Portogallo-Slovenia 3-0 dopo i calci di rigore: Ronaldo sbaglia un penalty nei supplementari ma poi segna dal dischetto

diCarlos Passerini, inviato a Francoforte 

Partita combattuta risolta dal portiere portoghese Diogo Costa che ha parato tutti e tre i calci di rigore tirati dagli sloveni nella fase finale

Piange, Cristiano. Come non l’avevamo mai visto in tanti anni. Lacrime irrefrenabili, come quelle di un bambino, anche se adesso va per i quaranta ed è in mondovisione. Provano a consolarlo i compagni, da Leao, a Bernardo Silva, ma senza riuscirci. Troppa l’amarezza, troppa l’umiliazione, troppa la rabbia per il rigore sbagliato al 105’, che poteva chiudere i conti evitando al Portogallo la grande paura dei rigori, che poi risultano decisivi per la qualificazione ai quarti contro la Francia.

Lì CR7 non sbaglia, prendendosi la rivincita con Oblak. Col portiere Diogo Costa che li para tutti. Ma negli occhi restano le lacrime di prima del grande campione. E il suo sospiro di sollievo di dopo, con un timido sorriso accennato. Non è detto, perché il personaggio è di quelli cocciuti e lo sappiamo, altrimenti non sarebbe arrivato dov’è, ma questo potrebbe davvero essere il suo ultimo grande torneo. Così fosse, quel pianto sarebbe difficili da dimenticare, da separare dal ricordo di una carriera comunque immensa. Partita pessima la sua, anche oltre il rigore parato: fin lì aveva sbagliato tutto. La verità è che se un tempo CR7 era la forza del Portogallo, come di ogni squadra in cui ha giocato, oggi non lo è più. Anzi: la sua presenza è ingombrante e finisce per oscurare la crescita dei giovani talenti, come Leao, Neves, Conceicao. Al suo sesto Europeo, dal 2004 al 2024, unico nella storia a riuscirci, sogna di vincere. Ed è ancora in tempo. Ma non giocando così. Piangono gli sloveni, ma non devono: prestazione orgogliosa e organizzata: passando, non avrebbero rubato nulla.

Dopo aver dato un turno di riposo a diversi titolari nell’ultima partita del girone poi persa (male) contro la Georgia, stavolta il c.t. lusitano Martinez si era affidato ai suoi uomini migliori. Dopo la squalifica c’è Leao nel tridente completato da CR7 al centro e Bernardo Silva a destra. Kek, c.t. sloveno di poche parole, ha i suoi due uomini agli estremi: il portiere Oblak dell’Atletico Madrid e l’attaccante Sesko del Lipsia. Il 37enne Ilicic parte ancora dalla panchina, pronto a subentrare per dare alla squadra quei minuti di qualità ed esperienza. Sbaglierà il suo rigore. «Essere qui è un grande traguardo» ha ammesso l’ex atalantino, tornato in nazionale dopo la depressione. Dal Tour de France «italiano», il campione sloveno di ciclismo Pogacar manda un incoraggiamento: «Possiamo vincere». Ci credono anche i 2,1 milioni di abitanti del Paese più piccolo presente al torneo. Ci provano Cristiano, Palhinha, ancora Rafa: niente. La grande qualità degli interpreti non porta a nulla. La Slovenia gioca un calcio antico, scrupoloso, ma funziona: difesa chiusa a doppia mandata e palla agli attaccanti. Per tutto il primo tempo, la strategia funziona. Pepe, 41 anni, giocatore più vecchio ad aver giocato all’Europeo, è costretto agli straordinari quando scatta Sesko, che di anni ne ha 21 e potrebbe essere suo figlio. La gara resta in equilibrio. Bijol dell’Udinese controlla con attenzione, mentre Ronaldo spreca l’ennesima punizione. Fuori Leao, invisibile, che non la prende bene. Dopo il 90’ succede di tutto: le lacrime, la paura la gioia. Cristiano è ancora qui.

1 luglio 2024 ( modifica il 2 luglio 2024 | 00:03)

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