FERRARA – L’uccisione brutale di un ragazzo di 18 anni, un prete che prima rivela e poi nega e tace, un assassino cercato da oltre 35 anni che per ora l’ha fatta franca. “Willy era il sole. Era sempre sorridente, voleva bene a tutti. Non sapeva cosa fosse il male, e forse per questo si sono approfittati di lui. Abbiamo fatto di tutto per sapere chi l’ha ucciso, speriamo ancora di riuscire a scoprirlo”. In Luca Branchi l’intensità del dolore per l’omicidio di suo fratello, ammazzato come si fa con gli animali da macello, ha la stessa forza della speranza che ancora serba e coltiva. Luca, che è rimasto solo dopo la morte dei genitori, non si arrende. Vuole sapere il nome di chi gli ha portato via un fratello di appena 18 anni.
Quello che per la cronaca risulta un “cold case”, un delitto irrisolto, per Luca è una ferita che non si rimargina, un impegno preso con sé stesso per tutelare la memoria del fratello. Ma da 35 anni attorno al dramma di Willy Branchi, ritrovato cadavere la mattina del 29 settembre 1988 a Goro, nel Ferrarese, è scesa una nebbia fitta, in cui poco si vede e ancora meno si sente. Una “cappa di omertà”, l’hanno definita i carabinieri del Comando provinciale di Ferrara lo scorso novembre, in un inconsueto ed accorato appello perché chi sa parli. Perché, ricordava ancora l'Arma, "i suoi genitori sono morti senza sapere chi è stato a togliere la vita al loro figlio e vederlo assicurato alla giustizia".
Festini a sfondo sessuale con ragazzini fragili
Dalle indagini e da alcune testimonianze nel corso degli anni è emerso nella zona un giro di festini a sfondo sessuale, che vedeva coinvolti adulti e giovani. La pista della perversione, degli “orchi” che si approfittavano di ragazzi fragili, resta quella ancora più solida: il sacerdote di Goro parlò di Willy come di "un trastullo". Willy ucciso perché non parlasse? O rapinato? Per provare a scalfire una coltre che ha resistito in un paese di 4000 anime per così tanto tempo Luca Branchi ha fatto installare quattro buchette della posta in altrettanti centri della zona (Goro, Oca Marina, Lido di Volano e Lido delle Nazioni) per raccogliere messaggi e suggerimenti anonimi. A sole dodici ore di distanza, una delle buchette è stata rubata. Non un bel segnale.
La prima pista risulta sbagliata
E’ una storia molto lunga, di cui non si può ancora scrivere la parola fine, quella dell’omicidio di Willy Branchi. È l’avvocato Simone Bianchi, che affianca la famiglia da dieci anni, a ripercorrerla passo per passo. Willy, un ragazzo di 18 anni con un lieve disturbo cognitivo, viene trovato morto sulle rive del Po a Goro nel settembre 1988, ucciso con un’arma da macello. “Di quell’omicidio viene chiamato a rispondere Valeriano Forzati, che aveva legami con la Mala del Brenta.
Lui si dichiara innocente, ma viene processato. Pochi mesi dopo Forzati compie la cosiddetta “Strage del Laguna Blu”, un night di Mesola, dove uccide tre persone: termina la mattanza facendo perdere le sue tracce. Dopo qualche tempo si consegna all’autorità giudiziaria in Argentina, dove viene rinchiuso e morirà in seguito a un’aggressione. Nel frattempo il processo a suo carico viene svolto in contumacia e viene assolto perché non ci sono elementi per una sua condanna”. Una pista, dunque, finita nel nulla.
La lettera anonima dove si fa il nome del killer
“Sulla vicenda cala un silenzio totale”, fino a che nel 2014 Luca Branchi, prendendo spunto da diversi cold case su cui si tornava a indagare grazie alle nuove tecnologie, lancia un appello per raccogliere nuovi elementi. “Da lì andiamo a predisporre un esposto perché riteniamo che ci siano gli elementi per riaprire le indagini: soprattutto la telefonata del prete di Goro, di don Tiziano, con il cronista del Resto del Carlino di Ferrara Nicola Bianchi. Il prete indica una persona ben precisa come possibile assassino, aiutato dai due figli”.
Gli investigatori “si arrivano a scontrare con una diffidenza e una vera e propria omertà da parte del paese. Le persone, chiamate in Procura come testimoni, si mostrano reticenti. A quel punto il procuratore è costretto a una richiesta di archiviazione”.
La famiglia si oppone – siamo nel 2018 – e il gip accoglie la richiesta di proseguire con le indagini, indicando soprattutto la figura del prete che continua ad avvalersi del segreto confessorio. La speranza non si spegne, dunque. “Da quel momento si sviluppano una serie di indagini e si arrivano a iscrivere nel registro di indagati alcune persone. Prima una figura molto ambigua, che di questa vicenda pare sapere molto; ma poco dopo muore senza rilasciare dichiarazioni importanti. Successivamente vengono iscritti due pescatori di Goro: uno dei due avrebbe trasportato il corpo di Willy” dove fu ritrovato.
La lettera anonima
Nel frattempo Luca Branchi riceve una lettera anonima, “con indicazioni molto precise su quello che potrebbe essere l’assassino. La lettera viene inviata al Ris, poi rimane un po’ accantonata, e adesso torna clamorosamente attuale”: la Procura la riprende, la ristudia, “e tutti gli elementi che la lettera riporta vengono riscontrati”. A quel punto “accade qualcosa che è successo forse solo per il mostro di Firenze, un appello dei carabinieri chiedendo che l’autore di quella missiva o chi ha elementi si faccia avanti. Sulla scorta di quell’appello, la famiglia ha deciso di cercare anche lei di dare una mano, visto che nessuno si vuole mai esporre, pensando di collocare quelle buchette postali”.
"Omertà in un paese di 4mila anime"
Sono passati oltre 35 anni e arrivare alla verità diventa sempre più difficile, in una comunità che mantiene la scelta del silenzio su questa vicenda. “Ancora oggi – sottolinea l’avvocato Bianchi – con la maggior parte dei protagonisti che sono morti, ci sono persone che piuttosto che dire quello che sanno si fanno incriminare e mandare a processo per false dichiarazioni”, otto sono gli indagati. “Luca Branchi cerca ancora gli autori dell’omicidio – non può essere stata solo una persona a fare questo”.
Le testimonianze reticenti
In mano la Procura ha la lettera anonima e le testimonianze raccolte, frutto di un’intensa attività investigativa, con numeri incredibili: sono state raccolte le dichiarazioni di 229 persone, 205.000 le conversazioni intercettate, pari a 11300 ore di ascolto, ricordava l’Arma nella nota del novembre scorso. “Un’attività seria, portata avanti dal 2014 a oggi in maniera serrata”, riconosce l’avvocato di Luca Branchi. “Willy è stato trovato nudo, ucciso con un colpo di proiettile sotto lo zigomo con una pistola da macello. Fa male pensare che sia accaduto in un paese di meno di quattromila anime, e che questa cosa possa succedere e nessuno abbia il coraggio di dire chi è stato”.
Nella vicenda dell’omicidio di Willy Branchi non è mancato l’impegno della giustizia, è mancata la solidarietà umana.