Il lago abbassato di un metro per poter entrare nei locali allagati. Le operazioni di notte per recuperare i quattro corpi
Per tutto il giorno l’acqua ha continuato ad invadere altri piani dell’enorme struttura in cemento armato, costringendo i soccorritori a bloccare le ricerche dei quattro dispersi ancora intrappolati nelle viscere della centrale idroelettrica Enel Green Power di Bargi. Non c’erano le condizioni di sicurezza per i sommozzatori che devono operare a 40 metri sotto il livello del lago. Tecnici, soccorritori e responsabile della centrale hanno più volte rivisto i piani di intervento per capire da dove entrasse l’acqua che, dopo aver allagato il nono piano, ha invaso anche l’ottavo. «Per operare in sicurezza bisogna assolutamente accertare da dove entra quest’acqua — spiegava a metà giornata il portavoce dei Vigili del fuoco Luca Cari —, se dovesse arrivare da una valvola ad alta pressione una sua eventuale rottura provocherebbe un allagamento istantaneo di tutto l’impianto per diversi piani».
Troppo alto il rischio per i soccorritori che hanno preferito temporeggiare e capire prima di agire. Ma dopo diverse ispezioni, anche all’esterno della centrale si è arrivati alla conclusione che l’acqua non entrerebbe dalle valvole delle turbine a valle, ma da altri condotti a monte.
Si tratterebbe di quantità «importanti» che però dovrebbero progressivamente esaurirsi. In più si è intervenuti a drenare l’acqua con l’ausilio di potenti idrovore. Ed è stato anche «abbassato il livello del lago di circa un metro», ha spiegato l’assessore alla Protezione Civile Irene Priolo.
Interventi che hanno permesso di ricreare le condizioni per tornare ad operare in sicurezza e, così le ricerche sono riprese. «Scandaglieremo l’interno dei piani da meno 8 a meno 10 dove pensiamo di trovare le persone coinvolte nell’incidente — conferma il comandante del Vigili del fuoco di Bologna Calogero Turturici—. Abbiamo stabilizzato il rischio idraulico all’interno del pozzo».
Si torna dunque a ispezionare gli enormi vani di circa 30 metri per 40, invasi dalle macerie. Nell’esplosione oltre a collassare il solaio tra ottavo e nono piano è crollato anche parte di quello tra ottavo e settimo. Ambienti «ostili» dove ieri i soccorritori hanno potuto lavorare solo con un robot che ha scandagliato gli anfratti più difficili da raggiungere. «Dobbiamo sempre coltivare la speranza che si possa verificare un miracolo», affermano i Vigili del fuoco, aggrappandosi alla flebile ipotesi di un anfratto che possa aver protetto per tre giorni i 4 operai coinvolti nell’esplosione.
Intanto muove i primi passi l’inchiesta della Procura di Bologna che procede per disastro e omicidio colposo, anche se in questa fase non ci sono indagati. Gli inquirenti stanno già raccogliendo documenti utili alle indagini e quanto prima ascolteranno i testimoni oculari della tragedia. Come Pierfrancesco Firenze che ha raccontato: «Ho visto la fiammata e poi il fumo, ho sentito lo scoppio». A riferire le sue parole per il momento è stata la moglie che ieri è arrivata davanti ai cancelli della centrale con il marito «ancora sotto choc».