In un solo giorno ha fatto 45 accessi abusivi. Usava la sua password e creava pre-dossier
� luned� 7 giugno 2021, l’emergenza coronavirus � ormai al tramonto, e il finanziere Pasquale Striano interroga le banche dati pi� disparate (e invasive) per conoscere la verit� su imprese, multinazionali e persone qualunque. Vengono censiti quarantacinque accessi abusivi in un unico giorno. Ticchettare sui tasti non lo affatica, fissare lungamente lo schermo non lo disturba: scrupoloso, infaticabile, curioso, Striano interpella le banche dati a sua disposizione dalla sua postazione in via Giulia, uno dei luoghi �magici� della Capitale, conquistato grazie a un trasferimento che sa di promozione. E infatti dagli uffici lungo il Grande raccordo anulare dov’era quando lavorava al Nucleo di Polizia valutaria � approdato, infine, al palazzo dell’Antimafia.
Il luogotenente � l’uomo che vuole sapere. Entra con la sua password (lavorativa) all’interno di server che gli restituiscono profili completi di personalit�, semplici cittadini, aziende. Interroga Serpico (la banca dati) oppure Siva, Infocamere e Sdi alternativamente e quasi compulsivamente. Vuol sapere i precedenti di polizia di alcuni. L’ossatura aziendale di imprese. Le (eventuali) segnalazioni di operazioni sospette nei confronti di gente che si � trovata a incrociare la sua strada. Gli basta un cognome e un codice fiscale, un indirizzo e una partita Iva e quelli svelano un mondo.
Non sa dire di no. Non si nega a nessuno. Certi lo utilizzano, almeno stando a quanto dicono i pm. � il caso di Antonio Laudati, l’ex pm antimafia che lo interpella per quello che appare niente pi� che un favore. Come gli accessi abusivi finalizzati a ottenere informazioni sulla Curia Generalizia dei frati minori conventuali che, con la loro dismissione del convento di Santa Severa, minacciavano la quiete del loro vicino ed ex pm antimafia. Striano digita credenziali e password al suo solito per poi confezionare un �pre-dossier� da inviare all’ex numero uno dell’antimafia Federico Cafiero De Raho, che lo trasferir� al procuratore di Roma.
Oggi, assistito dal suo difensore l’avvocato Massimo Clemente, il finanziere si definisce �amareggiato e preoccupato�. Per paradosso sembra essere orgoglioso del proprio lavoro malgrado l’apparente attitudine (ancora da dimostrare) a piegarlo alle proprie esigenze. In passato ha svolto mansioni importanti, indagando sulla latitanza di Marcello Dell’Utri e su quella di Amedeo Matacena. I suoi capi lo sguinzagliarono contro i clan dei Moccia e dei Casalesi. Una vita in trincea. Un contrappasso inatteso.
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4 marzo 2024 (modifica il 4 marzo 2024 | 08:57)
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