Dossieraggio, la Procura di Roma indaga su Gabriele Gravina

“Proposta di trasmissione alla Procura distrettuale di Roma del lavoro di approfondimento svolto dal Gruppo di lavoro SOS sul conto di Gabriele Gravina, attuale presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.)— gia? presidente della Lega Pro fino al mese di ottobre 2018".

È iniziata così l’indagine della procura di Roma, con una segnalazione che dalla Procura nazionale Antimafia è arrivata fino ai corridoi di piazzale Clodio. E i magistrati romani, come è doveroso, hanno aperto un fascicolo in cui non ci sono indagati.

Sul come e sul perché le informazioni su Gravina siano state acquisite dall’Antimafia, è materia di indagine della Procura di Perugia, che lavora sul mondo che vede come protagonisti Antonio Laudati e Pasquale Striano, il giudice e il finanziere accusati di centinaia di accessi abusivi ai sistemi informatici.

A prescindere dal come e dal perché però c’è il cosa. Cosa ha trovato il finanziere Striano digitando sulle banche dati il cognome del presidente della Federcalcio? È questo l’ambito di indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini.

Un’inchiesta sulla quale lavora da un anno il pm Sabrina Calabretta. Gli atti perugini ricostruiscono la vicenda registrando un “accesso abusivo alla banca dati Siva2 in data 28 luglio 2022 per consultare eventuali ss.oo.ss (segnalazione di operazioni sospette ndr) presenti a sistema concernenti il nominativo Gabriele Gravina”, si legge negli atti.

Il capo di imputazione “Nn”, quello che parla di “abuso d’ufficio”, spiega che il 23 marzo del 2023 dalla procura nazionale Antimafia è partito un atto diretto al “Tribunale di Roma”: “prot. 837.1”, si chiama.

È firmato dal magistrato Antonio Laudati. E in questo si “attestava falsamente che la fonte di innesco dell’attività investigativa” dell’indagine sul conto di Gravina erano “elementi informativi provenienti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno e da quest'ultima acquisiti nell'ambito di proprie attivita? investigative”.

Secondo i pm di Perugia la vicenda è andata diversamente: l’origine dell’indagine non era la procura di Perugia, ma le informazioni ottenute da “Emanuele Floridi” in alcuni incontri. Da qui anche l’accusa di “falso”. Perché con questa “condotta”, secondo i pm, “favorivano intenzionalmente un danno a Gabriele Gravina” ipotizzando “attività illecite poste in essere dallo stesso Gravina”.

Anche per questo Laudati e Striano sono indagati a Perugia. Tuttavia, a prescindere da come sia nata l’indagine che riguarda Gravina, l’inchiesta è finita a Roma. Perché occorre verificare se i sospetti inviati a Roma siano o meno fondati.

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