L'ex ad è finita sotto inchiesta della procura di Taranto in seguito all'esposto dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria
I picchi di benzene di provenienza industriale a Taranto continuano, anche se non sforano i limiti di legge, e mettono nei guai anche l’ex ceo di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli. La Procura tarantina le contesta le ipotesi di reato di inquinamento ambientale e di rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro contenute nell’avviso di proroga delle indagini, firmato dal gip Francesco Maccagnano, e avviate dai pm Francesco Ciardo e Mariano Buccoliero a seguito di un esposto presentato dai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria.
Le verifiche dei pm sui picchi di benzene
Il periodo sotto osservazione parte dal 2018 e i carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) di Lecce hanno raccolto i dati relativi alle emissioni di benzene da parte dello stabilimento siderurgico nel corso degli ultimi anni, peraltro sempre tenuti sotto controllo da Arpa Puglia che pur rilevandone l’aumento in più occasioni ha, tuttavia, sottolineato che non hanno mai oltrepassato la soglia dei 5 milligrammi per metro cubo d’aria fissato dalla legge. In ogni caso, i magistrati devono anche accertare quali misure l’ex ceo Morselli abbia messo in campo per contrastare e annullare i picchi di benzene che vengono registrati dalle apparecchiature di controllo. L’ultimo innalzamento è stato segnalato proprio il 6 marzo da Alessandro Marescotti (Peacelink) nel quartiere Tamburi di Taranto, in via Machiavelli. «La centralina Arpa – dice l’ambientalista - ha rilevato un valore orario di 32,49 µg/m³, ben superiore al valore REL acuto di 27 µg/m³ stabilito dall'Oehha (California Office of Environmental Health Hazard Assessment)».
La vertenza dell'indotto
Intanto la situazione in fabbrica resta piuttosto carica di tensione. Mentre s’è risolto il problema della continuità salariale per i lavoratori i quali nel prossimo cedolino troveranno tutte le ferie maturate e non godute “ante amministrazione straordinaria”, la platea dell’indotto non ha ancora certezze sulla riscossione dei crediti maturati. Il presidente Fabio Greco di Aigi, che raggruppa circa ottanta aziende, attende di essere convocato dai nuovi commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in as per procedere alla indispensabile operazione di certificazione dei crediti vantati dalkle ditte nei confronti di Acciaierie d’Italia. E’ la sola in grado di permettere a Sace e alle altre banche di acquistarli visto che nel decreto approvato dal Senato non è prevista la cessione pro soluto. In mancanza di queste certezze alcuni titolari delle imprese dell’indotto sarebbero pronti a bloccare le attività nello stabilimento.
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