Roma — Il vaso scoperchiato dalla procura di Perugia pare non avere fondo. Nel corso delle indagini avviate nell’aprile 2023 dopo la denuncia del ministro Guido Crosetto, gli episodi di presunto dossieraggio ai danni di politici e personaggi pubblici del mondo dell’imprenditoria, della finanza e dello sport si sono moltiplicati a dismisura. Sono diverse centinaia e probabilmente quelli ancora da scoprire sono altrettanti. Sono stati aperti e spiati anche i conti correnti e il 740 delle vittime. E lo scandalo travolge un nome importante della nostra magistratura, quello di Antonio Laudati, l’ex procuratore capo di Bari (indagò sulle ragazze offerte a Berlusconi da Giampi Tarantini) e attuale sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia.
Le accuse
Laudati ha ricevuto il mandato a comparire dalla procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone. È accusato di accesso abusivo a sistemi informatici e banche dati, falso e divulgazione di informazioni riservate, in concorso col maresciallo della Finanza Pasquale Striano, fino a qualche mese fa in servizio presso la Dna. La Direzione nazionale antimafia per motivi di ufficio riceve dagli istituti bancari e dagli altri operatori finanziari migliaia di Sos, le Segnalazioni di operazioni sospette: sono segnalazioni grezze, aventi ad oggetto passaggi di denaro tracciati che, per entità della cifra o per le circostanze in cui sono avvenuti, potrebbero essere indicativi di attività illecite o di riciclaggio.
Potrebbero, ma non è detto, perché la maggior parte delle volte mostrano una transazione totalmente lecita, per cui serve sempre un investigatore che le valuti. Le Sos, per capire questa storia, sono un dettaglio cruciale, e vedremo tra poco perché.
Interrogatorio disertato
A Laudati vengono contestati quattro casi di dossieraggio, alcuni anche non strettamente legati a personaggi pubblici. I pm di Perugia non hanno potuto ascoltare la sua versione dei fatti perché Laudati, come è suo diritto in qualità di indagato, non si è presentato all’interrogatorio. «Sono sicuro di poter chiarire tutto», ha però detto a Repubblica.
Il ruolo di Striano
Lo stesso mandato a comparire è arrivato a Striano, al centro dell’inchiesta perché era lui che, secondo l’accusa, talvolta anche su richiesta di soggetti esterni e per motivi che esulavano del tutto dal mandato, accedeva alle banche dati nazionali e confezionava dossier su politici e vip, che poi finivano regolarmente ad alcuni giornalisti (ce ne sono almeno tre sul registro degli indagati) o ad altri soggetti «beneficiari delle informazioni riservate». Gli addebiti a carico del maresciallo sono tali e talmente corposi che il suo avvocato difensore gli ha consigliato di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma a quanto risulta, l’inchiesta è ampia e tra le vittime del presunto dossieraggio ci sono nomi noti: da Crosetto appunto (un quotidiano aveva pubblicato i compensi ricevuti da Leonardo, quando non era ancora ministro), a Ignazio Larussa, Daniela Santanché, Denis Verdini, Matteo Renzi, Francesco Totti e il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina.
Il maresciallo Striano, al momento della perquisizione della sua abitazione, si è dichiarato innocente. Ha negato irregolarità e ha provato a scaricare sulle modalità con cui era organizzata la sezione della Dna preposta a tali ricerche, guidata fino a poco tempo fa da Laudati. Le indagini degli inquirenti perugini si estendono a un arco di tempo che va dal 2019 a pochi mesi fa, quando Striano è stato allontanato dal procuratore antimafia Giovanni Melillo, il quale ha riorganizzato la sezione affidandola al controllo di tre sostituti, proprio per evitare abusi. Melillo sta lavorando con Cantone all’indagine.
Centinaia di accessi illeciti
I casi di accesso ritenuto illecito sono, come detto, diverse centinaia. Gli inquirenti li ritengono abusivi perché a monte non avevano una segnalazione di operazione sospetta che li giustificasse. Perché allora venivano compiuti? Tre le ipotesi: veicolare le informazioni alla stampa, come in diversi casi è successo, in modo da creare un danno allo spiato; trasformarle in notizie di reato e dare così l’input a un’inchiesta giudiziaria che altrimenti non sarebbe partita; fornire i dati riservati a soggetti terzi, per scopi illeciti. «L’obiettivo era comunque colpire dei nemici» ragiona un investigatore. Talvolta Striano, per motivare la sua intensissima attività sugli archivi statali dal pc del suo ufficio alla Dna e anche da altri terminali alla Guardia di Finanza, diceva: «Sto seguendo una pista».