Il cantautore si racconta prima del concerto all'Alcazar: «La Capitale accoglie tutti a braccia aperte. I "Figli delle stelle" di oggi? Lo sono all'ennesima potenza e si battono per l'ambiente»
I ricordi della sua Roma, agli albori di una carriera ancora tutta da inventare. Il futuro della musica in un mondo dominato dalla tecnologia in cui gli uomini sembrano aver perso le coordinate e la speranza nelle nuove generazioni. Sotto palco, a cantare i classici del suo repertorio ma anche brani della discografia più recente, un pubblico di giovanissimi abbassa la media anagrafica (mentre i ragazzi della «Gen Z» filmano ogni istante con lo smartphone, i cultori dell'analogico si mettono in fila per farsi autografare la copertina del vinile). I ventenni che ondeggiano facendosi trasportare dalla melodia scandiscono tutte le strofe a memoria: tra loro, un gruppo di fan tedeschi che sembrano usciti dalla copertina di una rivista di moda degli anni Settanta (gli uomini in giacca di velluto e foulard al collo le donne in top striminziti e pantaloni a zampa). È partito venerdì 19 aprile dall'Alcazar di Roma il tour «Cosmica» (come il nuovo singolo prodotto dal bassista e dj Bruno Belissimo) di Alan Sorrenti, icona del progressive rock che ha raggiunto il successo grazie a hit senza tempo dal ritmo ballabile come Figli delle stelle e Tu sei l'unica donna per me: prima tappa di un viaggio che toccherà l'Italia, soprattutto il sud.
«Oggi passeggiare di notte lungo il fiume sarebbe impossibile...»
Il live nella Capitale suona un po' come la chiusura del cerchio, il ritorno a Trastevere dove negli anni Settanta Sorrenti (per metà napoletano, per metà gallese) approda con una valigia carica di sogni. Pensava di iscriversi al Centro sperimentale di cinematografia («Volevo fare il regista»), ma la musica - che in quel periodo sta attraversando una fase di straordinario fervore creativo - lo ha travolto: «Era il modo più immediato di esprimersi». A Roma l'artista riconosce lo spirito inclusivo, la «capacità di accogliere tutti a braccia aperte», caratteristica ancora più spiccata nello storico rione straripante di vita agli inizi della sua carriera: «Ci veniva Andy Warhol, all'epoca frequentavo lo studio di un pittore che mi raccontava del Greenwich Village e della beat generation... In piazza di Santa Maria in Trastevere si poteva ancora parcheggiare l'auto, io ci lasciavo il furgone quando venivo a suonare... In questi giorni ho portato la band a fare un giro e ho spiegato ai ragazzi che Trastevere è molto cambiato, ma conserva ancora la sua effervescenza... Certo, adesso sarebbe impensabile fare una passeggiata di notte sulle sponde del fiume...».
«L'impatto dell'intelligenza artificiale dipende solo da noi»
Se negli anni Settanta i «Figli delle stelle» erano i sognatori che esprimevano i cambiamenti estetici e di costume in atto nella società, Sorrenti ritiene che i millennials lo siano all'ennesima potenza ma con un approccio meno utopico e più concreto: «Sono i protagonisti di una rivoluzione, magari poco visibile, ma di fondamentale importanza per la salvaguardia dell'ambiente». Dal movimento dei «Fridays for future» alle sfide dell'intelligenza artificiale, che «è già tra noi» e il cui impatto dipenderà dai dati che consegneremo alla tecnologia: «Siamo a un bivio, dobbiamo scegliere se continuare a veicolare violenza e denaro, i valori che oggi purtroppo sembrano prevalere, o imboccare un'altra strada... Dipende soltanto da noi...».
Sul palco anche Tony Esposito
Nella serata da tutto esaurito sale sul palco un'altra pietra miliare della scena italiana degli anni Settanta con il quale Sorrenti condivide le origini napoletane e l'approdo a Roma, Tony Esposito, che con le sue percussioni regala un tocco di magia in più a Tu sei l'unica donna per me, brano vincitore del Festivalbar nel 1979. La sala impazzisce nel tripudio di schermi accesi, mentre una pioggia di stelle avvolge il pubblico che incalza a ripetizione: «Se non canti l'ultima, noi non ce ne andiamo». Ma Sorrenti, avvolto in una camicia con due serpenti blu disegnati che sembrano agitarsi nelle loro spire, è già dietro le quinte: dietro si sé ha lasciato la scia cosmica che da sempre lo accompagna, eterno ragazzo degli anni Settanta.
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