Elvis, ciuffo, vocee rock’n’roll

di Marcello Parilli

Il mito di Presley a Mercanteinfiera: dischi e gadget di una rivoluzione

Elvis, ciuffo, voce

Lo scorso 8 gennaio, Elvis Presley, il camionista 19enne di Tupelo che negli anni ’50 cambi� la storia della musica pop e della cultura giovanile diventando il �Re del rock’n’roll�, avrebbe spento 90 candeline. Motivo pi� che sufficiente perch� Mercanteinfiera abbia deciso di dedicargli una delle sue mostre collaterali, uno di quegli spazi ormai classici di questo appuntamento dove collezionismo, storia e fenomeni di costume trovano una sintesi. La mostra (�The King: 90 anni dal mito di Elvis�, al Pad 4) � curata da Gabriele Olivieri, quarantenne di Novi Ligure, che a tredici anni rimase folgorato dalla copertina di un disco di Presley scovato su una bancarella parigina. Nacque cos�, quasi per caso, la sua collezione di vinili, locandine e gadget che ormai conta diverse centinaia di pezzi, alcuni dei quali saranno esposti a Parma in questi giorni.

Ma chi fu esattamente quel bellimbusto col ciuffo e la voce seducente che ancora oggi, schivando gli strali dei suoi numerosi detrattori, smuove la passione di fan vecchi e nuovi (nel 2022 il film �Elvis� di Baz Luhrmann ha guadagnato 289 milioni di dollari)? Elvis, nato nel 1935 in una famiglia modesta di origini scozzesi, era cresciuto in Mississippi, in quel sud degli States dove la popolazione di origine africana, per quanto affrancata dalla schiavit� da quasi un secolo, viveva segregata in quartieri-ghetto, vittima di pregiudizi ed episodi di razzismo pi� o meno violenti. Una comunit� nera che nella musica laica e religiosa, si trattasse di spiritual, gospel, blues o jazz, aveva trovato il collante pi� potente del proprio spirito identitario. Elvis, specie dopo che il padre era finito in galera per un assegno scoperto, si trasfer� in quartieri disagiati dove crebbe a contatto con questo ambiente artistico, assorbendone i colori dell’interpretazione. Di suo ci mise una voce fuori dal comune, un innato senso del ritmo e un’impressionante padronanza del palco (in un attimo sapeva passare da un’intensa ballad al gigioneggiare con il pubblico e la band).

La storia racconta che Elvis fu un vero e proprio progetto commerciale studiato a tavolino, ma il suo successo globale spiazz� totalmente i suoi stessi artefici. Il primo a fiutare l’affare era stato Sam Phillips, titolare della piccola Sun Records dove Elvis, curioso di ascoltare la sua voce su un disco, aveva registrato due brani per soli tre dollari. Phillips era un estimatore della musica afroamericana, ma sapeva anche che i bianchi, soprattutto nel Sud, non avrebbero speso un dollaro per dischi che non fossero country. Quando Phillips scopr� che la voce �nera� di Elvis apparteneva a un bianco, cap� di aver trovato la gallina dalle uova d’oro: le classifiche stavano aspettando esattamente quello, un mix tra country e musica nera accelerata, insaporito con movenze considerate scandalose dai benpensanti ma molto sexy dalle ragazze.

Sotto la guida del �colonnello� Parker, il controverso manager che lo accompagn� fino alla morte (un olandese con il vizio del gioco, abile negli affari quanto nel trattenere percentuali cospicue dei contratti), Elvis si trasform� in un fenomeno commerciale gigantesco, incidendo oltre 60 album di livello spesso discutibile e abbandonando progressivamente la musica per una carriera hollywoodiana intensa (gir� ben 33 film) quanto, alla fine, modesta.

La parabola discendente fu rapida e fin� nel peggiore dei modi, come in troppi esempi del sogno americano. Trasformatosi in una cover band di se stesso in abiti sempre pi� kitsch, il Re, lasciato dalla moglie Priscilla con la piccola Lisa Marie, si isol� a Memphis nella villa Graceland, i cui specchi riflettevano l’immagine di un uomo depresso, dipendente dai farmaci e sformato dagli eccessi alimentari. Mor� d’infarto nel 1977 a soli 42 anni.

Chi parla di un artista musicalmente ininfluente (non scrisse neanche un brano) dimentica che Beatles, Springsteen ed Elton John confessarono che senza di lui avrebbero fatto un altro mestiere. Ma fu soprattutto grazie al suo impatto che i giovani emersero per la prima volta come soggetto sociale e commerciale indipendente.

Come disse Leonard Bernstein, �Elvis � stata la pi� grande forza culturale del XX secolo. Ha introdotto il ritmo in tutto, musica, linguaggio, vestiti. Una nuova rivoluzione sociale, gli anni ’60, derivano da questo�. E il segno lasciato nella cultura popolare fu cos� profondo, che anni dopo la sua morte c’era ancora chi giurava di averlo visto ai bordi di una polverosa highway o seduto in un fast food.

Nella foto, una cartolina promozionale della Rca italiana


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6 marzo 2025 (modifica il 6 marzo 2025 | 07:31)

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