ROMA - Ha un nome la bussola che il governo ha scelto nelle ultime ore per direzionare il Mes in Parlamento. Si chiama Ecofin. Sarà l’esito della videoconferenza tra i ministri europei delle Finanze a decretare il destino dell’accordo che ha modificato il Fondo salva-Stati.
Se l’accelerazione di Francia e Germania sul nuovo Patto di stabilità si incastrerà con le richieste dell’Italia, per Giorgia Meloni sarà difficile, se non impossibile, chiedere alla Camera di rinviare ancora il via libera.
Al contrario, se la fumata sarà nera o se comunque le richieste del titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti non saranno accolte, almeno in parte, un nuovo posticipo diventerebbe “naturale, anzi doveroso”, si lascia sfuggire una fonte di governo. Una ripicca, insomma.
Un dato è certo, nei ragionamenti che ieri sera hanno preso forma a Palazzo Chigi: il Mes sbarcherà nell’aula di Montecitorio, giovedì. Questa volta nessun trucchetto per svincolare il disegno di legge di ratifica dal calendario dei lavori stabilito dalla conferenza dei capigruppo.
La settimana scorsa era toccato al decreto Anticipi fare da tappo, con un esame extra-large. Oggi, al contrario, il primo cedimento della linea dilatoria portata avanti per mesi: la commissione Bilancio formulerà il parere al provvedimento. Sarà positivo. E così il ddl potrà viaggiare verso l’emiciclo.
È a questo punto che entrerà in azione la bussola. La freccia rossa ha due possibili orientamenti: votare o rinviare ancora, in quest’ultimo caso seguendo lo schema già adottato a inizio luglio, con la sospensiva che ha fatto slittare l’esame del Mes per quattro mesi. Seguita da raffinati espedienti parlamentari che hanno sortito lo stesso effetto.
L’ultimo ieri, in commissione Bilancio, con un escamotage congegnato dalla deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli, la relatrice del provvedimento. Facendo leva sul dossier del Servizio studi della Camera, ha chiesto al ministero dell’Economia una valutazione sui costi legati all’attivazione del Fondo di risoluzione unico.
E nella richiesta è finita anche una delucidazione sulle modifiche da apportare per rendere coerente il Mes con la nuova governance europea. Il Mef risponderà stamattina: non sono previsti oneri a carico dello Stato.
Ma le opposizioni sono sul piede di guerra. Ieri hanno abbandonato i lavori della commissione. "Una sceneggiata irrispettosa, un teatrino inutile e non richiesto”, ha chiosato il deputato di Avs Marco Grimaldi.
Nel mirino è finita la lettera, datata 9 giugno, che il Mef ha inviato alla commissione Esteri, in risposta ai chiarimenti sui costi del Mes. "Non discendono nuovi o maggiori oneri”, recitava il passaggio più importante. “Lucaselli ha chiesto una cosa che già si sa, è solo un modo per prendere tempo”, ha aggiunto Grimaldi. Eccolo il Mes dei veleni che scuote il Parlamento.
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