Uss, Nordio manda a processo i giudici «archiviati»

diLuigi Ferrarella

I domiciliari, poi l’evasione. Il ministro ribalta al Csm la scelta della Procura generale della Cassazione

Il «gup» Nordio «rinvia a giudizio» davanti al «tribunale» disciplinare Csm i tre giudici di Corte d’Appello milanesi del caso Uss. I magistrati che il 25 novembre 2022 (dopo 40 giorni di carcere in attesa dell’estradizione chiesta dagli Stati Uniti) misero agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico l’imprenditore russo Artem Uss, evaso poi il 22 marzo 2023, saranno infatti processati dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura per quella loro ordinanza, tacciata di «grave e inescusabile negligenza» dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Lo ha deciso direttamente il Guardasigilli, che, contraddicendo l’impegno proclamato l’anno scorso di rispettare le determinazioni che il Procuratore Generale della Cassazione avesse poi maturato sulla già rara azione disciplinare avviata nell’aprile 2023 appunto dal ministro, ha invece ribaltato la «richiesta di non luogo a procedere» formulata un mese fa dalla Procura Generale di Cassazione guidata da Luigi Salvato: e, esercitando una facoltà riconosciuta al Guardasigilli dall’ordinamento ma quasi mai utilizzata dai ministri della Giustizia, ha disposto davanti al Csm l’imputazione coatta a carico dei giudici Monica Fagnoni, Micaela Curami e Stefano Caramellino.

La scelta è destinata da un lato a rinfocolare le polemiche per il fatto che giudici vengano per la prima volta mandati a processo disciplinare dal ministro della Giustizia per non avere, a suo avviso, «opportunamente ponderato» circostanze che, sempre a suo avviso, «avrebbero potuto» portare a una decisione diversa; e, dall’altro lato, crea le premesse di un altro inedito, perché la Procura Generale di Cassazione, essendo l’organo che rappresenta l’accusa nei disciplinari, dovrà decidere se sostenere in giudizio la volontà politica espressa dal ministro, o ribadire la propria valutazione del 7 maggio. E cioè che quell’ordinanza fosse «sintetica», ex post magari anche «criticabile» perché «non compiutamente ragionevolmente attenta al complessivo contesto» e «non implausibilmente viziata» nell’apparato motivazionale; ma «resa nel perimetro» di legge e «sufficiente ad escludere» nei giudici la «grave inescusabile negligenza» unica fonte di responsabilità disciplinare in una decisione. Dopo l’estate celebrerà dunque il processo la sezione Csm composta dal vicepresidente Pinelli e altri 5 consiglieri (un laico eletto dal Parlamento, una toga di Cassazione e tre di merito). Gli esiti saranno o proscioglimento o condanna a sanzioni lungo una scala che comprende ammonimento, censura, perdita di anzianità, sospensione dalle funzioni da tre mesi a due anni, rimozione.

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6 giugno 2024

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