C’� chi rispolvera addirittura lo �scontro di civilt�, dopo la vittoria di Riad per l’Expo 2030. Se di questo si tratta, per la nostra civilt� � una disfatta memorabile, una Lepanto alla rovescia, visti i numeri soverchianti in favore dell’Arabia Saudita. Le disfatte hanno spesso il retroscena di un �fronte interno� che si sgretola.
� comprensibile e ha qualche fondamento, una interpretazione severa di questo evento. Ha vinto la potenza del petrolio e della finanza, ha vinto un regime autoritario, lo stesso che ha sulla coscienza l’assassinio del giornalista d’opposizione Jamal Khashoggi. Questa narrazione drammatica � destinata a prolungarsi nei prossimi giorni durante la Cop28 a Dubai. Anche alla conferenza sul clima di Dubai — disertata per difficolt� interne da Joe Biden — sentiremo denunciare il ruolo demoniaco dei produttori di energie fossili (in quel caso gli Emirati, vicini e alleati dell’Arabia) nel ritardare la salvezza del pianeta. Ma se fosse tutto davvero cos� semplice, non si spiegherebbero le difficolt� recenti in cui incappano l’auto elettrica, l’energia solare ed eolica, nei Paesi pi� avanzati che hanno adottato legislazioni molto favorevoli alla de-carbonizzazione.
Bisogna trattenersi, prima di abbracciare visioni del mondo manichee, crociate che oppongono le forze del Bene e del Male. L’Arabia merita di essere studiata pi� che esorcizzata. Il successo diplomatico che ha ottenuto sull’Expo � anche il risultato dei consensi che raccoglie nel Grande Sud globale. Certo che contano l’energia e il denaro, ma anche in senso positivo. L’Arabia d� un contributo importante allo sviluppo dell’Africa, ad esempio; non lascia alla Cina il monopolio degli investimenti in quel continente. L’Arabia investe nelle energie rinnovabili, sulla transizione verde ha un atteggiamento realistico e pragmatico proprio come Cina, India, e la maggioranza dei Paesi emergenti.
L’omicidio di Khashoggi resta una macchia orrenda sulla gestione del principe Mohammed bin Salman (detto MbS), per� non deve farci ignorare i progressi reali verso la laicizzazione. Il potere del clero � diminuito a Riad. Le donne saudite hanno molti pi� diritti di qualche anno fa; stanno meglio che in Iran o nella Striscia sotto Hamas. Perfino la vicenda dell’Expo va inquadrata in questa trasformazione: l’Arabia punta a diventare un’attrazione mondiale del turismo, mentre fino a qualche anno fa ostacolava i visitatori occidentali e voleva solo pellegrini islamici. Si sono inariditi i fiumi di petrodollari sauditi che dal 1979 in poi finanziarono predicazioni dell’odio anti-occidentale e anti-semita nelle moschee e madrasse fondamentaliste del mondo intero.
Ora che il Medio Oriente � di nuovo in fiamme, da che parte sta l’Arabia Saudita? Certamente non dalla parte dell’Iran e di Hamas. Sappiamo che una delle finalit� del massacro del 7 ottobre era proprio sabotare il disgelo imminente fra Riad e Tel Aviv. Quella pacificazione e riconoscimento diplomatico doveva chiudere il capitolo delle �crociate arabe� contro Israele. Ora l’offensiva militare israeliana a Gaza mette in gran difficolt� il principe MbS. Ha bisogno di vedere sconfitto Hamas per ridurre la minaccia costante dalle varie filiazioni jihadiste dei Fratelli musulmani. Ma i costi umani della controffensiva israeliana a Gaza sono intollerabili per la classe dirigente e l’opinione pubblica araba.
L’America cerca di ricucire quell’arco di alleanze del mondo islamico moderato e (moderatamente) filo-occidentale, che l’alleanza Iran-Hamas ha sconquassato. Il Medio Oriente torna a essere il teatro di un Grande Gioco tra le superpotenze. C’� chi paragona il Nuovo Asse tra Cina, Russia e Iran a quello che fu negli anni Trenta l’Asse tra Germania nazista, Italia fascista, Giappone militarista. Le potenze del Nuovo Asse sono separate da differenze ideologiche e conflitti d’interessi, ma per il momento convergono sulla priorit� comune: indebolire l’Occidente per espandere le loro sfere imperiali. In questo Grande Gioco l’Arabia (come la Turchia) � una delle potenze regionali pi� corteggiate e contese. � interesse dell’Occidente che rimanga il pi� possibile dalla nostra parte.
Rimpianti e recriminazioni sulla sconfitta di Roma nella gara per l’Expo sono reazioni umane. Le critiche che rivolgiamo al vincitore sul terreno dei diritti umani fanno parte della nostra cultura, della nostra sensibilit�, della nostra civilt�. Siamo fatti cos� e non vogliamo cambiare. Per� non dobbiamo rinunciare a fare politica in questo mondo bellicoso. Non dobbiamo illuderci che il nostro premio di consolazione sia un Paradiso etico riservato ai giusti e agli immacolati. Chi fa informazione ha anche questo ingrato compito: vaccinare l’opinione pubblica democratica contro le semplificazioni.
29 novembre 2023, 08:18 - modifica il 29 novembre 2023 | 08:18
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