Roma — È il protagonista dell’ultimo scandalo italiano, il principale indagato dell’inchiesta perugina su spioni e spiati, sui dossier confezionati e sulle informazioni riservate ottenute abusivamente e finite chissà dove. Al momento Pasquale Striano sembra essere al centro di tutto. Una pedina manovrata da qualcuno, secondo il vicepremier Antonio Tajani. Oppure il «coordinatore» di un pool, come spiega il procuratore Raffaele Cantone, che sta indagando sul conto del finanziere. Sicuramente è «uno che era curioso di vedere fatti altrui», dice il magistrato.
È difficile anche per gli investigatori più navigati decifrare i comportamenti di un uomo che scarica 33.528 file dagli archivi dell’Antimafia e compulsa le banche dati circa 10 mila volte in tre anni, anche per avere informazioni su sé stesso e sulla moglie. Una quarantina di operazioni al giorno. “Dossier pre-investigativi”, li chiama Striano coniando un’inusuale attività che, spesso, veniva annotata in un diario, un registro elettronico che lui stesso ha consegnato ai magistrati difendendo il suo lavoro. Una mossa anomala, per una persona descritta come una sorta di spione abusivo al servizio di qualche potere. Ma Striano è così sicuro della regolarità delle sue operazioni che è stato lui stesso a far capire quanto era profonda la falla, raccontando nitidamente ai pm romani ciò che faceva. L’inchiesta, almeno nei contorni più rilevanti, è nata proprio così: dalle parole del finanziere, altro fatto singolare, un ulteriore enigma.
Striano, 59 anni appena compiuti, una ex moglie, tre figli e una relazione più recente, negli archivi notarili compare come «impiegato», «coniugato in regime di separazione dei beni», ma per i colleghi della finanza è il luogotenente Striano, «uno che di mafia si occupa da 25 anni». Tra i corridoi della Direzione Nazionale Antimafia invece è, o meglio era, il responsabile del gruppo Sos, un luogotenente che è arrivato al vertice di un importante ufficio della procura Antimafia dopo anni trascorsi lavorando sulle mafie, da Sud a Nord.
È dagli anni ’90 che il finanziere si occupa di criminalità organizzata. Si era fatto notare lavorando sulle storiche organizzazioni criminali meridionali, poi sulle loro ramificazioni in Emilia, dove la ‘Ndrangheta faceva affari. Per questo una quindicina di anni fa era entrato tra le fila della Dia. Laurea in legge acquisita mentre scalava i ranghi della Guardia di Finanza, Striano di mafia ne capiva. Non per la tesi di laurea dedicata all’argomento, ma per l’esperienza ventennale. La stessa che gli ha permesso di entrare alla Dna, in quota Dia, dove nel 2016 è arrivato a varcare la porta di uno degli uffici più delicati, quello dedicato alle Sos, le segnalazioni di operazioni sospette.
La sua carriera sembrava inarrestabile. Lavoro, studio, esami e gradi. Così nel 2018 arriva al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e in questa veste continua a lavorare per la Dna. La settimana la trascorreva così: tre giorni in via Giulia, nella sede dell’Antimafia, e altri tre tra gli uffici del Valutario, dove di fatto lavorava sempre per la Dna.
Poi a casa. Striano ha sempre scelto di vivere alle porte di Roma. Già negli anni ’90, dicono gli archivi, aveva comprato un appartamento a Ciampino con la prima moglie. Entrambi, nei rogiti notarili, risultano «impiegati», «coniugati in regime di separazione dei beni». Il prezzo di acquisto è di 100 milioni di lire, ha scoperto Open rivelando che per ottenere la somma, la coppia ha acceso un mutuo, poi estinto nel 1999 vendendo la stessa casa.
Striano scompare dai radar catastali per riapparire nel 2021, quando l’inchiesta sulle informazioni rivelate è alle porte. Ma lui ancora non lo sa. E compra una seconda casa, all’asta, il 29 aprile, sul lungomare di Anzio. La circostanza non sarebbe rilevante se non fosse che agli atti sono finite anche ricerche, sempre compiute da Striano, che sembrerebbero collegate all’acquisto dell’immobile. Nelle carte si parla di «informazioni fiscali concernenti la moglie» e anche una persona con lo stesso cognome della donna. Sono registrati accessi abusivi anche per consultare informazioni su Giulio Santarelli, l’ex proprietario dell’appartamento sul litorale laziale. Santarelli non è un nome come tanti. Nulla di sospetto ma coincidenza vuole che in quei 5 vani acquistati da Striano e compagna, in passato ci avesse vissuto anche Santarelli, socialista laziale, ex sindaco di Marino, eletto anche come presidente della Regione Lazio e arrivato poi alla Camera con incarichi da sottosegretario durante i governi di Bettino Craxi, Giovanni Goria e Ciriaco De Mita, prima di diventare un imprenditore e abbandonare l’appartamento, lo stesso dove adesso Striano, fuori dalla Dna dal novembre scorso e dalla finanza qualche mese dopo, si è ritirato.