La decisione di sospendere le lezioni il 10 aprile, in occasione della festa di fine Ramadan, è stata “vissuta con massima tranquillità nel nostro contesto scolastico” ma la polemica scaturita nei giorni scorsi, quando la notizia si è diffusa, ha fatto degenerare la situazione. “Vedo purtroppo minata la mia sicurezza per le minacce e gli insulti che sto ricevendo per aver messo in atto una delibera degli organi collegiali” afferma Alessandro Fanfoni, preside dell’istituto comprensivo Iqbal Masih, nell’annunciare che non rilascerà ulteriori dichiarazioni.
“Non me la sento di parlare in questo momento” aggiunge il preside, che nei giorni scorsi aveva spiegato di aver preso la decisione guardando alla specifica realtà dell’istituto, frequentato per il 40 per cento da studenti di fede islamica, e all’esperienza degli anni passati, quando in occasione della festa di fine Ramadan è capitato che in alcune classi fossero presenti solo tre o quattro studenti.
Dopo le polemiche sollevate da diversi esponenti della Lega - dal segretario e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, all’eurodeputata Silvia Sardone – sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha chiesto “agli uffici competenti del Ministero di verificare le motivazioni di carattere didattico che hanno portato a deliberare la deroga al calendario scolastico regionale e la loro compatibilità con l'ordinamento”.
La decisione dell’Iqbal Masih – presa dal consiglio d’istituto lo scorso 19 maggio – rientra nell’autonomia della singola scuola, che per restare chiusa il 10 aprile ha anticipato di un giorno l’inizio delle lezioni a settembre.
"È solo un giorno, non capiamo che problema ci sia, solo perché lo dice Salvini?" hanno detto gli studenti fuori dall'istituto comprensivo. Nel gruppetto di una decina di rhazzi di seconda media, molti stranieri e qualche italiano, il pensiero comune è che non ci sia "nulla di male a fermare le lezioni per permettere alle famiglie di festeggiare la fine del Ramadan".
Questa è "la decisione giusta, i telegiornali però sono contro di noi, lo sappiamo - afferma un giovane studente. "Noi qui siamo il 50 per cento della popolazione, e chiediamo di poter festeggiare un solo giorno l'anno" commenta Nasser, originario del Bangladesh e titolare di un bar a Pioltello.
"Io ho cresciuto i miei figli nel rispetto di tutte le religioni. Siamo in Italia e dobbiamo rispettare regole e tradizioni ma cosa può causare un giorno di chiusura per la nostra festa? Immaginate - conclude - se tutti i musulmani decidessero di astenersi dal lavoro per più giorni, si fermerebbe tutto".