Battute, richieste fuori luogo, commenti non voluti, molestie, abusi. Dal Piemonte alla Calabria. I racconti delle violenze subite da alcune studentesse dell’Università di Torino stanno portando a galla un enorme sommerso. In meno di 24 ore, il questionario che l’Unione degli Universitari ha rivolto agli studenti ha ricevuto oltre 200 risposte da circa 60 atenei diversi. “E continuano ad arrivare senza sosta – spiega il responsabile della comunicazione, Simone Agutoli –, ponendoci davanti a un quadro di molestie e violenze diffuse, soprattutto da parte di compagni di corso o docenti universitari”.
Abbracci, approcci verbali e violenza
“Pensi che l'ateneo in cui studi sia un luogo sicuro?” è una delle domande poste nel modulo online. La risposta, per tantissimi, è no. Per chi li attraversa gli spazi universitari non sono affatto privi di pericoli, perché è troppo facile diventare oggetto molestie o violenze verbali e fisiche. “Un dipendente addetto alla sicurezza si è sempre mostrato troppo amichevole nei miei confronti: mi chiamava ‘cara’ o ‘bambina’, a volte mi abbracciava. Quando ho messo per la prima volta una gonna mi ha appellata come ‘bella figa’. Non sono stata più tranquilla da allora”. Questa e le altre quaranta testimonianze lasciate al questionario sono resoconti di situazioni fin troppo ordinarie. Durante un tirocinio in ambulatorio, racconta un’altra studentessa, “il professore mi fa i complimenti dicendomi: ‘si vede che sei brava a tenere in mano i ****, quanti ne hai presi, sembri esperta’. Poi mi invita a pranzare con lui. Rifiuto e lui ci tiene a sottolineare: ‘guarda che pago io’.
Sempre più molestie dal personale universitario
Da tempo gli sportelli e i centri antiviolenza universitari ricevono sempre più segnalazioni. Non solo di violenze tra pari, ma anche nei rapporti di potere asimmetrici. “Solo nell’ultimo mese sono arrivate da noi cinque o sei studentesse dallo stesso dipartimento. Tutte avevano subito molestie da un docente che insegna lì da anni”, riferisce la studentessa Rachele Abballe, che lavora al Centro Antiviolenza Sara di Pietrantonio di Roma Tre. “Quello che però manca molto spesso – ragiona – è la consapevolezza che si tratti davvero di una violenza: tante ragazze ci raccontano di carezze, abbracci o frasi inopportune, ma tendono a normalizzarlo”.
Da quando ha aperto a ottobre 2022, lo sportello antiviolenza dell’Università di Bologna ha accolto in tutto 80 richieste di supporto, cinque delle quali arrivate dopo una molestia da parte di un docente. “Queste situazioni emergono con più fatica – dice Giulia Nanni, responsabile dello sportello gestito da Casa delle donne -, ma qualche segnalazione sta arrivando anche da noi. Nessuna violenza fisica, solo atteggiamenti sgradevoli”. Anche all’ateneo di Venezia, un’indagine anonima aveva fatto emergere “una serie di attenzioni inappropriate messe in atto da alcuni docenti, come battute, abbracci, contatto fisico”, riferisce la consigliera di fiducia delle Università di Verona, Brescia e della Politecnica delle Marche, Francesca Torelli.
Il boom di richieste dopo il caso Cecchettin
Ma più in generale, il detonatore che ha fatto schizzare le richieste di supporto è stato il femminicidio di Giulia Cecchettin. “In media si rivolge a noi una nuova studentessa ogni settimana. Nel mese di novembre ci hanno contattate in quindici, concentrate soprattutto nei tre giorni successivi al ritrovamento del cadavere della studentessa”, dice Nanni. Quasi la metà delle violenze segnalate è di tipo sessuale, il 42% è psicologica e il 14% è fisica.
Allo stesso modo la vicenda “ha avuto l’effetto di contribuire a sensibilizzare maggiormente i vertici delle università – riferisce Torelli -. Non tanto rispetto a fatti eclatanti, ma sull’importanza di imparare a leggere i segnali deboli e non sottovalutare ‘battute’, ricerca di contatto fisico all’apparenza innocuo”.
Le risposte degli atenei alla violenza di genere sono ancora disomogenee: sono 50 le università statali ad avere una consigliera di fiducia, 13 in più dell’ultima mappatura realizzata da “Repubblica” due anni fa. La più penalizzata è la Campania, ma in generale tutto il Centro-Sud. Molte di queste università non hanno nemmeno uno sportello antiviolenza: “Un presidio fondamentale che riesce a intercettare le ragazze già da giovanissime e spesso quando le violenze sono ancora in fase embrionale”, sostiene la responsabile dello sportello di Unibo.
Il problema delle segnalazioni anonime
Ma anche dove la consigliera di fiducia è prevista, uno dei problemi è che “la segnalazione anonima rende quasi impraticabile l’avvio di procedimenti disciplinari, salvo non vengano fornite altre prove oggettive oltre alla testimonianza del soggetto” spiega Torelli. Nel 2022, ricorda, “è stato avviato un procedimento disciplinare con relativa sanzione, ma solo perché la vittima aveva già in programma di cambiare ateneo e non temeva comportamenti ritorsivi dal soggetto molestante”. La maggior parte delle testimonianze, infatti, si accoda Abballe, “sono anonime perché si teme di non essere credute e di venire ostacolate nella carriera universitaria”.
“È comprensibile e umano – conclude la consigliera di fiducia -, ma il mio appello è: non siamo più sole. E anche se ci sentiamo forti e capaci di sopportare, o se ci sentiamo annichilite e deboli, è fondamentale rivolgersi subito a figure di garanzia che possono guidare nel percorso di emersione”.