Gli studenti: «Il senato ha prodotto un documento in cui la Normale si impegna a evitare ogni forma di collaborazione con la filiera bellica e la produzione di tecnologie a scopi militari»
La Scuola Normale di Pisa dice no a un bando di ricerca in collaborazione con il governo di Israele e adotta un documento programmatico per mettere all’indice i progetti di collaborazione con aziende che operano nel campo degli armamenti. Pur non avendone mai avuti in passato: infatti il riferimento implicito — e critico — è al resto del mondo accademico.
Due decisioni in una, con toni decisi, che provengono dalla seduta del senato accademico di due giorni fa con l’approvazione di un documento nato su input della componente studentesca: la Normale «ritiene di essere chiamata, insieme a tutta la comunità scientifica internazionale, non solo ad attestare concretamente la propria solidarietà, ma anche a riflettere criticamente ad ampio raggio sulle ramificazioni del proprio lavoro».
La presa di posizione prende a riferimento l’articolo 11 della Costituzione. Nel documento la Normale «si impegna a esercitare la massima cautela e diligenza nel valutare accordi istituzionali e proposte di collaborazione scientifica che possano attenere allo sviluppo di tecnologie utilizzabili per scopi militari e alla messa in atto di forme di oppressione, discriminazione o aggressione a danno della popolazione civile, come avviene in questo momento nella striscia di Gaza e avvia le procedure per assicurare che tali principi abbiano piena espressione nei regolamenti della Scuola, integrandoli o modificandoli se necessario».
Per fare questo «chiede al Ministero degli Affari Esteri e a quello dell’Università di assicurare alla comunità scientifica che tutti i bandi e i progetti da essi promossi per favorire la cooperazione industriale, scientifica e tecnologica con altri stati rispettino rigorosamente i principi costituzionali e di riconsiderare il Bando Scientifico 2024 emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell’Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele».
Quel bando infatti finanziava attività di ricerca e sviluppo di tecnologie civili che però, questo è il punto, possono essere usate da Israele a danno della popolazione palestinese e che è stato additato come inopportuno da buona parte del mondo accademico.
Linee guida che il Senato accademico rimanda al direttore della Scuola perché se ne faccia portavoce in sede ministeriale alla quale si accompagna una più generale posizione politica chiedendo «il rilascio degli ostaggi e un immediato cessate il fuoco nella striscia di Gaza al fine di scongiurare l’ulteriore aggravarsi di una situazione umanitaria ormai disperata, che si configura ogni giorno di più come un’inaccettabile forma di punizione collettiva della popolazione palestinese».
L’associazione degli “Amici” dell’ateneo: «Sconcertati»
Sulla decisione arriva la presa di posizione dell’Associazione degli Amici della Scuola Normale Superiore di Pisa che, con una note, spiega di aver «discusso al suo interno la mozione approvata a maggioranza dal Senato accademico della Scuola il 26 marzo 2024, in particolare il punto in cui si chiede al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale di riconsiderare il Bando Scientifico 2024 emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell’Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele. I numerosi membri dell’Associazione intervenuti hanno tutti espresso il loro “sconcerto” e molti la loro “contrarietà” alla richiesta di riconsiderazione del Bando, ritenendo che “istituzioni universitarie come la Normale debbano piuttosto, nel rispetto delle opinioni dei singoli, preoccuparsi di valorizzare sempre la scienza, la cultura e l’arte come elementi di dialogo e di raccordo universale».
Gli studenti soddisfatti
Soddisfatti gli studenti che commentano: «Abbiamo scioperato dalla nostra quotidianità, bloccando le lezioni e la mensa il 20 marzo per rompere una normalità basata sul silenzio e per interrompere la complicità tra i saperi che produciamo e le guerre: davanti a un genocidio la neutralità è complicità. Il senato ha prodotto un documento in cui la Normale si impegna a evitare ogni forma di collaborazione con la filiera bellica e la produzione di tecnologie a scopi militari o di oppressione della popolazione civile, con particolare riferimento alla situazione a Gaza».
Il governo
Interpellate sulla richiesta della Normale di Pisa di rivalutare il bando Maeci Italia-Israele, fonti del ministero dell'Università e della Ricerca rispondono che il giudizio sulla decisione ricalca quanto già espresso in occasione di decisioni simili, come quella dell'Università di Torino. In quell'occasione, il ministro aveva giudicato la scelta sbagliata, seppur assunta nell'ambito dell'autonomia propria degli Atenei. Il ministro più volte e pubblicamente ha definito ogni forma di esclusione o boicottaggio «estranea alla tradizione e alla cultura dei nostri Atenei da sempre ispirata all'apertura e all'inclusività».
Le stesse fonti ricordano quanto dichiarato in una recente intervista: «Le Università non possono schierarsi o entrare in guerra», ha detto Bernini. Con questo, il ministro non vuole evidenziare un ruolo neutrale degli Atenei, anzi ha più volte rimarcato come la diplomazia della scienza sia un potente ed efficace strumento per la fine dei conflitti e la ricerca della pace.
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