"L'identificazione delle persone è un'operazione che si fa normalmente nei dispositivi di sicurezza per il controllo del territorio. Mi è stato riferito che il personale che aveva operato non avesse piena consapevolezza". A dirlo è il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, commentando l'identificazione da parte della Digos a Milano di un gruppo di persone che ieri, domenica pomeriggio, commemorava l'oppositore russo Navalny.
"E' capitato anche a me nella vita di essere identificato, non credo che sia un dato che comprime una qualche libertà personale", ha concluso il ministro.
Ieri in corso Como, sotto la targa in ricordo di Anna Politkovskaya, la giornalista russa anche lei dissidente perseguitata da Putin, una dozzina di persone si erano riunite per un momenti di ricordo. Una pattuglia di passaggio, e destinata a un altro servizio, si era fermata vedendo delle persone davanti alla targa commemorativa e aveva chiesto loro i documenti.
Un caso che ricorda l’identificazione alla Scala, per la Prima del 7 dicembre, del loggionista Marco Vizzardelli, che aveva gridato dopo l’esecuzione dell’Inno di Mameli “Viva l’Italia antifascista” e per questo era stato identificato dalla Digos presente in teatro.
A seguito di questo incidente, il senatore Pd Filippo Sensi ha proposto subito un’interrogazione parlamentare al ministro degli Interni Piantedosi. «Chiederemo conto di che Paese siamo», aveva detto ieri l’esponente dem. Che oggi rincara: "Se per Piantedosi identificare persone che portano un fiore per Navalny è normale, prendere documenti e generalità non comprime le libertà personali, allora il problema non sono gli agenti e l'abuso di potere in uno stato di diritto. Il problema è Piantedosi".