Ha avuto il tempo di dire solo tre parole: “non posso salire”. Poi si è trovato con una mano stretta al collo, in preda alla rabbia del cliente. “Mi ha detto che sono l’unico che non è voluto salire, e continuava a tenermi per la gola. Nel frattempo, mi minacciava e mi insultava”.
La colpa di Maurizio (il nome è di fantasia), rider tarantino, è di essersi opposto alla richiesta di portare la consegna direttamente nell’abitazione dell’acquirente. Hamburger e patatine. Che l’uomo, un quarantenne, desiderava al sesto piano di un palazzone del centro cittadino di Taranto. “Ma noi – ripete a cadenza regolare Maurizio - non possiamo salire nelle abitazioni”. Perché per lui, come per tutti gli operatori di settore, che il tempo sia denaro non è solo un’espressione proverbiale. Più tempo impiegato nella consegna, infatti, significa altro tempo da dedicare all’apertura di segnalazioni sulle piattaforme di riferimento. Dunque, meno tempo per le consegne e – l’equazione è presto detta - la rinuncia ad altre prenotazioni. Maurizio lo sa bene.
Mentre parla ha appena terminato le consegne della mattina. Sei, in totale. Una decina la media delle giornate. “A Taranto – spiega – non siamo ancora abituati. C’è sempre poca richiesta”. Le abitudini dei tarantini, Maurizio ha imparato a conoscerle da poco. Ha 54 anni, a lungo è stato parte delle migliaia di lavoratori impiegati nelle aziende private dell’indotto ex Ilva. Poi la chiusura della ditta lo ha costretto a cercare dell’altro. Con lui ci hanno rimesso una decina di colleghi. Da gennaio 2023 ha deciso di gettarsi nel mondo del delivery: rider a collaborazione fino a maggio 2023, quando ha aperto la partita Iva e ha iniziato a lavorare per Deliveroo. Da un mese, poi, anche con Glovo.
Il lavoro gli frutta circa 1.300-1.400 euro al mese. “Lordi – precisa – escluse tasse e spese”. Poco per una famiglia di cinque persone. “Ma per fortuna – aggiunge – mia moglie lavora e i miei ragazzi lavorano anche loro”. Domenica scorsa, come ogni giorno, era in servizio. Portava una consegna in centro città. Un ordine da 35 euro, con pagamento in contanti. Che lui attendeva di consegnare giù al portone del palazzo, mentre l’acquirente gli chiedeva di salire. “Io – racconta - sono abituato a chiamare il cliente con qualche minuto di anticipo e anche in questo caso l’avevo avvisato che in cinque minuti sarei arrivato. Lui voleva che salissi al piano. Ma gli avevo già spiegato che non ero tenuto a salire, dopodiché mi ha chiesto di lasciarlo in ascensore, ma io gli ho detto che non potevo perché c’era il pagamento in contanti”. Qualche minuto e il cliente scende. È un uomo robusto, al contrario di Maurizio, che è snello e alto 1 metro e 68. Gli ripete che non poteva salire, poi si ritrova con una mano stretta al collo, in un tripudio di insulti e minacce.
“Si pretende la consegna al piano, ma noi già siamo costretti a parcheggiare l’auto (a Taranto il delivery raramente usa le bici ndr), magari in doppia fila, a beccarci una multa, e con il traffico impieghi più tempo del dovuto. Ma poi anche i ragazzi stessi vengono educati a dire ‘non sono tenuto ad averla al piano con quello che pago’? Queste cose le senti anche dai ragazzini di 7-8 anni. Sicuramente lo insegnano i genitori. Anche in questo caso mentre mi afferrava al collo mi ha detto che ero l’unico che non era salito. Forse i miei colleghi più giovani salgono, magari per la mancia. Ma a me non interessa avere la mancia, il mio compito è quello di portare a buon fine la consegna”.
Alla fine l’uomo ha mollato la presa. Ha pagato e ha preso il resto, lasciando anche qualche centesimo in più a Maurizio. In aggiunta a un segno indelebile. “Adesso – dice – ho paura, ma continuo a fare il mio lavoro. In un anno e mezzo è la prima volta che mi succede una cosa del genere. Continuerò a lavorare cercando di avere più accortezze. Ma le piattaforme di delivery – tiene a precisare - devono già indicare nel momento in cui fanno l’ordine che noi non siamo tenuti a salire. Anche perché non siamo assicurati con l’Inail se succede qualcosa nel condominio in cui entriamo. Oltre al danno la beffa. Noi lavoriamo solo per portare a casa qualcosa”.