Mosca, le voci dei superstiti: “Prima hanno sparato alle guardie, poi al pubblico”

«Hanno la barba», dice un ragazzo, ancora sconvolto, appena messa la testa fuori dalla sala concerto. «Sono quattro o cinque», riferisce un altro dei sopravvissuti alla strage, gli occhi fuori dalle orbite. «Sembrano combattenti bene addestrati», aggiunge in lacrime un terzo. Sono le prime voci dall’inferno di Mosca. Raccontano sui social e alle agenzie di stampa uno dei peggiori attacchi terroristici sofferti dalla Russia nei venticinque anni al potere di Vladimir Putin. Parole concitate, affidate al canale Telegram, a X (l’ex-Twitter), a siti nazionali e stranieri. Insieme alle immagini riprese con i telefonini dalle centinaia di spettatori intrappolate nell’edificio, ricreano l’incubo del 2002 nel teatro Dubrovka della capitale russa per mano di militanti ceceni e simili momenti di terrore negli ultimi anni a Parigi, Londra, Nizza, Bruxelles.

«Ero nella lobby, quando li ho visti arrivare», ricostruisce la scena un giovane superstite. «Hanno cominciato a sparare sulle guardie all’ingresso e sulle persone che stavano entrando», continua. Un video postato su Telegram mostra il momento: gli aggressori che avanzano distanziati l’uno dall’altro, il fucile mitragliatore in mano, sparando raffiche di colpi in ogni direzione. I primi cadaveri sulle porte di vetro, proprio sotto la scritta in inglese della sala concerto, Crocus City Hall, dove stavano per esibirsi i Piknik, veterano gruppo rock moscovita. Alcuni giovani miracolosamente risparmiati, inginocchiati a terra, contro un muro esterno, le mani alzate a implorare pietà. Altri corpi sul piazzale. «Poi gli uomini armati hanno bloccato l’ingresso», continua il medesimo ragazzo.

Un altro video riprende l’azione che prosegue all’interno: spettatori che salgono e scendono le scale della sala per prendere posto, l’improvvisa irruzione degli aggressori in armi, le esplosioni, tutti che si gettano sul pavimento, tentando di farsi scudo con le poltroncine. Ma qualcuno coraggiosamente continua a filmare: si vedono gli aggressori che sparano a bruciapelo, da vicino, sempre più vicino. Poco dopo, in un angolo del palcoscenico, una ragazza striscia per terra cercando di uscire dalla sala. Il video si interrompe. Chissà se ce l’ha fatta.

Mosca, sparatoria alla sala concerti: la fuga dei superstiti sul ponte

Arriva Andrej Vorobiov, governatore della regione di Mosca: «Sono qui, sto organizzando i soccorsi e l’operazione di salvataggio», assicura in tivù. Venti minuti più tardi, un filmato riprende le forze speciali che entrano nell’edificio. Ma nel frattempo gli assalitori hanno dato fuoco al palazzo. «Abbiamo tirato almeno cento persone fuori dai sotterranei», dice un pompiere. «Ce ne sono altrettante sul tetto», risponde un collega. Ben presto, le fiamme avvolgono gran parte del complesso, una delle più grandi sale concerto di Mosca, costruita appena fuori dal Bolscioj Kalzò, il Grande Anello, come i cittadini della capitale chiamano la circonvallazione esterna: posizione ideale per parcheggiare, magari dopo avere fatto acquisti e cenato nell’adiacente centro commerciale. La nuova Mosca, ricca e futuristica, promessa da Putin. Ora è diventata un inferno di fiamme e di fumo. «Un ricatto per intimidire e destabilizzare la nostra società», era stato il commento del capo del Cremlino a metà marzo, sul monito dell’ambasciata americana circa un attacco terroristico a Mosca contro “assembramenti di folla, incluse sale concerti” nelle successive 48 ore. Le informazioni delle spie Usa si sono rivelate giuste: solo in lieve ritardo. «È crollato il tetto, viene giù tutto», si dispera adesso uno dei genitori accorsi a cercare i propri figli. Avevamo visto le stesse scene alla Manchester Arena, nel 2017. Davanti al terrorismo, tutto il mondo è paese.

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