Contro la Bosnia, gli azzurri hanno mostrato una crescita: le imbucate degli incursori, il gioco sulle fasce, alcuni movimenti sincronizzati. Bene anche Donnarumma, Frattesi e Scamacca. Mancano personalità e concentrazione, bisogna alzare i ritmi e trovare l'identità di squadra
DAL NOSTRO INVIATO
ISERLOHN L’Italia è sbarcata a Dortmund ieri pomeriggio all’ora dell’aperitivo. Luciano Spalletti ha messo in valigia parecchie indicazioni confortanti: Donnarumma, sempre criticato a Parigi, sembra quello dell’Europeo vinto, Scamacca è il centravanti a lungo inseguito e Frattesi è molto più di un rincalzo. Non solo singoli, però: contro la Bosnia, che non è né la Spagna, né la Croazia, le rivali più pericolose del girone, davanti a noi nel ranking Fifa, qualcosa si è visto: le imbucate degli incursori, il gioco sulle fasce, alcuni movimenti sincronizzati. Funzionano le verticalizzazioni e le transizioni.
Cosa va migliorato
Ma è presto per parlare di identità di squadra. Ancora non ci siamo se vogliamo arrivare (almeno) ai quarti, l’obiettivo minimo di questa Nazionale campione d’Europa. «Siamo al 70 per cento», ha ricordato Spalletti prima di lasciare Empoli, lo stadio del suo cuore. Dobbiamo migliorare la velocità, cancellare le pause, crescere nell’attenzione e nella personalità. Essere più cinici e precisi negli ultimi venti metri. Contro la Bosnia abbiamo sprecato più volte l’occasione di raddoppiare e alla fine ci ha salvati Donnarumma. Con l’Albania, che è molto italiana e non faticherà a individuare le nostre debolezze, certe leggerezze non possiamo permettercele. E neppure gli errori dietro, maturati per superficialità.
Le tre occasioni bosniache sono arrivate grazie alle gentili concessioni di Calafiori, Buongiorno e Dimarco. «Siamo sulla buona strada», insiste il c.t. che si scalda al fuoco dei miglioramenti. Dalla Turchia alla Bosnia, al netto della differente qualità dei nostri avversari, abbiamo visto una crescita. E vogliamo considerarla beneaugurante.
Spalletti inaugurerà oggi pomeriggio la fase decisiva del lavoro con il primo allenamento tedesco, a porte aperte, allo stadio di Hemberg, battendo su un paio di tasti: alzare il ritmo e migliorare la personalità. La squadra è giovane, undici giocatori su ventisei hanno meno di dieci presenze in Nazionale e questo, in una manifestazione tosta come l’Europeo, ha il suo peso.
Chiesa indietro ma ci sarà, Frattesi e Scamacca certezze
Siamo a metà del guado, il c.t. è arrivato dieci mesi fa all’improvviso e non ha avuto molto tempo per lavorare. Ma dopo aver staccato il biglietto per la Germania ha avviato, complici anche infortuni pesanti, soprattutto quelli di Acerbi, Berardi e Zaniolo, una rivoluzione green che favorirà la transizione verso il Mondiale americano, il vero obiettivo di questo ciclo.
Ma non possiamo sbagliare nella gelida Germania, con temperature autunnali. Spalletti ha confessato di avere «al massimo un dubbio di formazione» in vista dell’esordio. Tra Darmian e Di Lorenzo sul centro destra della difesa a tre dove Buongiorno è in vantaggio su Mancini. Difficile rimanga fuori Chiesa, che ancora stenta a trovare la posizione e a occupare gli spazi dietro la punta come vuole Spalletti. Frattesi spinge Pellegrini in panchina, tanto che il romanista nell’ultimo allenamento a Coverciano è stato arretrato sulla linea mediana dove torna a aumentare l’incertezza su Barella, che anche ieri non si è allenato. Se non dovesse farlo neppure oggi, le possibilità di vederlo in campo al debutto scenderebbero drasticamente e salirebbero quelle di Cristante perché, come dice il c.t., serve la scocca, cioè il fisico.
Scamacca ha tutto: il fisico e adesso, dopo essere stato escluso dalla tournée americana, anche la testa giusta. Non è più tempo di playstation. Ora aspettiamo i gol.