Amman ha un ruolo chiave (e delicato): �Intercettati droni e missili. Evitare l’escalation�. Dopo le minacce di Teheran, il Regno di Re Abdallah smorza i toni ma resta fedele agli accordi militari con gli Usa
�Per la Giordania sono ore complicate e delicate. Del resto � cos� dal 7 ottobre�. Nasi all’ins� per tutta la notte tra sabato e domenica ad Amman, dopo l’attacco lanciato da Teheran.
La monarchia hashemita ha tenuto fede al ruolo di Stato cuscinetto e alleato di Washington nella regione, oltre che partner di Israele: ha intercettato �droni e missili� iraniani — alcuni frammenti sono caduti anche su territorio giordano senza causare feriti — e allo stesso tempo ha incassato la minaccia di Teheran (�Se ostacolerete l’attacco, sarete i prossimi�, � stato il messaggio recapitato dai guardiani della rivoluzione). Un test importante per Netanyahu ma anche per l’amministrazione Biden che, in stretta collaborazione con Israele, e sulla scia degli accordi di Abramo stretti da Trump, ha portato avanti un la creazione di un ombrello di difesa regionale con la cooperazione dei Paesi europei, tra cui Gran Bretagna e Francia, e di diversi Stati sunniti della regione, compresa la Giordania, l’Arabia saudita e gli Emirati. Il sistema entrato in azione sabato notte si basa su una rete composta da sensori distribuiti in diversi Paesi, cui i partner contribuiscono con i radar posizionati vicino al confine iraniano.
Durante i primi sei mesi di guerra si sono avuti diversi segnali del funzionamento di questo sistema di difesa regionale, soprannominato dagli americani Mead (Middle East Air Defense Alliance). Ed � di questa �alleanza� che fa parte anche la Giordania. Niente di ufficiale, per�. Il 2 febbraio, quando sono circolate notizie sui media della partecipazione giordana agli attacchi aerei statunitensi in Iraq come risposta ai raid sulle truppe statunitensi costato la vita a tre soldati americani proprio vicino al confine, Amman ha negato. A re Abdallah II, cos� come ai sauditi e agli emiratini, conviene ancora una volta tenere il piede in due scarpe. Come spiega al Corriere Osama Al Sharif, commentatore politico e columnist giordano, Amman fa attenzione a non esacerbare i toni: �Il nostro governo ha ordinato la chiusura dello spazio aereo e ha operato per proteggere i propri cieli e la propria sovranit�. Per la monarchia i nodi sono tanti e il rischio di un’escalation regionale del conflitto � reale. �Nell’ultima decade siamo stati coinvolti nel conflitto siriano con un afflusso di rifugiati enorme cos� come abbiamo fatto parte della coalizione anti-Isis. Ma il Paese � sempre riuscito a restare in equilibrio. Ora per� le sfide sono pi� complesse e stratificate�, conclude Al Sharif.
A riavvolgere il nastro, i timori giordani di diventare teatro di una nuova proxy war non appaiono cos� infondati. Gi� alla fine dell’ottobre di quest’anno, Amman ha chiesto a Washington di schierare il suo sistema di difesa missilistico Patriot ai confini. Dal 2020, le milizie appoggiate dall’Iran sono diventate sempre pi� attive i sul confine tra Giordania e Siria, in particolare vicino alla base Usa di al-Tanf, appena un passo oltre il confine in Siria e sull’autostrada Bagdad-Damasco, la stessa che i gruppi sostenuti dall’Iran cercano di controllare per il traffico di armi e droga, in particolare di Captagon . Un teatro in cui l’esercito giordano � stato coinvolto in scontri sempre pi� violenti e mortali con gli agenti di Teheran.
Nel 2021, re Abdallah II, scavalcando il parlamento, ha firmato un accordo di difesa con gli Stati Uniti che consente il libero ingresso di forze, aerei e veicoli statunitensi per �cooperazione di addestramento e antiterrorismo�. E a gennaio Washington ha siglato un accordo da 845,1 milioni di dollari per sostenere il bilancio del Regno. Soldi cui � difficile rinunciare.
Risolto un problema per� se ne apre un altro. I cugini sunniti non contribuiscono di certo alla stabilit� del Regno. Nel 2021, il principe Hamzah, fratellastro ed ex principe ereditario, � stato messo agli arresti domiciliari , mentre quindici personalit� di spicco sono state arrestate, tra cui l’ex alto funzionario Bassem Awadallah, famoso per la sua vicinanza con un altro principe ereditario, il reggente saudita Mohamed Ben Salman e con gli Emirati Arabi Uniti.
Dopo il 7 ottobre, inoltre, l’opinione pubblica del Paese — il 60%, dei giordani � di origine palestinese — ha iniziato a protestare per i raid israeliani su Gaza. E ora non passa giorno in cui gli osservatori non facciano notare come in Giordania la popolarit� dei gruppi anti-occidentali come i Fratelli Musulmani sia aumentata. Movimenti cui Teheran e Mosca guardano sicuramente con interesse.
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14 aprile 2024 (modifica il 14 aprile 2024 | 19:16)
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