Pogacar, Giro d'Italia: i dati segreti sulla potenza di Tadej. Numeri mai visti nel ciclismo

diMarco Bonarrigo 

Lo sloveno leader assoluto del Giro d'Italia:  lui sembra passeggiare, gli altri scoppiano. Punti deboli? Solo in altura si è rivelato fragile

Per valutare la cilindrata di un ciclista bisogna sfilettarne (metaforicamente) i muscoli come fossero bistecche di manzo: si misura il tempo impiegato in una determinata salita, si registra la potenza utilizzata per arrivare in cima tramite un ergometro sulla pedaliera, la si divide per il suo peso corporeo (in chili). Il numero ottenuto permette di classificare nelle rispettive categorie brocchi, atleti, campioni, marziani.

Un ritmo impossibile per chi insegue

I numeri di Tadej Pogacar non hanno precedenti nella storia del ciclismo, nemmeno in quella dei nerissimi anni novanta dove Epo e trasfusioni truccavano i motori. Poga eroga 7,4 w/kg in una côte belga di 10 minuti, 7 quando lo sforzo è attorno al quarto d’ora, 6,6 se deve salire per 25 minuti e tra i 6,1 e i 6,5 su passi alpini di 35’/50’. Molti suoi colleghi pubblicano i loro dati di potenza su social network specializzati come Strava, lo sloveno li nasconde ma i fisiologi possono ricavarli indirettamente con precisione.
Sabato il «gruppo Pogacar» (gli otto corridori battuti in volata sul traguardo abruzzese) ha percorso gli ultimi 5,8 chilometri di salita in 15 minuti. Leggendo i misuratori di potenza degli sconfitti scopriamo che per rimanere a ruota di Poga questi atleti hanno dovuto erogare circa 6 watt/chilo di potenza. Quando Poga spinge il suo motore a 6 watt/chilo può sostenere lo sforzo per un tempo compreso tra 30 e 40 minuti, ovvero più che doppio rispetto agli avversari. Mentre loro soffrivano come bestie, lui passeggiava.

La differenza è un watt/chilo

Nei 6 chilometri finali della cronometro di venerdì a Perugia, dove ha tramortito la concorrenza, Pogacar ha rifilato 32” allo scalatore Dani Martinez e 1’20” al suo principale avversario, Geraint Thomas. Se qualcuno dei migliori rivali di Pogacar avesse provato a seguire il ritmo che lui ha retto per oltre 12’ sarebbe scoppiato entro sette minuti, considerato che tra il Marziano e il resto del mondo c’è un watt/chilo di differenza. Quando Tadej mette il motore a pieni giri è impensabile per chiunque stargli a ruota, pena l’asfissia che ha colpito Ben O’Connor il secondo giorno, a Superga, o Carapaz alla Liegi. Quando segue gli avversari come ieri, invece, il capitano Emirates spende meno energia che in allenamento. Il Giro d’Italia è lungo, dicono i saggi, e una crisi può capitare a tutti, specie a chi vuole strafare. Ma al momento l’unico che può battere Pogacar è Pogacar stesso. Più difficile il compito di Martinez e soci: se non si rassegnano a lottare per il podio, dovranno cercare l’effetto sorpresa nell’ultima settimana, quando il Giro salirà in altura: l’unico ambiente in cui il migliore si è mostrato fragile

12 maggio 2024

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