Lunedì mattina, mentre gli studenti occupavano, è riuscito a entrare, ha preso un microfono e dal suo ufficio si è rivolto ai manifestanti. «Resterò qui per tutta la durata della protesta, anche di notte»
«Per me l’occupazione è un atto di fascismo. È una manifestazione violenta e antidemocratica. Una minoranza che impone la propria volontà alla maggioranza è il contrario della democrazia. Se impedisci con la forza a qualcuno di entrare in un liceo sei un violento. Queste cose non devono finire a pacche sulle spalle, non bisogna essere ambigui ma chiari su questo punto». Massimo Nunzio Barrella è il preside del liceo classico Parini di Milano. Lunedì mattina, mentre gli studenti occupavano, ha preso un microfono e dal suo ufficio si è rivolto ai manifestanti che stazionavano di fronte alla scuola, in via Goito.
Professore, in alcuni video la si sente urlare «Viva la libertà, viva la democrazia» e poi «Mi dichiaro prigioniero politico».
«Sì, forse a dire prigioniero politico ho esagerato, ma tutto il resto lo penso. Per me l’occupazione è un atto di fascismo e il fascismo non attecchirà mai al Parini. La stragrande maggioranza degli studenti e tutti i professori volevano entrare e gli è stato impedito. Hanno permesso a me di entrare, ho trovato le barricate all’inizio delle scale e ho lanciato via un banco per passare. Ho avvisato le forze dell’ordine e ho chiesto di identificare gli esterni. Poi ho incontrato i rappresentanti di istituto».
Gli occupanti dicono che con loro non vuole trattare...
«Esattamente, non parlo con chi non è stato eletto. Sono una figura istituzione e con queste mi rapporto. Ho chiesto ai rappresentanti, che non hanno organizzato l’occupazione, di fare da mediatori. Siamo arrivati a un compromesso. Ho chiesto di fare entrare i collaboratori scolastici e il personale di segreteria e i professori. Non è stato permesso a questi ultimi, ma va bene così».
Nelle scorse occupazioni lei è rimasto a dormire, lo farà ancora?
«Resterò qui per tutta la durata della protesta, anche di notte. Ho la poltrona per dormire, la stufetta, la musica sul cellulare, due libri di fenomenologia da leggere e qualche barretta da mangiare. Non me ne vado, non abbandono la nave. Se noterò la presenza di esterni o l’introduzione di sostanze stupefacenti e di alcolici, avviserò le forze dell’ordine, come ho fatto già due anni fa, quando feci finire l’occupazione in corso perché erano entrati cinque ragazzi che non erano miei studenti».
Ci sono stati momenti di tensione stamattina, Ha visto il video in cui un professore ha alzato l’ombrello contro gli studenti in picchetto?
«Non ero presente all’episodio, ma c’erano almeno 15 agenti in borghese. Se non sono intervenuti significa che non è avvenuto niente di grave. Lo hanno spiegato anche i ragazzi».
Ha sentito l’insegnante in questione?
«Non ancora ma lo farò. È vero che i professori dovrebbero avere nervi d’acciaio, ma in momenti di tensione può capitare che qualcuno perda le staffe. È un supplente».
Cosa succederà domani?
«I professori devono presentarsi comunque a scuola. Quattro o cinque classi dovrebbero partire per le gite. Vedremo se i ragazzi ci andranno. Oggi avevamo in programma anche le prove Invalsi. Sentito l’Ufficio scolastico regionale per chiedere come recuperarle».
Nelle sue parole c’è molta amarezza...
«Mi sono sentito «tradito», perché la settimana scorsa abbiamo fatto due giornate di cogestione in cui i ragazzi hanno potuto trattare tutti i temi che ora sono alla base dell’occupazione. Hanno avuto la possibilità di manifestare la loro opinione liberamente, senza censure. Stamattina sono rimasto sorpreso da vedere un picchetto così animato e determinato. Inoltre, hanno chiesto il sostegno di movimenti studenteschi esterni. Sono stato io a proporre la cogestione, l’anno prossimo non credo che lo farò. Se fossero persone responsabili dovrebbero proporci un’autogestione».
Prenderà provvedimenti contro chi ha occupato?
«Se non fanno danni, non fanno entrare esterni e non introducono sostanze vietate, non saranno sanzionati. In ogni caso, la responsabilità è in capo per primi agli organizzatori che dovrebbero garantire l’incolumità delle strutture e dei ragazzi. Se avrò le prove che qualcuno li incita a fare diversamente, allora saranno sanzionati».
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