Djokovic e il rifiuto della sconfitta (e del tempo)

diMarco Imarisio

Per Novak Djokovic il record di 37 partite vinte al quinto set: quando sembra spacciato il serbo trova risorse inaspettate come con Musetti. È un istinto animale, uno spirito da sopravvissuto che vuole respingere l'ascesa di Sinner

«Non ce la fa più». «Ormai è alla frutta, sembra un’esecuzione». L’occasione per questo articolo potrebbe essere l’ennesimo record. Battendo Lorenzo Musetti, Novak Djokovic ha eguagliato il primato di Roger Federer, uno dei pochi che finora gli aveva lasciato: 369 partite vinte nei tornei dello Slam. Oppure, si potrebbe aggiornate l’incredibile statistica che meglio lo definisce, 37 vittorie al quinto set. Ma non sarebbe sincero da parte nostra. La ragione che ci spinge a scrivere è l’effimera illusione di fermare il tempo, compresso dall’ascesa di Jannik Sinner e dall’onda italiana. Per dire che la scorsa notte, mentre in tribuna giornalisti di ogni dove si esprimevano in toni compassionevoli sul suo conto, è avvenuto qualcosa di inspiegabile. 

L'ennesimo rifiuto della sconfitta di Nole

Ancora una volta. Cinque set. Un’altra rimonta quando tutto sembrava perduto. Su un terreno reso fangoso dall’umidità e dal freddo, dove era impossibile trovare scorciatoie per punti facili. Alle 3.06 di notte, il match terminato più tardi nella storia del Roland Garros. A 37 anni, senza più nulla da dimostrare, perché nessuno ormai può insidiare i suoi 24 titoli Slam. L’ennesimo rifiuto della sconfitta, scovando risorse che poco hanno a che fare con la razionalità. Djokovic è un mistero glorioso che molti si ostinano a non riconoscere fino in fondo. Torniamo sempre al peccato originale. Lui è l’intruso che ha spogliato di significato la storia d’amore tra Nadal e Federer. Sono riflessi condizionati. Il tempo ha infine messo le mani addosso anche a lui, complice l’assenza di motivazioni. 

È stato proprio Jannik a far vedere che il Re si stava spogliando. Negli ultimi mesi, un’agonia. Ma quando era ormai prossimo alla resa, è riapparso quello spirito da sopravvissuto, l’istinto animale che ne ha fatto il giocatore con più partite vinte salvando match point. All’inizio del quinto, ha chiuso uno scambio da 20 colpi con un rovescio vincente e un urlo belluino. Come a marcare il territorio. Forse aveva bisogno di ritrovarsi in una lotta feroce, l’ambiente naturale, per far riemergere quello sguardo che significa adesso io non sbaglio più, vedi tu se riesci a battermi. Musetti non c’è riuscito, e non ha nulla da rimproverarsi. Quanto a noi, viva Sinner, certo. Ma godiamoci anche il più forte (il più grande) tennista di sempre, finché sarà possibile. Perché in cuor nostro, sappiamo bene che non ci sarà mai più un altro Novak Djokovic.

3 giugno 2024 ( modifica il 3 giugno 2024 | 06:44)

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