Antonio Tiberi, ecco chi è la speranza del ciclismo italiano al Giro d'Italia 2024

diMarco Bonarrigo

Al Giro record di tappe senza leader azzurri: sono 68. Non resta che sperare nel 22enne romano che punta al podio

Antonio Tiberi, ecco chi è la speranza del ciclismo italiano

Antonio Tiberi

Se Tadej Pogacar resterà in testa alla classifica generale del Giro d’Italia anche oggi pomeriggio sulla salita di Bocca della Selva (difficile immaginare situazione diversa), il ciclismo italiano festeggerà un nuovo e poco invidiabile primato di tappe senza maglia rosa: sessantotto. L’ultimo a vestirla fu Alessandro De Marchi alle Grotte di Frasassi, il 13 maggio 2021. Il digiuno-record precedente risale al triennio 1972-1975 — Merckx imperante — nel periodo più grigio della storia del nostro movimento a pedali. 

Di Nibali all’orizzonte non se ne intravedono e anche dei più modesti Basso, Simoni, Cunego non esiste un potenziale clone. Un barlume di speranza però ce lo regala Antonio Tiberi da Gavignano (Monti Lepini, estremo lembo di romanità al confine con il frusinate), classe 2001, capitano del Team Bahrain e attualmente sesto in graduatoria a 4’23” dal Marziano ma a un solo 1’25” dal terzo posto occupato dal gallese Geraint Thomas.
Campione del mondo juniores a cronometro nel 2019, Tiberi entrò subito nel mirino dei team professionistici perché un azzurro forte contro il tempo e in salita è merce rara. Nell’inverno 2022 rischiò però reputazione e carriera per un fattaccio di cronaca: residente a San Marino per motivi fiscali come altri ciclisti nostrani, ebbe la pessima idea di sparare con un fucile ad aria compressa dalla finestra di casa al gatto del vice primo ministro e di centrarlo in pieno. Troppo per l’etica dell’americana Lidl-Trek che prima lo sospese, poi licenziò. Tiberi non è un bullo incosciente: capì l’enormità del gesto, fece sincera ammenda auto imponendosi lavori sociali in un canile e sopportando valanghe di insulti in Rete. E così una Bahrain in cerca di leader decise di dargli una seconda possibilità. 

Al Giro il nostro s’è fatto notare in due occasioni. Nella seconda tappa, quella di Oropa, quando ha prima forato e poi preso una bici fallata dall’ammiraglia, perdendo il ritmo e quasi due minuti e mezzo da Pogacar. E sull’altra salita, quella di Prati di Tivo, unico a provare un attacco al Marziano. «A dire il vero — ha spiegato ieri — non è che volessi mettere in difficoltà Tadej ma solo capire come stavano i miei diretti avversari. Lui al momento è fuori portata, mi piacerebbe scambiarci due parole per conoscerlo meglio ma in dieci tappe non siamo mai riusciti a trovarci un attimo faccia a faccia». Poga, che nella sua debordante superiorità cerca disperatamente qualcuno che lo attacchi per poterlo inseguire e bastonare, ha ricompensato il laziale con l’epiteto di «tipo con le palle». 

Tiberi sta bene ed è in crescita, davanti a lui ci sono a 1’43” un brillante Dani Martinez, i più traballanti Thomas (+1’25”) e O’Connor (+44”) e il suo rivale diretto per la maglia bianca di miglior giovane, il talento fiammingo Uijtdebroeks che lo precede di soli 21”. «Sono molto ottimista — spiega Antonio — perché la cronometro di sabato a Desenzano mi piace e le tappa di Livigno con il Mortirolo, quelle dello Stelvio e di Bassano con il Monte Grappa le trovo adatte alle mie caratteristiche». Nel frattempo si rilassa con una mezz’ora quotidiana dopocena di Netflix («Non ricordo i titoli, ma amo le serie americane che parlano di misteri irrisolti») e con telefonate a genitori e fidanzata che vede pochissimo, lui che tra ritiri e gare è lontano da casa da dicembre.

Per la cronaca non occupiamo il secondo gradino del podio del Giro dal 2021 (Caruso, che aveva 34 anni) e il terzo dal 2017 con il già 33enne Nibali. Un ragazzo di 22 anni celebrato sul palco dei Fori Imperiali, vicino a casa sua, non sarebbe un brutto epilogo.

14 maggio 2024

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