I ragazzi del liceo classico: «Contro la scuola competitiva il governo Meloni e gli abusi delle forze dell'ordine». È il sesto episodio in poco più di un mese, il settimo se si considera il tentativo fallito al Boccioni
Gli occupanti non fanno entrare i professori, ma uno di loro perde le staffe e sferra un’ombrellata per sfondare il blocco. Momenti di tensione, lunedì mattina, fuori dal Liceo classico Parini, a Milano. Un gruppo di circa 400 studenti (su un migliaio totali) ha aderito alla proposta di occupazione lanciata dal Collettivo Rebelde, attivo nella scuola. I manifestanti sono arrivati molto presto a scuola e hanno fatto un picchetto per impedire l’entrata ai professori e ai compagni, lasciando entrare solo chi voleva aderire all’azione di protesta. Questo ha scatenato accese discussioni, sia con gli insegnanti, tra cui quella culminata nell’ombrellata, sia con la parte dei compagni contraria all’azione. In particolare gli studenti di quinta, che da oggi avrebbero dovuto sostenere le prove Invalsi. Al momento invece le lezioni sono sospese. Altre classi del liceo, invece, sono partite oggi per una gita in Sicilia. «È stata dura, ma siamo riusciti a occupare, abbiamo chiuso le porte e i professori sono rimasti fuori. Con la Digos abbiamo già trattato. Ci stiamo dividendo in gruppi per avviare le assemblee e abbiamo un servizio d’ordine» spiega una delle organizzatrici. Il preside Massimo Nunzio Barrella, è riuscito a entrare nell’edificio e al momento è in corso una riunione con i rappresentanti di istituto. Presenti anche i carabinieri. «Ha rifiutato di incontrare i rappresentanti dell’occupazione» dice uno studente.
Il Parini è il sesto liceo occupato a Milano in poco più di un mese, il settimo se si considera anche il tentativo fallito al Boccioni. Scioperi si sono verificati, invece, al Moreschi e al Leonardo.
L’occupazione è contro le politiche del ministro dell’Istruzione e del Merito (Miur) Giuseppe Valditara e più in generale contro il governo Meloni. In un documento diffuso dagli occupanti si parla dei fatti di Pisa e di Firenze. «Prendiamo posizione contro gli abusi delle forze dell'ordine che ledono il diritto costituzionale di manifestare la propria opinione. Mostriamo inoltre il nostro supporto ai 18 feriti, condannando le recenti parole della Presidente del Consiglio Meloni, secondo cui “non devono scusarsi di niente”». Critiche anche alla «scuola individualista e competitiva, dove il valore di una persona si misura attraverso i numeri. In un periodo, quello post-Covid, in cui già molti studenti soffrono profondamente a causa delle pressioni scolastiche, riteniamo che appesantirci ulteriormente con un sistema scolastico ancora più competitivo induca solo a un aumento del malessere psicologico. Inoltre non è produttivo in termini di performance scolastica». Per questo chiedono che il termine merito sia rimosso dal nome del Ministero «che dovrebbe dedicarsi alla creazione una scuola inclusiva e giusta».
Gli occupanti bocciano anche le ore di orientamento recentemente in introdotte dal Miur e i progetti di pcto (ex alternanza scuola lavoro) «Chiediamo che le ore extracurricolari siano strutturate sulla base di impegni e interessi di ciascuno, che siano ridotte e, soprattutto, che siano mirate in base a ogni percorso di studio». L’occupazione stigmatizza poi la «scuola - azienda che ci modella come fossimo ingranaggi di una fabbrica sociale».
Nei desideri dei ragazzi c’è più attenzione all’attualità: «Ci viene sempre detto che la scuola ci forma ad essere cittadini consapevoli. Eppure, gli argomenti di attualità non sono quasi mai trattati in classe. Non è tollerabile il silenzio su ciò che accade nel nostro presente, né si potrà mai definire completa una formazione incapace di fornirci uno sguardo critico sulla realtà. Dal momento che quasi nessun prof vuole prendersi la responsabilità o ha il tempo necessario per intavolare discorsi politici e attuali in classe, decidiamo di farlo in modo autogestito durante il periodo di occupazione». Ma la protesta tratta anche altri temi come la lotta alla violenza di genere, il benessere psicologico, il conflitto israelo-palestinese.
Articolo in aggiornamento
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