Milan, Ganna e Consonni: ragazzi d'oro in pista: «amici per sempre» e avversari sulla strada

diGaia Piccardi, inviata a Andora

Tre quarti del poker di Marco Villa il c.t. della pista che dopo il Giro spera di riavere i suoi uomini in forma, sani e salvi e motivati per i Giochi di Parigi

Simone ha il baffo che trema: l’asso di 194 centimetri con il 46 di piede che ha estratto dal mazzo per calarlo sull’arrivo della terza tappa del Giro non è soltanto il capitano della Lidl, ma anche il migliore amico con cui divide passioni («Biciclette e alte velocità, in pista e su strada»), ritiri a Montichiari e trasferte, volate infelici («L’unico argomento su cui discutiamo: quando non troviamo affinità nei finali di corsa») e gloriose, come il raggio di sole di nome Jonathan Milan che ieri ha trafitto il traguardo di Andora, cacciando un urlo che ha messo paura anche a Flavio e Elena, i genitori.

 Per una volta la storia di chi vince è giusto che cominci dal gregario che la scrive, Simone Consonni da Ponte San Pietro (Bergamo), baffo a manubrio e cosce volitive, campione olimpico e mondiale di quel quartetto dell’inseguimento che ai Giochi di Tokyo fece scintille (oro e record del mondo), in Giappone era al lancio, qui al Giro ha guidato la squadra all’inseguimento della freccia Ineos Filippo Ganna, suo compagno in Nazionale, poi ha preso per mano Milan, il lavoro che è pagato per fare in Lidl, e si è rialzato sul manubrio per osservarlo trionfare.

 Tre quarti del poker di Marco Villa («Sarebbe stato bello avere qui anche Francesco Lamon...» ha detto Ganna all’arrivo dopo l’azione bellissima, da Milano-Sanremo, che ha spaccato il finale), il c.t. della pista che dopo il Giro spera di riavere i suoi uomini in forma, sani e salvi e motivati: a Parigi 2024 e alla riconferma dei campioni in carica, a quel punto, mancheranno solo 61 giorni. Simone è passato al bus della Ineos a cercare Pippo, che però era sotto la doccia: nessuna ruggine, per carità, nelle dinamiche concitate di una volata furibonda non si guarda in faccia nessuno ma l’amicizia è l’architrave su cui poggia il quartetto d’oro, meglio non lasciare indietro nulla di non detto. 

Di Ganna Consonni è scudiero, di Milan luogotenente, al Giro dividono la camera, sono sempre insieme, per dovere e per piacere. «Non è un rapporto di lunga data però è solido e intenso — racconta Simone —, è nato quando Jonathan è arrivato al velodromo di Montichiari ed è entrato nella squadra della pista». Classe ‘94, è di sei anni più grande di Milan, che è giovane e impulsivo: «Ogni tanto parla di pancia, è un vulcano in eruzione, allora io provo a farlo stare calmo e ragionare». Ieri gli ha gridato «vai!» e l’ha visto partire come un treno verso la seconda vittoria della carriera nella corsa rosa, è passato un anno esatto da San Salvo (Giro 2023) però nel frattempo è cambiato tutto: «Io non sono più lo stesso, la squadra è diversa, la motivazione tutta nuova — racconta Milan con l’espressione estasiata da bambino gigante —, ho preso coscienza di cosa vuole dire correre da professionista. Nelle giovanili non mi sono mai espresso più di tanto: pensavo a divertirmi e basta. La mia crescita è stata graduale, non mi fermo, su queste strade della Liguria voglio tornare con ambizione per la Sanremo». E Consonni? «Beh con lui è una vera amicizia. È qualcosa di bello». 

Pippo, Simone, Jonathan. Fratelli coltelli per una tappa, con la lama spuntata. Capo Mele ha acceso la miccia, i sentimenti che li uniscono, e la voglia di tenersi al collo l’oro olimpico, l’hanno subito spenta. Aspettando Lamon, assente al Giro perché non è tra i suoi programmi, la festa è qui, sul lungomare di Andora, dove i due compagni che si divertono a fare scherzi al massaggiatore del team si abbracciano e il terzo, Ganna, si chiarisce con i boss della Ineos, che vorrebbero imbrigliare la sua esuberanza: «Un grande attacco non è stato, sennò avrei vinto. Quindi sono deluso». In vista di Parigi, Villa li vuole così: perennemente alla ricerca del risultato. Il 75% dell’oro di Tokyo, affacciato sul mare.

8 maggio 2024

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