia come accartocciato in sella. L’altra sensazione, specie sulle salite più dure, è che produca grande potenza con un rapporto agile. Da quando fu sconfitto al Tour da Vingegaard, Pogi ha rivoluzionato la sua posizione in bici».

La Colnago di Pogacar è effettivamente una taglia più piccola di quanto ci si aspetta per un atleta di un metro e 76. La posizione allungata (il busto «esce» dal manubrio) deriva da una sella molto avanzata che gli permette una pedalata più centrale per applicare in modo più esplosivo la forza sui pedali. Pogacar ha davvero osato nel drastico accorciamento rispetto al passato (-7,5 millimetri) della lunghezza della pedivella, l’elemento in carbonio che collega pedali a movimento centrale per ridurre il tempo di rivoluzione della corona e, a parità di forza applicata, produrre più potenza e più velocità.

Perché non fanno tutti come lui, visti i risultati ottenuti? Perché la biomeccanica non è una scienza esatta: molti corridori (è successo a Nibali in passato) modificando la lunghezza delle pedivelle vanno più piano oppure si lesionano le ginocchia. Pogacar no, perché è un marziano e perché negli ultimi sei mesi ha lavorato in modo ossessivo per potersi adattare.
Anche altre scelte drastiche di Pogi sono ben visibili. Le pieghe del manubrio (cortissimo) sono inclinate di 10° verso l’interno per chiudere gli avambracci e migliorare l’aerodinamicità. Il rapportone anteriore da 55/40 denti non gli serve a pedalare più «duro» (errore letale) ma a tenere la catena sempre centrata, cambiando meno spesso il rapporto e ottenendo il massimo rendimento. Sul manubrio Pogi ha due pulsantini nascosti che permettono (assieme ai due sulle leve dei freni) di cambiare all’istante senza muovere un muscolo. E se i suoi colleghi gonfiano le gomme al massimo per andare più veloci, lui si ferma a 4 atmosfere. Va più piano? No e in più non fora mai.

Oggi da Livigno alla Valgardena, più che Pogacar (che ha quasi 7’ su Thomas e Martinez) i 150 girini superstiti temono vento e pioggia lungo la discesa iniziale dai 2.500 metri del Giogo di Santa Maria. Per assisterli al meglio ed evitare scioperi-sceneggiata, il Giro ha previsto una terza ammiraglia per squadra, van neutri con indumenti di ricambio e, in caso di meteo pessimo, una neutralizzazione della corsa di 3’ in cima per permettere a tutti di cambiarsi. Le rampe finali al 16% del Monte Pana fanno ipotizzare un altro show del Marziano (e della sua bici).

21 maggio 2024

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