Il discorso di Trump dopo la condanna: «Viviamo in uno Stato fascista». Biden: «È una minaccia per la democrazia»

diRedazione Esteri

L'ex presidente ha parlato davanti ai giornalisti nell'atrio della Trump Tower di New York: «Un processo farsa, è stata una condanna politica». Il commento di Biden su X: «Trump sta minacciando la nostra democrazia»

Former US President and Republican presidential candidate Donald Trump speaks during a press conference after being found guilty over hush-money charges at Trump Tower in New York City on May 31, 2024. Donald Trump became the first former US president ever convicted of a crime after a New York jury found him guilty on all charges in his hush money case, months before an election that could see him yet return to the White House. (Photo by ANGELA WEISS / AFP)

La conferenza stampa di Trump alla Trump Tower (Afp)

L'atrio di marmo e oro è lo stesso dove nove anni fa annunciò che si sarebbe candidato per la nomination repubblicana alle presidenziali del 2016. Oggi, Donald Trump ha parlato di nuovo dalla sua «casa», la Trump Tower sulla Quinta a New York, poche ore dopo la condanna penale nel processo sui suoi pagamenti illeciti alla pornostar Stormy Daniels. Il tycoon, che sfiderà di nuovo Joe Biden a novembre, è stato riconosciuto colpevole per tutti e 34 i capi di imputazione

Nella conferenza stampa che ha convocato questa mattina, mentre sul marciapiede si assiepavano i suoi fan con cartelli del tono «O Trump o morte», l'ex presidente ha attaccato tutti: il giudice che lo ha condannato, il procuratore che ha condotto le indagini, i testimoni, Joe Biden. Anzitutto, il processo «è una farsa, una truffa» ha ripetuto per l'ennesima volta Trump, che ha assistito a tutte le udienze in tribunale. Ha sostenuto che il giudice non avrebbe avuto il diritto di indagare su reati di quel tipo (una falsità), che il suo ex avvocato Michael Cohen - che nel 2016 si occupò in prima persona del versamento di 130 mila dollari a Stormy Daniels perché tacesse sulla sua relazione con il tycoon, e che poi gli ha voltato le spalle testimoniando contro di lui - è «una persona disgustosa e spregevole». Ha attaccato tutti i testimoni, aggiungendo che gli sarebbe piaciuto testimoniare (era un suo diritto, non lo ha esercitato), ma temeva che le domande del procuratore sarebbero scese troppo nel dettaglio. 

Ha ripetuto che «tutto il processo non ha avuto niente a che fare con la giustizia» e che «è stata tutta una questione politica». Infine si è scagliato contro Joe Biden, «il branco di fascisti che lo sostiene» e il dipartimento di Giustizia: avrebbero, secondo Trump, manovrato il processo perché finisse con una condanna. 

Il processo che si è concluso ieri a New York è uno dei quattro procedimenti penali che coinvolgono The Don: proseguono quelli ad Atlanta e a Washington per il tentativo di ribaltare il voto delle elezioni del 2020 e quello in Florida, in cui è accusato di aver conservato illegalmente nella sua tenuta di Mar-a-Lago dei documenti top secret. Ma nessuno di questi altri tre processi dovrebbe arrivare a sentenza prima del voto del 5 novembre. 

31 maggio 2024 ( modifica il 31 maggio 2024 | 18:56)

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