Bimba nata morta all'ospedale di Cona: i genitori risarciti sette anni dopo

diDavide Soattin

Alla donna, al settimo mese di gravidanza, fu consigliato il parto indotto. Da anni la famiglia chiede chiarezza nella tempistica. Riconosciuta la responsabilità dell'ospedale

Sette anni. Tanti ce ne sono voluti alla famiglia di Nicole, bimba nata morta all’ospedale di Cona a gennaio 2017, per ottenere il risarcimento danni richiesto all’azienda ospedaliera universitaria di Ferrara. La vicenda è arrivata a una svolta decisiva all'inizio di febbraio, quando l'ospedale ferrarese ha deciso di non impugnare la sentenza del tribunale di Ferrara con cui, a novembre 2023, era stato deciso un risarcimento di 248mila euro.

Il ricovero in due ospedali

La situazione era precipitata nel giro di quarantotto ore, quando la madre della bimba, una donna residente in provincia di Rovigo e al settimo mese di gravidanza, il 13 gennaio 2017 aveva iniziato a sentire che la piccola che portava in grembo si muoveva poco. Così, spaventata per quella riduzione di vitalità, in un primo momento decise di andare all’ospedale di Legnago per un primo controllo. Essendo però quel centro sprovvisto di una terapia intensiva neonatale, fu indirizzata in un ospedale più attrezzato e la sua scelta ricadde su Cona. Lì, al suo arrivo, venne sottoposta ad accertamenti e, con lei, anche la bimba. Poi però, in serata, i sanitari decisero di procedere col parto indotto dopo che non avevano più avvertito il battito cardiaco della piccola Nicole. La bimba infatti nacque già morta. Da qui la denuncia della famiglia contro i medici dell’ospedale ferrarese con l’obiettivo di fare chiarezza soprattutto sulle tempistiche utilizzate dagli operatori sanitari in quegli attimi. Per i familiari, il parto indotto era stato deciso troppo tardi e con una maggiore tempestività di intervento si sarebbe potuta salvare la vita alla piccola Nicole. 

Il risarcimento danni

Il primo agosto 2017 iniziò così l’iter per il risarcimento dei danni con l’inoltre di una richiesta formale. Quest’ultima però fu respinta dal Comitato Valutazione Sinistri Unico dopo che, l’11 novembre dello stesso anno, la relazione medico legale interna «non rappresentava criticità nell’operato dei curanti». La famiglia però non si diede per vinta e nel febbraio 2019 presentò un ricorso per svolgere un accertamento tecnico preventivo che, il 3 gennaio 2023, data in cui furono depositati i risultati, arrivò ad accertare «la responsabilità dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara». Le conclusioni rappresentarono quindi un punto di svolta nella battaglia giudiziaria della famiglia a cui, il 15 novembre scorso, a seguito del ricorso depositato, il tribunale di Ferrara ha dato ragione, risarcendone i danni.

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11 marzo 2024 ( modifica il 11 marzo 2024 | 13:51)

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